Intervista allo scrittore Gino Marchitelli che ha percorso un ciclotour soldale di 1200km

Intervista di Daniele Ceccarini allo scrittore Gino Marchitelli che ha percorso un ciclotour solidale da nord a sud di 1200 km, legando al suo ultimo lavoro letterario“Ben, Tondo e gatto Peppone” (Edizioni Zefiro) una campagna di crowdfunding per raccogliere fondi per i bambini delle scuole elementari dei comuni terremotati di Visso e Amandola.

1) Come è nata l’idea di realizzare un ciclotour solidale percorrendo tutta l’Italia da nord a sud e in cosa consiste il progetto?

Gino Marchitelli: Sono state una serie di concause che mi hanno portato a fare la scelta di lanciare questo progetto di Solidarietà  Attiva in bicicletta per i bambini dei comuni terremotati di Visso e  Amandola nelle Marche, la prima deriva dall’esperienza che personalmente, e come circolo politico e associazione cutlturale Il Picchio di San Giuliano Milanese,ho avuto modo di vivere con l’aiuto diretto sul territorio nel terremoto del 2012 in Emilia, nella bassa modenese. Su quel disastro, avendo diversi amici e amiche a Cavezzo e Mirandola che erano in piena emergenza,abbiamo lanciato una raccolta di beni di prima necessità che siamo andati poi a consegnare in prima persona vedendo dal vivo il disastro e la distruzione di un paese nel quale si andava per passare qualche bel fine settimana con persone come noi e che improvvisamente era precipitato nell’inferno, e le loro vite sconvolte. Un conto è vederlo in televisione, altro è essere lì presenti. E proprio a Cavezzo ho fatto la prima esperienza di incontro e conoscenza diretta con le BSA, Brigate di Solidarietà  Attiva, che svolgono un lavoro preziosissimo e dpesso ostacolato dal potere perché considerati scomodi e politicizzati. La seconda è stata la diretta esperienza del terremoto del 2016 in centro Italia che ha colpito anche il paese dove ho una vecchia casetta ristrutturata in modo antisismico 7 anni fa, nella frazione di Braccano di Matelica (MC) [dove ho ambientato il romanzo “Il barbiere zoppo” n.d.r.] e dove vive mia figlia Marta che studia all’università  di Macerata.
Quella zona da Matelica a Camerino, a Gagliole, a San Severino Marche e Tolentino sono posti che frequento dal 1980, dove ho vissuto e ho grandi amicizie, dove ho fatto decine di presentazioni dei miei libri. Paesi e genti che adoro. Il terremoto ha sfasciato tutto e ho capito bene cosa ha voluto dire seguire – a miei psese !! – le normative per difendere un’abitazione dal pericolo terremoto. Mia figlia ha subito tutte le scosse pesantissime del sisma, la casa ha retto e lei si è salvata… ma la distruzione di un intero territorio e probabilmente la “fine” per sempre di una collettività che aveva anche costruito economia e vita e speranza è¨ sotto gli occhi di tutti, basta andare là  e sincerarsene… ebbene qui abbiamo fatto un intervento, a Gagliole e Matelica, portando beni di prima necessità, organizzando raccolta e sensibilizzando la popolazione del nostro territorio ricevendo una grande risposta di solidarietà  e raccogliendo anche un bel po’ di soldi per il comune di Gagliole e per le BSA impegnate in centro Italia. L’ultima motivazione è  nata per caso, ho scritto un libro illustrato per bambini “Ben, Tondo e gatto Peppone” con una casa editrice marchigian, la Zefiro, il cui fondatore è un uomo attento ai bisogni e che si muove sul territorio marchigiano in molti progetti di solidarietà  attraverso l’associazione Mus-e, ricevendo molte richieste estive per presentare il libro per bambini che non hanno subito il terremoto ho pensato che sarebbe stato bello creare un momento  di riflessione e pensiero verso quei bambini che hanno perso tutto e così ho trasformato un percorso personale e professionale mio, di autore per il suo libro, in un momento per gli altri, rinunciando alle mie presentazioni commerciali per aiutare quei bambini e là mi è venuto in mente di dare un
esempio, di far vedere che anche attraverso un sacrificio “fisico”, il viaggio in bicicletta, uno scrittore-elettricista e comunista può sensibilizzare un po’ di gente e realizzare qualcosa di collettivo.
abbiamo discusso con Carlo Pagliacci di Mus-e cosa si poteva fare e ho deciso di tentare di finanziare  due laboratori didattici per mandare insegnanti specializzati nell’aiutare i bambini a superare i traumi violenti [in questo caso il terremoto e la perdita della casa, certezze, parenti ecc.] attraverso la musica. Era necessario raccogliere almeno 3.000‚¬ e ho lanciato un crowdfunding sulla piattaforma pubblica www.becrowdy.com chiedendo l’adesione di chi volesse condividere e aiutare questo percorso. Grazie a contatti, conoscenze e curiosità da parte di molta gente sono stati definiti 17 incontri in 15 tappe percorrendo 1.200Km in bicicletta in solitaria da San Giuliano Milanese a Carovigno – dove da due anni aiuto un progetto culturale per le scuole -.

