Intervista ad Andrea Poggio della segreteria nazionale e direttivo Lombardia di Legambiente

Andrea Poggio, segreteria nazionale Legambiente, direttivo Legambiente Lombardia. Responsabile nazionale mobilità sostenibile e stili di vita ( http://www.viviconstile.org/”www.viviconstile.org). Nel 1993 da inizio al premio Comuni Ricicloni e alle giornate di volontariato Puliamo il mondo – Clean up the world per l’Italia. Dal 2001 promuove il Premio Innovazione Amica dell’Ambiente. Nel 2001 organizza il primo servizio italiano di car sharing a Milano, tra i curatori della mostra Green Life, costruire città sostenibili (dedicato agli ecoquartieri in Europa) alla Triennale di Milano (2010). Giornalista, fondatore e direttore sino al 1984 del mensile La nuova ecologia. Autore dei volumi Ambientalismo (1996), Vivi con stile (2007), Viaggiare leggeri (2008), Green Life, vita nelle città di domani (2010), Con Stile, cambio vita a Milano (2012), Le città sostenibili (2013).

Il Dott. Andrea Poggio è stata intervistato da Andrea Casarini per Informazione Indipendente.

D. Dott. Poggio: il tema delle problematiche ambientali ritorna prepotentemente alla ribalta dei media e dei politici in occasione delle varie campagne elettorali o di disastri ambientali. Cosa ne pensa?
R. Per fortuna la sensibilità ambientale si è affermata e diffusa. Purtroppo non nelle competizioni elettorali, almeno in Italia (a differenza di Austria ed Olanda, ad esempio). Purtroppo sì dopo le catastrofi. Meglio sarebbe occuparsene quando c’è da fare prevenzione, cioè tutti i giorni, quando si deve decidere di investire denaro pubblico e privato nella costruzione o nella manutenzione del territorio e degli edifici, nelle tecnologie o negli impianti green, nelle energie rinnovabili, nell’economia circolare, nelle auto a zero emissioni, nei consumi o nell’alimentazione bio e sostenibile.

D. Territorio e ambiente sono spesso al centro di speculazioni, specie in Italia, dove le lobbies del poter industriale sono molto radicate. Quale il suo pensiero a riguardo?
R. Il governo e le istituzioni in Italia è bloccata dalle lobby, come oggi gli USA con la presidenza Trump. Lo sviluppo delle rinnovabile è fermato dalle compagnie elettriche che hanno investito delle centrali a gas fossile dieci anni fa, la mobilità elettrica è bloccata da FCA e dei petrolieri. Ma poi c’è anche una inerzia, una incapacità culturale ad intraprendere un cambiamento insieme: è il caso, ad esempio, della riqualificazione del patrimonio edilizio. Sono 500 mila i privati che hanno installato pannelli solari sul proprio tetto, ma pochissimi in condominio. Far decidere una assemblea condominiale sembra più difficile che far passare una riforma costituzionale in parlamento.

D. Il 19 maggio 2015 il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge sui delitti contro l’ambiente. A Suo giudizio, questa legge è risolutiva di queste problematiche o presenta lacune migliorabili ?
R. Tutto è migliorabile. Ma intanto dopo vent’anni di lotte l’abbiamo ottenuta. E cominciamo ad applicarla. Grazie alla collaborazione del Corpo forestale dello Stato, del Comando Carabinieri tutela ambiente, della Guardia di finanza e delle Capitanerie di porto, Legambiente ha raccolto i dati relativi all’applicazione della legge 68 dal 29 maggio 2015 (data di entrata in vigore della norma) al 31 gennaio 2016. Sono stati contestati 947 ecoreati, con 1.185 persone denunciate e il sequestro di 229 beni per un valore di 24 milioni di euro. L’imposizione di prescrizioni – previste per i reati minori, che non hanno arrecato danno o pericolo di danno all’ambiente, con un meccanismo di estinzione della pena, che prevede la messa a norma dell’attività in tempi prestabiliti e il successivo pagamento delle sanzioni – ha riguardato 774 reati contravvenzionali con la denuncia di 948 persone e 177 sequestri per un valore di 13,2 milioni di euro. Magari tutte le leggi varate in Italia funzionassero subito così bene!

