Intervista a tutto tondo a Jacopo Fo di Andrea Casarini

Scrittore, attore, regista, pittore e fumettista comincia a lavorare a 18 anni pubblicando vignette e fumetti su numerose riviste underground  e, nel 1978, è fra gli autori del settimanale satirico “Il Male” che arriva a vendere 150.000 copie. Lavora come costumista e scenografo in numerosi allestimenti del padre, realizza sigle televisive animate e allestimenti di mostre sul teatro; i suoi disegni e testi vengono pubblicati su il Fatto Quotidiano, Linus, l’Espresso, Zut, Boxer, King ed il Corriere della Sera . Nel 1980 progetta un ciclo di 22 libri dedicato alle idee germogliate a partire dal Movimento della contestazione del’68 e dal femminismo  L’Enciclopedia Universale. Come quella di Diderot ma più sexy. L’unica rilegata ancora viva. Pubblica a sue spese il primo volume “Come fare il comunismo senza farsi male” ed è il fondatore della rivista Cacao  che ha portato in seguito sul web  abbinata al progetto della Libera Università di Alcatraz da lui lanciato nel 1981. Collabora inoltre come autore dei testi con l’attore e regista Paolo Rossi e partecipa a trasmissioni radiofoniche e televisive, in particolare al Maurizio Costanzo Show, in veste di diffusore di informazioni sulla sessualità. Impegnato in battaglie civili, soprattutto nel settore dell’ecologia, del risparmio energetico e di solidarietà sociale, ha costituito vari gruppi d’acquisto per lo sviluppo del fotovoltaico e delle energie rinnovabili in Italia ed è ideatore e promotore di due edizioni di “EcoFuturo” il Festival delle ecotecnologie e dell’autocostruzione. Ha pubblicato più di cinquanta libri tra saggi e romanzi, tra cui: Guarire ridendo, Gesù amava le donne e non era biondo, La vera storia del mondo, Ecotecnologie a basso costo per tutto il mondo e cura un blog personale: https://www.jacopofo.com

D. Jacopo Fo scrittore, attore, regista, pittore e fumettista. Come si descriverebbe alle persone che non la conoscono c’è una differenza tra lo Jacopo Fo pubblico e quello privato?
R. Sinceramente il mio modo di lavorare ed anche il mio modo di fare teatro è che io non recito; racconto delle cose che mi sono successe, che ho conosciuto, che ho studiato, che sono venuto a sapere o che mi hanno spiegato. Questo è essenzialmente quello che faccio di lavoro; mi diverto a trovare i punti dove diciamo il “Re è nudo” raccontando storie riguardanti tematiche che la maggioranza delle persone, per qualche strano caso o non conosce oppure storie che, per qualche caso non strano, non sono state volutamente divulgate.

D. Nel 1981 ha lanciato il progetto della Libera Università di Alcatraz; che cos’è la Libera Università di Alcatraz e cosa rappresenta per Jacopo Fo questo progetto?
R. Sostanzialmente è di aver creato un luogo dove si fa cultura, si fanno libri, si fanno ricerche storiche, sul benessere ed anche sulla buona cucina; ci interessiamo non solo di ambiente ma ci occupiamo anche di teatro, di cinema, di internet e di tante altre tematiche. Il mio mestiere è uno … poi, gli strumenti possono essere un fumetto, uno spettacolo, un articolo, un video ecc. Il modo di vivere, i ritmi, il modo di organizzare il lavoro, le relazioni, il modo anche di fare una casa editrice e di pubblicare un libro sono per me, per lo più, sistemi che non vanno bene e che non mi corrispondono e quindi, ho voluto creato un posto che non è una comunità ma è un posto di lavoro ed anche un posto di vacanza; un misto tra una scuola ed un albergo; non è certamente un posto perfetto ma è un luogo dove si riescono a fare delle cose che altrove non si riuscirebbero a fare. Io non sono un leader e non vorrei dare un’idea di un luogo dove non si litiga mai e tutti siamo d’accordo; a me interessa la biodiversità, mi interessano le persone con cui non sono d’accordo e con le quali, proprio perché ci sono modi diversi di ragionare, si creano e si raggiungono anche risultati diversi che vengono poi condivisi. In parole povere quello che ho voluto creare è un luogo dove è possibile lavorare, vivere, muoversi e respirare in maniera diversa rispetto ad un luogo creato in una città e che sarebbe stato completamente diverso e molto meno interessante, appassionante e piacevole.

D. Lei ha pubblicato più di cinquanta libri tra saggi e romanzi; come scrittore quali sono a Suo giudizio gli elementi importanti quando si crea una storia?
R. Io parto da delle cose che interessano me; mi appassiono ad un argomento e sviluppo quell’argomento. Non ho un metodo. Seguo quello che sono i miei interessi, le cose che scopro vengono falsificate o raccontate in maniera incomprensibile o, comunque, informazioni che non sono arrivate al grande pubblico e cerco di raccontarle.

