Intervista a Letizia Palmisano giornalista ambientale e social media manager

Giornalista ambientale e Social Media Manager è iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2009 ed è specializzata nella crossmedialità della comunicazione, in particolar modo attraverso gli strumenti del web 2.0 quali i social network. Svolge inoltre, attività di formazione e docenza in tali campi in corsi e master, anche universitari. Specializzata nella comunicazione ad ampio raggio in particolar modo grazie agli strumenti della rete racconta – su diverse testate e portali – esempi virtuosi sia delle imprese (green economy) che delle persone (eco consigli) e curiosità dell’ampio e variegato mondo legato all’ecologia e all’innovazione ed è fermamente convinta che il “far sapere” sia un elemento imprescindibile del “saper fare”. Tra le attività di maggior prestigio, si segnala la consulenza nel campo della comunicazione del Green Drop Award, premio assegnato da Green Cross Italia e dalla Città di Venezia al film più eco-sostenibile della Mostra del Cinema di Venezia, premio di cui è nel comitato organizzatore e promotore.

La Dot.sa Letizia Palmisano è stata intervistata da Andrea Casarini per Informazione Indipendente

D. Ci spiega in cosa consiste il suo lavoro e che significato assume per lei quello di “Green Economy”?
R. Potrei definire il mio lavoro come quello di una narratrice di buone notizie legate all’ecosostenibilità. Per me “Green Economy” vuol dire utilizzare le risorse del pianeta compatibilmente con la capacità della Terra di rigenerarle, senza depauperare l’unico pianeta che abbiamo.

D. Ecologisti si nasce o si diventa?

R. Ci si può nascere, come nel mio caso, ma lo si può diventare. Per quel che mi riguarda ho avuto, sicuramente, una certa predisposizione sin da piccola. Al contempo, ho anche avuto la fortuna di incontrare, in famiglia come a scuola, chi ha saputo ben coltivare in me il “seme della sostenibilità” finché, “divenuto una piantina”, ha saputo crescere da solo. Tuttavia sono profondamente certa – perché ne vedo esempi tutti i giorni – che se l’ecosostenibilità non nasce dal cuore, può farlo dalla ragione, grazie all’informazione e all’educazione ambientale. Pensiamo a tutti coloro che decidono di essere ecologisti partendo dal carrello della spesa, rinunciando sempre più spesso a prodotti fuori stagione, coltivati in altri continenti o con un impatto ambientale maggiore. Non è mai troppo tardi per ridurre la propria impronta ambientale: a qualsiasi età si può iniziare dai piccoli gesti che sentiamo più vicini a noi come ridurre gli sprechi in casa, decidere di fare due passi in più e qualche metro in auto in meno e così via.

D. “Giovani e sviluppo sostenibile”. A Suo parere c’è una nuova coscienza nelle giovani generazioni alla luce dell’importante ruolo che stanno avendo i social media nella diffusione della Green Economy e della Blue Economy?

R. In merito al binomio social & informazione mi preme partire dai dati Censis: ad oggi, una gran parte degli under 29 si informa tramite le notizie veicolate dai social. Al contempo, però, sappiamo bene che un grande problema è quello delle fake news. L’unico modo utile, ad oggi, per arginarle è combatterle essendo presenti negli stessi canali e producendo flussi di contenuti scientificamente validi. Questo è dato di fatto sempre più noto anche alle stese istituzioni come, ad esempio, alle Arpa che danno le informazioni sui reali livelli di inquinamento. Detto ciò credo che l’ecologia sia molto trasversale nelle generazioni. Ad esempio i nostri nonni sono spesso portati a realizzare la differenziata con più facilità perché quando erano piccoli si differenziava e recuperava tutto. I giovani sono più tecnologici. Ognuno può essere di esempio in famiglia agli altri.

D. Il messaggio di fondo che vogliamo trasmettere è che non ci sarà futuro senza un maggior impegno nei confronti dell’ambiente. Procedere verso la riduzione degli sprechi, verso l’elaborazione di nuovi stili di vita e modelli di consumo, verso una progettazione sempre più eco e attenta alla sostenibilità durante l’intero ciclo di vita del prodotto risulta poi così difficile da attuarsi?

R. Non è difficile, ma ogni anno consumiamo più risorse di quelle che il pianeta riesce a rigenerare. Dobbiamo ricalibrare l’uso che facciamo delle risorse a nostra disposizione. In questo riprogettazione e tecnologia spesso sono di aiuto, ma ognuno deve fare la propria parte. Una catena è forte quanto il suo anello più debole: cittadini, istituzioni ed aziende devono stringere un patto di solidarietà per convergere tutti verso una società più equa sia nei confronti del prossimo sia verso la Terra. Altrimenti, a forza di prendere in prestito risorse dalla Terra, un giorno ci troveremo di fronte un debito che non riusciremo più a pagare. Siamo, però, ancora in tempo per ridisegnare il futuro.

D. Sono molte le ricerche che mettono in evidenza come i cittadini richiedano una maggior sostenibilità e come le imprese si impegnino a investire in innovazione ambientale. A suo parere oggi, nel mercato della globalizzazione, questo “investimento” è necessario per essere competitivi e raggiungere nuove fasce di mercato?

R. Se gli Stati terranno fede agli impegni del Paris Agreement le aziende, per stare sul mercato, dovranno reinventarsi. Intendiamoci, molte lo hanno già fatto. Ovvio poi che se si prevede che, da un certo anno in poi, saranno ammesse solo alcune tipologie produttive (immaginiamo i packaging solo riciclabili o compostabili) e le aziende più virtuose investono in tal senso, quella normativa va attuata e fatta rispettare altrimenti verrebbero punite proprio le aziende più solerti e green…

D. Cosa sono i lavori verdi e perché in Italia l’informazione non ne parla quasi mai, nonostante un’impresa su cinque sia “Green”?

R. La definizione di lavoro verde è complessa. Si può andare da un lavoro tradizionale svolto oggi in maniera più sostenibile (ad es. il produttore di shopper in plastica che inizia a produrli con materiale compostabile) alle vere e proprie nuove professioni (gli energy manager). Non sempre dall’esterno si ha la consapevolezza della finalità virtuosa di un lavoro. Forse, è vero, se ne parla oggi in maniera più astratta di come sia in realtà e probabilmente le buone notizie, come questa, non colpiscono l’attenzione del pubblico come le emergenze ambientali. Credo, tuttavia, che sia un dato di fatto: chi se ne accorge e investe in questo ambito– lo dicono i dati di Symbola e Unioncamere – statisticamente trova lavoro prima (o si crea una professione) e con retribuzioni più alte. Abituiamoci quindi alle buone notizie… Colgo l’occasione per invitarvi a seguire il mio sito HYPERLINK “http://www.letiziapalmisano.it” www.letiziapalmisano.it e, per qualsiasi ulteriore domanda, aspetto i vostri tweet! “https://twitter.com/leti_palmisano” https://twitter.com/leti_palmisano

di Andrea Casarini