“Io pedalo. Donne che hanno voluto la bicicletta”

Si chiama “Io pedalo. Donne che hanno voluto la bicicletta” (Collana Agrodolce – Edizioni del Loggione) il saggio romanzato di Donatella Allegro. un’allegra scorribanda tra le storie più interessanti di donne “che hanno voluto la bicicletta”, lungo un itinerario perlopiù cronologico ma non regolare, a partire cioè dalle prime esperienze internazionali di un secolo e mezzo fa fino alle più recenti e più vicine alla terra di chi scrive: praticamente una zoomata. Al centro della scena restano un volto, una storia: quelli di chi legge, e che è chiamato a riconoscersi.
Ancora oggi, in molti paesi del mondo le donne non possono andare in bicicletta. Perché? Forse perché la bici è simbolo e insieme strumento concreto di libertà e liberazione: è un mezzo poco controllabile (e quindi sottilmente eversivo), è un prolungamento del corpo (e dunque potenzialmente scandalosa), è economica (e dunque troppo democratica).
Sono tante le donne nella storia che hanno “voluto la bicicletta” per pedalare fiere per le vie del mondo. Perché la vita – come diceva Albert Einstein – «è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti»; e se la vita è stare in equilibrio, se vuoi muoverti devi andare in bicicletta. Non funziona il paragone? Non importa. Siamo qui per raccontarvi delle storie, non per spiegare la vita. Sono storie di bici e storie di donne, che spesso hanno cercato la libertà pedalando. Perché? Forse perché la bici è democratica, è poetica, è per tutti.
La bici è libertà.