D. Dal Suo punto di “osservatore privilegiato” , nota una modifica in senso positivo della sensibilità dei cittadini sul tema dell’economia circolare e, più in generale, verso l’ambiente?
R. Ma… in Italia è in atto uno strano fenomeno. Guardi, è un anno che giro moltissimo in Italia e ci sono delle realtà straordinarie e dei progressi indescrivibili; ci sono dei gruppi locali di paese di città, di quartiere e di scuola. Ci sono aziende che hanno fatto delle rivoluzioni e che mettono al primo posto il senso di quello che si produce e del come lo si produce e questo è un fatto estremamente positivo. Poi, in ogni caso, c’è anche un “contemporaneo meccanismo” per cui c’è una fetta della popolazione che è spaventata dalle troppe novità. Negli ultimi 10 anni la nostra vita è cambiata completamente; il cellulare in mano ha aperto nuovi modo di lavorare e di informarsi, di consumare cultura e questo spaventa la gente. Un esempio è l’ascesa politica di Trump che riporta agli spettri al passato e, di conseguenza, porta ad un momento molto delicato nella società. La domanda di fondo che dobbiamo porci è se il grande fonte dei progressisti che ha cambiato modo di vivere e di lavorare e di produrre riuscirà a influenzare il resto della società oppure si si andrà incontro ad una spaccatura.

D. In una prospettiva in cui è da ripensare l’intero complesso di relazioni con le risorse naturali del pianeta, la bioeconomia rappresenta una parola d’ordine strategica nelle politiche di numerosi stati del mondo. Quale il Suo pensiero a riguardo e la Sua posizione?
R. Io credo che, innanzitutto a livello generale abbiamo vinto! Quello che sembrava una cosa impossibile e cioè, un’ economia che passa dal petrolio alle fonti rinnovabili prima del disastro è una battaglia grandiosa. Una battaglia che ci ha impegnati negli ultimi 40 anni e abbiamo vinto nel senso che, oramai, grazie proprio a questa presa di coscienza si sono investite energie enormi. Oggi l’energia elettrica dal sole nei paesi caldi e dal vento dell’oceano costa meno del carbone ed ovviamente enormemente meno del nucleare. Abbiamo grandi manager petroliferi come Descalzi di ENI che presenta agli azionisti un programma che prevede la trasformazione di ENI da Petrol Company ad Energy Company con un obiettivo di produzione da fonti rinnovabili che nei prossimi anni supererà la produzione da petrolio. Stiamo finalmente vedendo una società in transizione; il petrolio è un sistema facile mentre l’uso delle energie alternative, delle energie rinnovabili, il riuso, il riciclo, la trasformazione sono stati processi colossali per l’umanità. In Italia non ci si rende conto che il 20% di energia viene da fonti rinnovabili e che in estate noi arriviamo, in alcuni giorni, a coprire il totale fabbisogno nazionale con le rinnovabili. È una cosa che soltanto 10 anni fa era totalmente inconcepibile e ci ridevano in faccia quando dicevamo che avremmo sostituito il petrolio con le fonti rinnovabili. Oggi è una banalità e credo non ci sia nessuno che su questi argomenti sia completamente disinformato.

D Oppure… bisogna essere come Trump…
R. Questa è la reazione della parte di società che non vuole vedere il cambiamento. Ma hanno perso… tant’è che anche le multinazionali petrolifere cattive come la ESSO e la SHELL che hanno finanziato il lobbismo che ha portato alle guerre ed a questa situazione internazionale allucinante e che sono state dichiarate proprio dal movimento pacifista americano come colpevoli di questo tipo di politica ultra petrolifera, stanno investendo gran parte dei loro capitali sulle tecnologie rinnovabili. In termini di costi fenomeni come il cracking che provocano la distruzione del sottosuolo facendo disastri incredibili e che hanno dato respiro ad una certa economia sono ad oggi completamente battuti e superati.

D. Ad oggi è un dato di fatto inequivocabile che le problematiche ambientali assumono, anche in Italia, sempre maggiore importanza ed interesse da parte della popolazione. All’interno dell’odierna campagna elettorale del 4 marzo si intravede da parte delle varie forze politiche scarsa o nulla sensibilità a riguardo di questa tematica; secondo Jacopo Fo il tema ambiente è dimenticato o volutamente non affrontato e quali le motivazioni ?

