Intervista A Rossano Ercolini responsabile del Progetto “Passi concreti verso Rifiuti Zero” e vincitore del Goldman Environmental Prize 2013, Nobel alternativo per l’ambiente

1Rossano Ercolini è  Responsabile del Progetto “Passi concreti verso Rifiuti Zero” e coordinatore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero. Si occupa attivamente di gestione dei rifiuti da 34 anni. Ha fatto parte di vari gruppi tecnici istituiti da Comuni ed enti (Comune di Campi Bisenzio, Comune di Pontedera, Provincia di Lucca) ed attualmente è membro dell’Osservatorio Rifiuti Zero istituito dal Comune di Livorno e coordinatore dell’Osservatorio Rifiuti Zero del Comune di Capannori. Presidente dell’Associazione Diritto al Futuro che ha promosso la vertenza contro i CIP6 è tra i principali fondatori della Rete Nazionale Rifiuti Zero ed è stato invitato come speaker negli incontri mondiali della Zero Waste International Alliance tenutisi a Napoli (2009), Puerto Princesa (Filippine-2009), Florianopolis (Brasile-2010) e San Diego (California-2011). Collabora con G.A.I.A ed ha promosso la Zero Waste Italy di cui è co-coordinatore.  Autore di numerosi articoli sulla strategia Rifiuti Zero e coautore del libro “Rifiuti Zero: una rivoluzione in corso ed. Dissensi 2012” è Presidente dell’associazione Zero Waste Europe ed ha ricevuto il Goldman Environmental Prize 2013, Nobel alternativo per l’ambiente.
Rossano Ercolini è stato intervistato da Andrea Casarini per Informazione Indipendente.

D. Ercolini, quando è nato il suo interesse per le problematiche ambientali ed in particolare per la riduzione dei rifiuti?
R. Ho cominciato ad occuparmi del problema rifiuti nel 1976 ma il mio impegno a tempo pieno è iniziato nel 1994 quando scoprimmo che nel nostro comune di Capannori la Regione toscana voleva realizzare un inceneritore (2 nella provincia di Lucca).

2D. Il tema delle problematiche ambientali ritorna prepotentemente alla ribalta dei media e dei politici in occasione delle varie campagne elettorali o di disastri ambientali. Cosa ne pensa?

R. Il tema dei rifiuti in Italia è “entrato nelle nostre case” con la crisi dei rifiuti a Napoli. Questo ha sensibilizzato non solo i cittadini campani (che ora sono protagonisti di una media regionale di oltre il 50% alla faccia di chi sosteneva che il sud non sarebbe mai stato all’altezza delle buone pratiche). E’ ovvio che ciò che diventa “popolare” poi a ruota è oggetto di interesse della politica ma non sempre ciò equivale a passi in avanti. I risultati di questo interesse comunque sono positivi se consideriamo che molti sindaci eletti sotto la spinta, spesso, dei movimenti civici hanno adottato le delibere Rifiuti Zero. Da quando l’adottò per primo il comune Capannori nel 2007 (non senza sbeffeggiamenti) i comuni che hanno seguito la sua strada sono 250, rappresentativi di oltre 5 milioni di persone.

3D. A riguardo della “Strategia Rifiuti Zero” cosa risponde e quali sono le Sue considerazioni nei confronti dei molti che pensano sia solo un sogno e/o uno slogan irrealizzabile?
R. Non solo ormai ci sono grandi ed importanti città che seguono questo modello (San Francisco, Lubiana, prima capitale europea ad aver adottato la strategia RZ) ma anche oltre 350 municipalità europee che anche a seguito della approvazione da parte dell’Europa del “pacchetto sull’economia circolare” hanno compreso che RZ o ZW è un formidabile trampolino di lancio per connettere ecologia ed economia. Occorre, inoltre, ricordare agli “scettici” che il termine “Zero Waste” (che significa Rifiuti Zero-Spreco Zero) è stato coniato dalla Toyota che ha compreso quanto un processo produttivo inefficiente sia anche fortemente produttore di rifiuti e di inquinamento e quanto, al contrario, l’efficienza abbia a che fare con il tendenziale azzeramento dei rifiuti e dello spreco di risorse.

D. Il 19 maggio 2015 il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge sui delitti contro l’ambiente. A suo giudizio, questa legge è risolutiva di queste problematiche o presenta lacune migliorabili ?
R. La legge sui reati ambientali è sicuramente un passo in avanti da giudicare in modo positivo. Probabilmente se ci fosse stata anche negli anni passati (eppure era stata sollecitata da tempo) almeno una parte delle “Terre dei Fuochi” non ci sarebbe stata. Ovviamente non mancano i limiti (tempi di prescrizione a fronte di effetti negativi sull’ambiente di eventuali aggressioni che si manifestano nel tempo).

4D. Nella giornata del 20 giugno 2015 è stato ospite presso la sala Convegni del Castello di Montesegale (PV) dove si è affrontato il tema dell’ecologia e dove ha avuto contatti con il Comitato No Inceneritore Retorbido che sta combattendo contro la realizzazione di un impianto di pirolisi per il recupero degli PFU in Oltrepò Pavese. Ad oggi, purtroppo, tale problematica è ancora aperta. Quali le Sue considerazioni riguardo questa tipologia di impianto e quali le possibili alternative?
R. Il Pirogassificatore di Retorbido è fondamentalmente un’operazione che considera i territori e i cittadini semplici “pedine” per mettere a segno disinvolti interessi privati. Ciò non solo va a discapito di salute ed ambiente dei cittadini ma anche di altri comparti economici (agricoltura, accoglienza turistica) che puntano invece sulla qualità ambientale. “Incursioni” come quella del “Pyro” appaiono delle “scorribande” assolutamente confliggenti con gli interessi generali di un territorio di pregio e con il futuro. Dal punto di vista ecologico e sanitario la pirogassificazione dei pneumatici è assolutamente rischiosa per la salute con l’aggravante che questa modalità di trattamento termico risulta anche poco confermata da comprovati modelli industriali (esistono pochissimi impianti del genere prevalentemente in Giappone e tra l’altro di piccola taglia). Ciò stride anche con gli obiettivi di “economia circolare” conclamati anche per motivi economici che puntano sul riciclo in generale ed in particolare con il riciclo delle gomme da pneumatici. Ormai quasi il 50% dei pneumatici in Europa è oggetto di processi di riciclo ed anche in Italia questa modalità orma sta dando risultati positivi.
No, il “Pyro” non è un buon affare per le comunità dell’Oltrepò. Il riciclo, Rifiuti Zero e l’economia circolare sono il presente ed il futuro perché salvaguardano l’ambiente e la salute promovendo posti di lavoro ed impresa locale.