2) Partito da Milano il 19 agosto sei arrivato in Puglia il 4 settembre, durante il percorso e le numerose tappe hai incontrato molte persone, cosa hai provato e come è stata l’accoglienza?

Gino Marchitelli: Il viaggio è stato davvero propedeutico sia per me che per il compagno che mi è venuto dietro in macchina per tutto il supporto logistico, un po’di protezione nei tratti pericolosi che sono troppi
a dir la verità ,e per le emergenze. Non pensavamo che sarebbe stato così arricchente per noi ma anche
per chi abbiamo incontrato. Ogni giorno un incontro, a Fermo addirittura due incontri nella stessa giornata.
Abbiamo avuto modo di conoscere tante realtà, le più differenti tra loro, dall’associazione culturale
Officine Wort di Imola creata dal simpaticissimo scrittore Luca Occhi [ve lo consiglio!! n.d.r.] a
librerie per ragazzi, a istituzioni – comune di Fermo, assessori di Pesaro, di San Giovanni Rotondo,
di Visso, di amandola, di Carovigno ecc., ad una comunità  di recupero di giovani intossicati dalla
eroina, ai costruttori di pace, ad una grandissimo prete di frontiera, Don Antonio Di Lalla che dal
2003 è in prima linea nell’aiuto ai terremotati molisani dove l’emergenza è¨ ancora in atto, ai
comitati dei terremotati, alla BSA che ci hanno ospitato nelle marche, allo scrittore Valerio Varesi la
cui singora ci ha offerto la cena zibello inaugurando il viaggio dopo 117Km della prima tappa.Â
L’accoglienza è stata forte, interessante, intrigante, pensate che grazie alla mobilitazione lungo
tutto il viaggio siamo riusciti a risparmiare un bel po’ dei soldi che avevamo stanziato come Picchio
per il viaggio e copertura spese, vitto e alloggio, soldi risparmiati che sono poi entrati nella raccolta
che ha raggiunto ad oggi, 11 ottobre 9.300,00‚¬ [dei 3.000 previsti] e mancano ancora tre settimane…
Devo dire, perché è giusto, che i compagni di rifondazione comunista che non hanno voluto ufficialmente
comparire per esprimere aiuto disinteressato al progetto sono stati determinanti perché hanno
organizzato 11 tappe su 16… e questo dice tutto, dal mio punto di vista militante.

3) Avete raggiunto l’obiettivo che vi eravate preposti? 