R. Il problema è che per parlare di ambiente bisogna parlare di tecnologie ed aimè in Italia, in maniera generale e quindi anche tra i politici c’è disinformazione e non esiste nei partiti politici, in questo momento, la capacità di progettare; i programmi che noi leggiamo, sono solamente delle enunciazioni di principio. Questo è il grande disastro. Le faccio un esempio; nel 2007 mia madre era al senato e si riuscì con una battaglia incredibile ad ottenere la legge sul fotovoltaico. Questa legge prevedeva il totale finanziamento degli impianti attraverso un pre – finanziamento delle banche spalmato su 20 anni, che era il tempo di durata dei contributi dello stato, per cui chiunque poteva fare un impianto sostanzialmente gratis ed avere da subito il 25% del risparmio sulla bolletta. Questa legge fatta dai partiti progressisti non è stata applicata perché è mancato il passaggio fondamentale che è l’ aspetto di mediazione tra i partiti e la società. In ogni caso in Italia sono stati fatti tantissimi impianti, parliamo di alcune centinaia di migliaia, ma potevano essere alcuni milioni e questo poteva essere una boccata di ossigeno per l’economia italiana ed un risparmio per tutti i cittadini. È anche una menzogna , quando si dice che è stato una perdita per i singoli cittadini che pagavano una bolletta dovendo finanziare il fotovoltaico. Oggi noi non abbiamo più gli orari in cui paghiamo l’elettricità ad un sub prezzo perché questo super prezzo è stato abbattuto dal fatto che quegli orari sono quelli di sole e sono quelli in cui il fotovoltaico produce e dunque tutte le famiglie degli italiani hanno risparmiato sulla corrente elettrica. Hanno fatto un investimento per 3 anni e poi hanno iniziato a risparmiare e continueranno a risparmiare per i prossimi secoli; abbiamo messo in moto un meccanismo straordinario. Poi… che sull’elettricità si paghino delle tasse che non centrano niente e che la gente non si accorge che il prezzo dell’elettricità pura è diminuito, questo fa parte di un altro discorso. Ai partiti manca la capacità da artigiani di mediare tra le nuove leggi, di farle vivere, di spiegarle alle persone, di informare, di costruire le relazioni sociali ed economiche come mediatori sociali e mediatori anche dell’economia. Mi metto tra il cittadino che produce i pannelli, che li installa, la banca, l’assicurazione e costruisco una mediazione politica; questa è la vera politica e non la rissa tra i partiti.

D. La più recente indagine dell’Istituto Demopolis conferma una crescente disaffezione al voto degli italiani; ad oggi si recherebbe alle urne per le politiche il 63% degli elettori con un calo di 12 punti rispetto al febbraio 2103. A Suo giudizio è la politica o sono i politici a non fare più presa sul popolo italiano?
R. Se i politici non sono capaci di fare politica la gente giocoforza si disaffeziona.

D. Nelle mani di quale uomo, non necessariamente politico, metterebbe l’Italia?
R. Non vedo nessuno in questo momento in Italia che possa fare il mestiere della politica in un certo modo. Anche a livello internazionale questo grande movimento progressista che non sono i pertiti ma è la gente che fa le aziende, che fa solidarietà sociale, i professionisti che cercano nel loro lavoro di mettere del nuovo non hanno ancora espresso qualche cosa a livello globale. Ho fatto un libro che si chiama “Superman si è schiantato” in cui ho raccolto una serie di storie di come delle persone siano riuscite a risolvere problemi immensi. Parliamo ad esempio della fame in Bangladesh ed in molti paesi in via di sviluppo, parliamo del sindaco di Bogotá Mockus che riesce a ridurre del 50% il numero dei morti creando una situazione di gioco in città o di quelle persone che sono riuscite a diminuire a Città del Messico la criminalità in una favelas dipingendola e rendendola un posto bellissimo dove arrivano i turisti e nascono attività economiche legali. Questi sono grandi esempi di persone che però non sono mai arrivate ad esprimersi in un partito perché impegnate a realizzare dei progetti localmente; tutto questo rappresenta una fase storica che ho chiamato “Movimento Shangai” e che ha la capacità di trattare ed affrontare i piccoli problemi riuscendo a risolverli. Noi, invece, abbiamo questa deformazione mentale che viene dalla filosofia, dalla politica e dalla nostra storia per cui i politici vogliono affrontare i grandi problemi. I grandi problemi sono troppo grandi e si affrontano risolvendo tanti piccoli problemi e quindi, facendo a pezzi il grande problema ed agendo nei settori dove puoi ottenere subito un risultato. È un lavoro lungo ed è un lavoro da artigiani.

D. In quest’epoca di globalizzazione e dell’uso smodato del web. Un appello ai giovani, alle persone comuni per non cadere nella trappola delle “fake news” che ultimamente purtroppo dilagano.


R. Il mio appello è quello che sto portando in giro.. anche in questo momento. Abbiamo fatto anche un portale che è “People for Planet” che ha lo scopo di spargere opportunità e passione; opportunità di appassionarsi e passione per qualcosa che vuoi realizzare. Stiamo realizzando un progetto a Gela per il rilancio della città con 530 blog fatti all’interno dell’alternanza scola/lavoro con gli studenti, ognuno con la sua passione. Se io riesco a muovere questo riesco a creare un intelligenza collettiva riuscendo a risolvere tanti problemi tra i quali anche quello delle “fake news”. Il problema delle fake new è un problema colossale ed è proprio il discorso che facevamo prima. Oggi internet è come l’invenzione delle armi da fuoco che sono ottime contro le tigri che ti vogliono mangiare il figlio e, questo è un bene, però poi ammazzano anche le persone. Internet ci sta dando delle opportunità immense ma poi, alla fine, manca la cultura di internet stesso.