Ken Loach: «La sinistra riparta dalle esigenze dei lavoratori»

Riportiamo una parte dell’intervista di Gea Scancarello per Lettera43.it al regista Ken Loach.La socialdemocrazia neoliberista. Il falso mito della fine delle ideologie. L’egemonia delle imprese. La risposta all’immigrazione. Il regista britannico spiega il suo punto di vista sulla crisi storica del socialismo. Facendo chiarezza: «La terza via era di destra».

ATTENTI ALLA NON-SINISTRA. Dallo studio di Soho, dove sono nate le idee delle decine di film con cui l’81enne intellettuale ha costruito tanto la sua militanza quanto la coscienza di classe in un mondo in cui solo l’espressione suona sinistra, Loach parla con pazienza, ripetendo più volte i concetti cruciali, con una delicatezza nel tono e nei modi che stona con la durezza dei concetti che esprime. «Intanto capiamoci: il cosiddetto centrosinistra di sinistra aveva poco: era centrodestra. In Italia, come in Germania e in Francia, è fallito il progetto stesso della socialdemocrazia della Terza via, quella di Blair e Brown».

D. Perché?
R. Perché hanno supportato un progetto neoliberista. Sono stati appena un po’ meno aggressivi negli obiettivi dei neoliberisti puri, hanno mantenuto qualche protezione per i lavoratori, ma poca roba. Di base hanno criticato i lavoratori quando scioperavano per mantenere le proprie condizioni salariali e hanno chiuso ai sindacati. Hanno accettato l’idea che gli interessi delle multinazionali venissero prima di qualsiasi altra cosa, il che comporta condizioni pessime per i lavoratori e la privatizzazione dei servizi pubblici.

D. E poi?
R. Le condizioni di vita sono peggiorate e per la maggioranza delle persone è stato un disastro: i socialdemocratici, la sinistra, sono stati associati con quel disastro, la sinistra lo è stata. E nessuno è stato in grado di capire la rabbia della gente. Un fallimento totale, di cui l’Unione europea è complice.

D. In realtà molta di quella rabbia è stata capita, e sfruttata, da altri. 
R. Certo, la destra populista ha dato le sue spiegazioni: è colpa degli immigrati, è colpa delle corporation, venite da noi, noi vi ascoltiamo. Le loro semplici risposte sono diventate molto popolari. E ci ritroviamo con un’Europa in cui si contrappongono ormai solo la vecchia destra cristiana e l’estrema destra. E la colpa è dei socialdemocratici.

D. Però in Gran Bretagna in Labour va per tutt’altra strada. 
R. Noi siamo l’eccezione. Da noi, per via di un caso totalmente fortuito, quasi un incidente di percorso, il partito di sinistra ha eletto un leader che è molto più a sinistra di Blair. E la sua popolarità è diventata enorme: le iscrizioni al partito laburista son cresciute da 300 a 600 mila sotto Corbyn, un numero enorme.

D. Promettendo cosa?
R. Il loro programma prevede di fermare le privatizzazioni e di rafforzare i sindacati. C’è un piano di investimenti pubblici per riportare nelle mani dello Stato il servizio sanitario e l’energia. Non è una sinistra marxista, ma è una reale sinistra socialdemocratica. Personalmente, porterei ancora più in là molti dei loro progetti, ma è un inizio di ricostruzione della sinistra.

D. Molti lo bollano come eccessivamente radicale.
R. Onestamente, non vale nemmeno la pena di commentare, tanto è una critica lontana dal reale. Propaganda pura.

L’ideologia corrisponde a una certa visione della società, a come vorresti che fosse organizzata: se non ne hai una non puoi fare politica, perché la politica si basa su questo.

D. Lei parla di sinistra, ma c’è chi dice che sinistra e destra non esistano più, che le ideologie sono morte. Lo dice per esempio il M5S, in Italia. 
R. Che sciocchezza, le ideologie non possono sparire, sarebbe come abolire la scienza: non ha senso. L’ideologia corrisponde a una certa visione della società, a come vorresti che fosse organizzata: se non ne hai una non puoi fare politica, perché la politica si basa su questo.

D. Quindi qual è l’ideologia di chi dice di non credere alle ideologie?
R. Se dici che non segui un’ideologia, significa solo che non ne riconosci una e ti adatti a quella corrente, per cui il business è più importante di tutto il resto e la libertà è essenzialmente libertà di sfruttamento. Invece c’è un altro tipo di economia basata sui beni comuni e sul possesso comune, l’unico modo in cui si può assicurare dignità a tutti e che consente peraltro anche di programmare l’uso delle risorse ambientali.

D. La sinistra è presa tra due poli. Uno è la convinzione che sia fatta ormai solo di élite, per le élite. L’altra è che le posizioni più radicali siano superate, incongruenti con la modernità.
R. Bisogna partire da principi semplici, fondamentali. L’economia oggi gira intorno a chi possiede e guida le multinazionali: la faccia visibile del business, impegnata a macinare denaro. Gli altri sono i lavoratori, che cercano di aggrapparsi ai loro diritti. Di base, la destra sta col grande business, la sinistra con la working class, con i lavoratori. Il resto è propaganda, messa in circolo da chi vuole che le cose restino come sono.

D. La working class è cambiata molto, però. Gli operai oggi sono frequentemente più protetti dei giornalisti freelance, o delle partite iva, delle cosiddette “imprese individuali”.
R. Non credo che la working class sia cambiata poi così tanto. I freelance o le partite Iva sono lavoratori, no? Possono avere più autonomia, ma sempre lavoratori sono. Di nuovo, non facciamoci distrarre dalla propaganda. Il principio è semplice: se sei a disposizione del tuo lavoro, sei parte della working class. E la sinistra deve lottare per i tuoi interessi.

Loach 121121185831D. Come?
R. C’è bisogno di stipendi certi, di lavori sicuri, di assistenza sanitaria, di scuole per i ragazzi, di pensioni per quando si invecchia.

D. E come lo si ottiene?
R. Per offrire lavoro sicuro, non ci si può affidare al Big Business, ai grandi colossi: perché il loro interesse è soltanto pagare meno i lavoratori, quindi delocalizzare. Per creare un nuovo tipo di lavoro, credo che oggi si possa solo spingere sulle cooperative: i mezzi di produzione devono appartenere ai lavoratori.

D. Si ritorna a Marx!
R. Certo. L’essenza del socialismo: il lavoratore possiede i mezzi di produzione e l’economia viene pianificata. Il che oggi è particolarmente importante, perché l’ambiente viene distrutto quotidianamente, con conseguenze catastrofiche.

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