INQUINAMENTO AUTDOOR/INDOOR CORRELAZIONE SALUTE UMANA – AMBIENTE

Anche se da decenni gli studi epidemiologici dimostrano senza ombra di dubbio la correlazione tra l’aumento dell’ inquinamento atmosferico e l’incremento di morbilità e mortalità per patologie legate all’apparato respiratorio, cardiovascolare nonché la correlazione con l’aumento di prevalenza dell’ Alzheimer nelle aree più industrializzate (e quindi inquinate) dei paesi economicamente più sviluppati, l’impatto sulla salute umana e sull’ambiente risulta essere spesso sottostimato.
Anche se in Europa, le emissioni di molti inquinanti atmosferici sono diminuite in modo sostanziale negli ultimi decenni determinando una migliore qualità dell’aria nella regione, bisogna ricordare che in ogni caso diversi paesi hanno superato e superano in modo ricorrente uno o più dei limiti relativi alle emissioni provocando pericolose ricadute sulla popolazione dovuta all’esposizione “prolungata e cronica” a questi agenti inquinanti.

I principali pollutanti presi in considerazione dai numerosi studi scientifici presenti in letteratura sono le polveri sottili (PM10, PM2,5 ), l’ozono , gli ossidi di azoto e i VOC in quanto circa il 90 % degli abitanti delle città è esposto a concentrazioni di inquinanti superiori ai livelli di qualità dell’aria ritenuti dannosi per la salute.

Tra i vari documenti scientifici,  uno studio fondamentale a cui fare riferimento è l’AIR Pollution and cancer incidence in 17 European cohorts for Air Pollution effects (ESCAPE) pubblicato su Lancet  Oncology Vol. 4 agosto 2013 813-822  che ha  interessato 312.944 membri di coorte con un  follow up che è stato in media di 12.8 anni. La metanalisi ha mostrato una associazione statisticamente significativa tra rischio di cancro del polmone e PM10 (Hazard Ratio 1.22 per 10 microgrammi/m3) e cancro del polmone e PM 2,5 (Hazard Ratio era 1.18 per 5 microgrammi/ m3). Altra recente Review pubblicata su International Journal of  Environmental Research and Pubblic Healt 2013 ,10,3886-3907 a firma Athanasios Valavanidis come primo autore, passa in rassegna le evidenze sui meccanismi mediante i quali gli inquinanti atmosferici promuovono il cancro.

Tale studio ha posto in evidenza come le specie reattive dell’ossigeno e dell’azoto incrementano  lo stress ossidativo nel Sistema Respiratorio, aumentano la produzione dei mediatori dell’infiammazione polmonare e iniziano o promuovono  i meccanismi della carcinogenesi. Se andiamo a considerare l’incremento dell’utilizzo delle risorse sanitarie legato all’inquinamento atmosferico si possono citare tre importanti e corposi, seppur non recenti studi:

  • Associations of PM constituents and sources with hospital admission: analysis of four counties in Connecticut and Massachusetts (USA) for person > 65 years of age. Bell ML, Ebisu K. Et al , Environ, Healt Perspect. 2014 feb; 122 (2): 138-44 nel quale appare evidente come  alcune componenti e sorgenti dell’inquinamento sono più collegate di altre nell’incremento dei ricoveri per patologie cardiovascolari e respiratorie: in particolare carbon black, calcio e PM2.5
  • Respiratory hospitalizations of children living near a Hazardous industrial site adjustated for prevalent dust: a case-control study. Nirel R., Maimon N. et al. Int. Hyg. Healt 2015 mar;218 (2): 273-9 ove si evidenzia come i  bambini che nel primo anno di vita hanno vissuto entro 10 km da un importante parco industriale israeliano hanno un rischio di ospedalizzazione per malattie respiratorie superiore rispetto a quei bimbi che hanno vissuto a più di 20 Km di distanza da tale parco (OR 2,07, intervallo di confidenza, con probabilità del 95%, CI 1,9-3,59 ).
  • Short term effects of a particle exposure on hospital admission in the Mid-Atlantic states: a population extimate. Kloog i., Nordio F. et al. PloS One. 2014 feb7: 9(2): e 88578 che dimostra come l’esposizione a PM 2.5 è associata ad un incremento dei ricoveri ospedalieri per tutte le patologie respiratorie e cardiovascolari, stroke, ischemia coronarica, BPCO.
    Venendo infine agli studi sulla correlazione  mortalità e inquinamento  possiamo considerare innanzitutto lo studio “Short-term effect of fine particulate air pollution on dayly mortality:  a case – crossover study in a tropical city. Kaohsiung, Taiwan . Tay ss. Chen CC, Yang CY” che fornisce evidenze di associazione tra esposizione short therm a PM 2.5 e elevato rischio di morte per tutte le cause e per patologia cardiocircolatoria e un secondo studio condotto  a Varsavia su infanti e bambini,  nel quale sono stati considerati indicatori di  inquinamento atmosferico i livelli di PM 10 e PM 2,5 utilizzando i principi dell’Health Impact Assessment method sui bimbi per quantificare  l’impatto dell’inquinamento. “J. Toxicol. Environ. Healt A. 2014; 77(8) 467-77 The influence of particulate matter on respiratory morbidity and mortality in children and infants. Jakuiak-Losaka J. Et al. Adv. Exp. Med Bio. 2015; 849:39-48”.