D. Purtroppo ad oggi, l’ultimo rapporto dell’EMA evidenzia come l’Italia sia il terzo maggiore utilizzatore di antibiotici negli animali da allevamento in Europa. L’abuso nell’utilizzazione di tali sostanze accelera la comparsa nonché la propagazione di microorganismi resistenti comportando gravi conseguenze anche in materia di salute pubblica. Come si pone Legambiente nei confronti di tale problematica?
R. Legambiente ha promosso non solo il bio, ma anche una alleanza tra imprenditori che volevano assicurare una filiera di produzione di carni controllate, dalla produzione dei mangiami alle forme di allevamento. Per fortuna non siamo i soli. Ma neanche abbastanza.

D. Ormai da decenni la comunità scientifica internazionale, resistendo anche a forti pressioni economiche, politiche e industriali, ha riconosciuto unanimemente nella prevenzione la strategia fondamentale in favore della salute umana e dell’ambiente. Quali le strategie che la politica deve attuare per non percorrere la “strada del non ritorno?”R. Affermare sul mercato, coinvolgendo in forme certificate e certificabili di gestione i produttori e nella corretta informazione i consumatori. Non conosciamo una strada più efficace di questa.

D. Per quanto riguarda il tema dei controlli ambientali è possibile fare un confronto tra il modello americano EPA (Environmental Protection Agency) e quello Italiano e quali sono le diversità salienti tra i due sistemi di controllo?
R. In linea di principio negli Stati Uniti c’è un’EPA federale e poi ogni stato ha una sua agenzia, così come in Europa c’è un’Agenzia continentale e in Italia l’ISPRA che coordina il lavoro delle singole agenzie regionali. Purtroppo le Arpa regionali italiane non hanno niente a che fare, con le Epa statunitensi. Là si è molto investito in conoscenze, in sperimentazioni, in formazione, in personale, molto meno in Italia e soprattutto in modo molto differente tra le regioni, soprattutto nel centro-sud le sedi dove troviamo essenzialmente personale amministrativo, ci sono pochi tecnici, poche le strumentazioni. L’Arpa Puglia, ad esempio, fino a tre anni fa, non riusciva a monitorare neanche le diossine, pur essendo questa la regione in cui se ne producono le maggiori quantità. Non appena la Regione ci ha finalmente investito, è scoppiato il bubbone Taranto!
In compenso, oggi, con l’unificazione del Corpo Forestale con i Carabinieri del NOE, disponiamo del più numeroso ed agguerrito corpo di Polizia ambientale d’Europa e probabilmente del mondo. Non vogliamo perdere l’occasione: per questa ragione Legambiente ha firmato un accordo di collaborazione e crediamo molto nell’azione congiunta della partecipazione civica territoriale e l’azione delle forze dell’ordine.

D. In una sua citazione A. Einstein disse che “L’ape è un animale molto sensibile alla qualità dell’ambiente in cui si muove, perché riesce a nutrirsi e a vivere solo dove la natura è sana rappresentando nel contempo la nostra sentinella per l’ambiente”. A che punto siamo in Italia con la lotta contro i pesticidi utilizzati in agricoltura e quale il Suo pensiero a riguardo?
R. Siamo impegnati nella campagna #stopglifosato insieme a molte altre associazioni ambientaliste ed agricoltori. E’ una battaglia che possiamo vincere solo tutti insieme. A proposito invito tutti ad informarsi e sottoscrivere l’appello comune: HYPERLINK “https://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/stopglifosato”https://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/stopglifosato
Il futuro dell’agricoltura italiana è tutto e solo nella qualità, nutrizionale ed ambientale. Nella cultura del gusto e del territorio. La rincorsa sui prezzi delle commodity alimentari l’abbiamo persa in partenza.

D. Che tipo di impegno a livello ambientale riscontra fra le nuove generazioni e, a Suo parere, c’è una nuova consapevolezza in tema di problematiche ambientali?
R. Sì. La mia generazione, nata negli anni cinquanta e arrivata al “potere” alla fine del secolo scorso è stata quella che ha portato alle maggiori emissioni inquinanti, che ha bruciato più petrolio e carbone di tutta la storia dell’umanità. Ora ha la responsabilità principale ad invertire la tendenza. Speriamo di vedere l’alba della civiltà della sostenibilità, delle trasformazioni a zero emissioni, della capacità di promuovere qualità anche per le future generazioni.

Di Andrea Casarini