La danza macabra dei veleni nell’aria

Lo dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità  e denuncia l’esistenza di una vera e propria emergenza per la salute pubblica, soprattutto perché la presenza degli elementi inquinanti continua ad aumentare.

inquinamentoIl comunicato del 27 settembre scorso  afferma che nove persone su dieci vivono in aree dove i limiti ufficiali all’inquinamento sono sempre superati e quindi che milioni di persone si ammalano e muoiono per questa causa. Nel testo viene riportata una carta geografica che evidenzia tutti i paesi maggiormente colpiti da solfati, nitrati e particelle di carbone che penetrano in profondità nei polmoni e scatenato un ampia gamma di malattie mortali; le zone interessate  comprendono la Cina, l’India, l’Europa orientale, il medio Oriente e l’Africa. I dati che seguono nel documento dell’OMS sono stati riportati anche da “La Stampa “, preceduti da una foto dello smog a Torino nel 2015: “Nel 2012 l’Oms stimava che siano stati 6,5 milioni i decessi legati all’inquinamento indoor e outdoor: ogni nove persone che muoiono nel mondo, una cade anche per via di quello che ha inalato. Circa il 90% delle morti riguardano Paesi a reddito medio-basso, e i due terzi si registrano nel Sudest asiatico e nel Pacifico occidentale.

Il 94% dei decessi è dovuto a malattie non trasmissibili: malattie cardiovascolari, ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva e cancro ai polmoni. A pagare maggiormente il prezzo dell’inquinamento è la Cina: nel 2012 sono stati 1,03 milioni i cinesi morti per cause riconducibili alla scarsa qualità dell’aria. La seguono nella triste classifica l’India (621 mila) e la Russia (140 mila). In Italia le morti si attestano intorno alle 21mila, di cui circa 6.400 per cancro ai polmoni, 5.800 per ictus, 8.300 per malattie cardiovascolari. La Penisola conta più vittime rispetto a Francia (11mila), Spagna (6.800) e Regno Unito (16mila). La Germania ne ha 26mila, la Polonia 26.600, l’Ucraina addirittura 54mila, ma non mancano le oasi felici come la Svezia, che arriva appena a 40. Nel resto del globo, in Usa l’aria inquinata fa 38mila vittime, in Giappone 30mila.” E il giornale aggiunge:” Un’aria sporca che causa vittime soprattutto nei paesi poveri e più esposti a fumi di combustibili, mezzi di trasporto inefficienti, centrali a carbone e rifiuti inceneriti. Sono tre milioni le morti associabili ogni anno all’inquinamento  atmosferico all’aperto, ma anche l’aria che si respira al chiuso, in casa e nel luogo di lavoro, può essere ugualmente letale”.

ilva3Il documento dell’OMS sottolinea anche il ruolo delle particelle conosciute come PM 2,5 e Pm10 e il fatto che solo a Londra l’anno passato sono morte almeno 10.000 persone per queste cause.  A questi dati, già abbastanza impressionanti, possiamo aggiungere quelli dell’Unicef per i bambini, pubblicati il 31 ottobre: “ Qualcosa come 300 milioni di bambini nel mondo, ovvero uno su sette, vivono in luoghi in cui l’inquinamento dell’aria è superiore di sei volte agli standard internazionali. L’allarme è dell’Unicef ed arriva a una settimana dall’inizio della nuova conferenza delle Nazioni Unite sul Clima, la Cop22, che è in corso a Marrakech, in Marocco dal 7 al 18 novembre.Secondo l’agenzia Onu, l’ambiente così inquinato è un fattore fondamentale nella mortalità infantile, causa seri danni fisici e impedisce addirittura un adeguato sviluppo del cervello. L’Unicef utilizzerà il prossimo tavolo di negoziato sul cambiamento climatico per lanciare un appello ai leader mondiali ad agire subito per ridurre la contaminazione dell’aria nei loro Paesi. «L’inquinamento atmosferico contribuisce in modo significativo alla mortalità di circa 600mila bambini sotto i 5 anni ogni anno e minaccia la vita e il futuro di milioni di altri», ha avvertito Anthony Lake, direttore esecutivo di Unicef. «L’inquinamento non danneggia solo i polmoni dei bambini, ma può anche attraversare la barriera protettiva del cervello e danneggiare in modo permanente lo sviluppo cerebrale e il loro futuro.

Nessuna società si può permettere di ignorare l’inquinamento atmosferico». Da immagini satellitari risulta che circa 2 miliardi di bambini vivono in aree in cui l’inquinamento atmosferico (da emissioni di veicoli, combustibili fossili, polveri, incenerimento da rifiuti) supera le norme minime di qualità dell’aria. L’Asia meridionale è l’area del mondo in cui il maggior numero di bambini vive in questo tipo di aree, seguita dall’Africa e le regioni dell’Asia orientale e del Pacifico.” Tutti questi dati confermano che il fenomeno dell’inquinamento dell’aria non è stato ancora modificato da misure incisive adottate dagli Stati maggiori inquinatori e che si tratta di una delle forme più pericolose per l’umanità, anche perché è ancora poco percepita come nei maggiori centri urbani. Già a maggio del 2016, quindi nel pieno dello svolgimento delle procedure di ratifica dell’Accordo di Parigi, l’ONU, attraverso l’UNEP, la sua Agenzia per l’Ambiente, ricordava che l’inquinamento generale del pianeta  (quindi non solo quello dell’aria che respiriamo) “uccide 234 volte più delle guerre”.

Il rapporto infatti ricordava che, nel 2012, 12,6 milioni di morti premature nel mondo sono da attribuirsi a condizioni ambientali degradate. In particolare,  842mila persone muoiono ogni anno per mancanza di acqua potabile, l’esposizione all’amianto ne uccide 107.000, e quella al piombo 654.000. Il rapporto cerca anche di mettere in luce gli effetti positivi determinati dall’Accordo di Montreal, che ha ridotto in misura consistente i prodotti refrigeranti contenuti nei frigoriferi e quelli degli areosol, però può dire soltanto che dal 2030 (!) “ci saranno ogni anno due milioni di casi in meno di cancro alla pelle e molti milioni in meno di cataratta”, mentre “l’eliminazione del piombo nella benzina ha evitato 1 milione di morti all’anno e ha portato a un risparmio di 2,45 trilioni di dollari, il 4% del Pil mondiale. Questi ultimi dati suscitano non poche perplessità, però introducono un elemento di analisi importante: quanto si potrebbe risparmiare per ogni misura di salvaguardia dell’ambiente, non solo nel settore sanitario? E quindi quanta parte delle spese necessarie per eliminare l’uso del carbone o per ridurre drasticamente l’uso dei combustibili fossili potrebbe in realtà essere compensata dal valore di una minore mortalità e da i molteplici effetti che ne deriverebbero per l’economia in tutti i Paesi. Ogni governo nei prossimi mesi dovrà dare una risposta a questo tipo di domande e prima lo farà correttamente, e più presto si potrebbero delineare delle prospettive migliori per gli esseri viventi sul pianeta.

Alberto Castagnola

fonte: comune-info.net