Per quel che concerne l’identificazione e l’importanza dell’influenza ambientale sulla modulazione del rischio di Alzheimer sulla popolazione delle aree più industrializzate recenti studi anni evidenziato che almeno 5 categorie di tossici ambientali siano state messe in correlazione con un aumento del rischio di sviluppo di questa patologia: metalli pesanti, pesticidi, inquinanti industriali, particolato e antimicrobici (figura 2).

                                                                                       

La figura 2a con un grafico a radar descrive la distribuzione delle attenzioni dei ricercatori negli ultimi 20 anni: la maggior parte delle oltre 8.000 pubblicazioni scientifiche sull’argomento riguardano i possibili effetti di tossicità neuronale di metalli pesanti (alluminio, rame, piombo, cobalto, cadmio, manganese, arsenico, mercurio…), pesticidi (organo fosfati e organo clorurati soprattutto), antimicrobici (parabeni, clorofeni, triclosan…) e inquinanti ambientali.
Tra le prove più evidenti e convincenti sull’importanza che questi fattori hanno nello sviluppo del deterioramento cognitivo di tipo degenerativo vi sono due considerazioni epidemiologiche di notevole rilevanza scientifica: la discordanza di rischio di Alzheimer nei gemelli monozigoti esposti a diverse cariche di agenti neurotossici e l’aumento di prevalenza di questa patologia nelle aree più industrializzate e quindi inquinate dei paesi economicamente più sviluppati.

Oltre a quanto citato sopra e a differenza dell’inquinamento dell’aria atmosferica esterna (outdoor pollution), oggetto di grande attenzione già da molti anni e di cui sono state presto identificate cause (traffico automobilistico, impianti industriali, impianti di riscaldamento domestico), effetti sulla salute (aumento dell’incidenza di malattie polmonari, cardiache e neoplastiche) e misure di prevenzione, solo negli anni più recenti è emersa l’esigenza di approfondire le conoscenze sull’inquinamento indoor (indoor pollution), soprattutto di fronte all’aumento di evidenze scientifiche allarmanti sugli effetti sanitari legati a questo fenomeno.
Infatti, al contrario di quanto succede in ambito industriale, nel caso di abitazioni, scuole, uffici ed edifici pubblici l’inquinamento indoor viene frequentemente sottovalutato per fattori di natura squisitamente culturale, psicologica o storica anche se, diverse ricerche, hanno dimostrato che in questi luoghi l’esposizione ad inquinanti di varia natura può essere addirittura superiore a quella relativa agli inquinanti in ambiente esterno o industriale.  Purtroppo, in Italia non è ancora vigente una normativa specifica a livello nazionale per il controllo della qualità dell’aria indoor negli edifici generici anche se esistono, comunque, delle norme che vengono emanate dai Comuni, nell’ambito del Regolamento di Igiene e Sanità che fissano dei parametri di salubrità delle abitazioni e degli abitati in genere. Risulta quindi chiaro che le problematiche relative all’inquinamento dell’aria indoor sono molteplici e di non facile valutazione in quanto le limitate conoscenze sulle sostanze emesse dai materiali usati negli edifici, le valutazioni tossicologiche e l’effettivo rischio per la salute umana sono disponibili solamente per una piccola parte di queste sostanze inquinanti. Il risultato è che a inquinanti “classici” si sono aggiunti inquinanti di tipo “nuovo”, per i quali non sono ancora del tutto chiari i rapporti causa-effetto sulla salute

L’ultimo punto non per importanza è quello relativo alla correlazione inquinanti atmosferici ed ambiente che incide non di poco sul nostro stile di vita in quanto molte di queste sostanze vengono “trasportate” ed immagazzinate sotto forma di deposizione umida o secca negli ecosistemi acquatici e terresti sensibili: Gli apporti di zolfo e di azoto, ad esempio, provocano un’acidificazione dei laghi alpini, dei fiumi situati ad alta quota e dei suoli boschivi a qualsiasi altitudine.

Un aumento dell’apporto di azoto danneggia inoltre, a causa dell’eccessiva concimazione che ne deriva, numerosi ecosistemi sensibili a tale sostanza, quali ad esempio le foreste, i prati naturali particolarmente ricchi di specie, i prati magri, le brughiere alpine, le torbiere alte e le torbiere basse.
Il risultato finale di quanto esposto è che l’inquinamento atmosferico sta danneggiando senza ombra di dubbio la salute umana e gli ecosistemi e che larghe fasce della popolazione non vivono in un ambiente sano, in base alle norme attuali. Si rende quindi sempre più necessario ed urgente sia dal punto di vista della salute che da quello più amplio dell’ambiente imboccare un cammino sostenibile andando oltre a quella che è la legislazione attuale a livello locale, nazionale ed internazionale. indi, al fine di imboccare un cammino sostenibile, l’Europa dovrà essere ambiziosa e andare oltre la legislazione attuale. Ultima considerazione del tutto personale è che, ovviamente, oltre ad una parte della Dark Economy che non ha interesse che si racconti quello che succede sia a livello globale, sia a livello nazionale è che, purtroppo, il mondo della comunicazione italiano si occupa di ambiente soprattutto quando ci sono i disastri, i morti ed i feriti.
È giusto fare giornalismo di inchiesta e di denuncia ma dovremmo fare anche un passo in avanti equilibrando l’informazione, facendo conoscere e raccontando in maniera continuativa, sia i problemi e le situazioni negative, sia le situazioni che in positivo avvengono ed esistono nel nostro paese.

di Andrea Casarini