Gino Marchitelli: Come dicevo prima l’obbiettivo è stato raggiunto ed abbondantemente superato, 9.300‚¬ ad oggi invece di 3.000 ¬, probabilmente riusciremo a realizzare 5 o 6 laboratori in altrettanti comuni allargando quindi l’ipotesi originaria di due, la gente ha seguito, radiopopolare mi ha intervistato spesso, oltre 30 articoli
sui giornali… insomma la provocazione ha funzionato, inoltre sono riuscito a riportare l’attenzione
sulla necessità  di una ciclabilità  delle strade che farebbe tanto bene a tutti noi e al Paese, ho corso
grandi rischi e di questo non ero così ¬ consapevole. Le ciclabili e/o strade secondarie e argini che
garantivano un viaggio sicuro sono poche, forse nemmeno 300Km su 1.100Km effettivamente percorsi.
Con la bicicletta da nord a sud potresti godere appieno delle bellezze della nostra penisola e invece
devi stare attento, districarti tra automobilisti e soprattutto camionisti che viaggiano come matti
anche su strade terribimente dissestate mentre operano sul telefonino o addirittura con il tablet,
noti anche come la grande distrazione di massa degli ultimi anni ha portato oltre all’egoismo, al razzismo
di ritorno, al disinteresse verso l’altro, anche un grave atteggiamento di “mancanza” di attenzione
anche da parte dei pedoni, non potete immaginare quanti bambini piccoli vengono lasciati soli ad
attraversare le strade con i genitori distratti dal cellulare… e io arrivavo in bicicletta…
Non so ho notato che nel nostro Paese sia in atto un grave precipizio verso il farsi i fatti propri
anche nelle cose personali con disattenzione, d’accordo la crisi ma qui è successo qualcosa di peggio.
Per tornare alla bicicletta devo dire che se pensiamo che con 1/100 della spesa per la TAV renderemmo sicura
e ciclabile l’Italia da Trieste a Santa Maria di Leuca riadattando le vecchia ferrocie abbandonate, le case
cantoniere, i casolari in bed and breakfast, ciclofficine, punti di ristoro e noleggio ecc. dando
lavoro a migliaia di giovani, dando una risposta di SALUTE alla gente e come stimato portando milioni di
turisti slow nel nostro Paese con un indotto previsto, grazie al semplice uso delle due ruote, possiamo
renderci conto di come la politica,dai 5 stelle al PD non capisca proprio niente e come il crollo
qualitativo della politica stessa e della scelta nei rappresentanti al parlamento e senato abbia
portato affaristi, incompetenti, mafiosi e ignoranti in luoghi che dovrebbero osservare solo con il
binocolo a km di distanza. La crisi è causata dagli interessi di pochi a danno del 99% della
popolazione ma la politica ci mette molto di suo e c’è¨ troppa gente che non capisce un belin che
ha ruoli e decide, e non sa nemmeno di cosa sta parlando.
Mentre attraverso il viaggio ho avuto modo di incontrare una bella fetta della parte SANA del nostro
PAESE che se ritornasse a rivendicare e svolgere un ruolo ancor più  attivo potrebbe ritornare
a far sperare e sognare in un mondo migliore… io ci ho provato e nel piccolo ci sono riuscito.

4) E’ stato un lungo percorso, più di 1200 km hai mai pensato di non farcela?

Gino Marchitelli: Non ho mai pensato di non farcela perché mi sono preparato molto prima, anche se… un contro é¨
prepararsi due, tre mesi ogni tre, quattro giorni, altro è are di fila 1.200Km dovendo ogni giorno
ARRIVARE dove previsto per forza. i momenti duri sono stati tanti, ma in particolare salire da Lesina
fino sul gargano a San Giovanni Rotondo percorrendo decine di chilometri nel deserto e nel caldo,
senza fine, mi ha fatto davvero vedere poi Padre Pio come un miraggio… ma la mia city bike il cui
nome è “La Poderosa” con la bandiera dell’Anpi Cogoleto a dimostrazione del mio impegno Resistente
è riuscita a portarmi fino in fondo.”.

Di Daniele Ceccarini