Impianto pirolisi Retorbido: la risposta di Andrea Casarini al quotidiano Il Foglio

RETORBIDO – Superstiziosi e contro lo sviluppo del territorio. Per la seconda volta sul quotidiano “Il Foglio” leggo parole contro chi difende il territorio e la salute pubblica, relativamente alla vicenda dell’impianto di pirolisi in Oltrepò Pavese, bocciato da cittadini, Sindaci e Regione Lombardia.

retorbido

È ben vero che l’ articolo 21 della Costituzione Italiana garantisce il “diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione e che la stampa, giustamente, non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure” ma, è altrettanto vero, e rientra nella logica del  buon senso, che quando si  trattano problematiche  riguardanti un territorio di cui si conosce poco sarebbe giusto approfondire concetti che ritengo essenziali.

Innanzitutto vorrei portare alcuni esempi legati alla tutela dell’ambiente ed alla salute delle persone.

  1. Voglio fare riferimento alla Conferenza di Parigi sui cambiamenti cimatici (COP 21 o CMP 11) che si è tenuta dal 30 novembre al 12 dicembre del 2015 ed il cui obiettivo era quello di raggiungere, per la prima volta in oltre 20 anni di negoziati delle Nazioni Unite, un accordo vincolante e universale sul clima, da parte di tutte le nazioni del mondo. Ricordo che tale conferenza è stata ulteriormente rafforzata  ed influenzata a livello decisionale  dalla pubblicazione da parte di Sua Santità Papa Francesco dell’enciclica “Laudato si’” nella quale si richiede un’azione contro i cambiamenti climatici. All’interno di questa Conferenza trovo di notevole importanza  quanto contenuto nell’art 12 sul ruolo della partecipazione pubblica: “I Paesi collaboreranno nell’intraprendere misure, ove appropriato, per rafforzare l’educazione sul tema dei cambiamenti climatici, la formazione, la consapevolezza pubblica, la partecipazione pubblica e l’accesso pubblico alle informazioni, riconoscendo l’importanza di questi passi per il rafforzamento delle azioni dell’Accordo”.
  2. La seconda riflessione è inerente la Conferenza Onu sul clima di Marrakech (COP 22)  il  cui risultato dei 197 partecipanti è l’ impegno a definire entro dicembre 2018 il regolamento per l’attuazione dell’ Accordo di Parigi. Il testo dovrà contenere le modalità con le quali saranno monitorate le azioni volte alla riduzione dei gas serra. Degna di nota la considerazione di  Giuseppe Onufrio, (Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia che dichiara: “Durante queste due settimane abbiamo constatato una rinnovata determinazione ad andare avanti con quanto definito dagli accordi di Parigi ma, se i governi vogliono essere seri e coerenti, nessun nuovo progetto di estrazione di combustibili fossili dovrebbe essere d’ora in poi autorizzato. Nonostante sia venuto meno ancora una volta l’impegno a sostenere proprio i Paesi che soffrono maggiormente a causa dei cambiamenti climatici, l’obiettivo della Conferenza, ovvero concordare un piano di lavoro per aggiornare i nuovi obiettivi entro il 2018, è stato raggiunto. Ora bisognerà vedere cosa accadrà nei prossimi due anni, sia a livello globale che in Italia, dove il nostro governo si mostra sempre prodigo di belle parole, a cui però raramente fa seguire azioni concrete”.
  1. L’ultima riflessione riguarda strettamente la tecnologia della pirolisi che, al contrario dei quello che vogliono farci credere, non è un procedimento a emissioni zero visto che il 20% residuo del processo di smaltimento degli pneumatici viene sottoposto a combustione. Il che vuol dire, secondo le parole dello stesso responsabile del progetto Silvio Arrivabene, che se ogni giorno vengono trattate 100 tonnellate di PFU, 20 tonnellate vengono incenerite.
  2. Che la pirolisi non sia una procedura virtuosa non è una scoperta degli ultimi anni. Secondo un articolo del New York Times del 2010  – dal titolo eloquente “Pirolisys: for Tire Recyclers, a Holy Grail” – a cavallo degli anni ’90 e 2000 le principali aziende produttrici di pneumatici, come Firestone e Goodyear, hanno investito ingenti somme sperimentando la pirolisi considerata all’epoca “il Santo Gral del riciclo per gli pneumatici”. Ma la tecnologia si è rivelata non sostenibile e quindi i progetti sono stati abbandonati in quanto non si riusciva a reperire un mercato per i sottoprodotti e neanche a trovare un modo per integrarli ai propri. Tanto è vero che la stessa EPA, l’Agenzia del Governo Federale degli Stati Uniti per la protezione dell’ambiente mise al bando gli investimenti in questa tecnologia proprio per gli alti costi operativi. Si era infatti rilevato che in assenza di sussidi o aiuti, impianti così concepiti non erano auto-sostenibili.

Facendo riferimento alle sopracitate considerazioni è giusto tenere conto che il territorio nel quale si voleva proporre l’impianto di pirolisi  ha fortemente voluto un nuovo percorso  volto a rilanciare la sostenibilità del sistema economico locale fondato sull’agricoltura di qualità, sull’eccellenza dei nostri vini, sul turismo termale e sul turismo agroalimentare. Tutto questo è quindi  in netto contrasto con un “business industriale” che avrebbe provocato solamente gravi ripercussioni a livello ambientale, economico e di salute pubblica come ampliamente dimostrato anche  da numerosi studi epidemiologici sia a livello  nazionale che internazionale.

Pertanto ritengo  che il progetto avrebbe dovuto essere bocciato già prima dell’ attuale preavviso di rigetto sia sulla base del “buon senso” sia in virtù di alcune normative che vado ad elencare:

  • Il “progetto d’impianto di recupero di Pneumatici Fuori uso (PFU) mediante trattamento a caldo basato su un processo di pirolisi in comune di Retorbido” non è compatibile ai sensi del D.lgs. 152/06 “Norme in materia ambientale”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14/04/2006, supplemento ordinario n. 96.
  • L’impianto prevede l’utilizzo di filtri a carbone attivo che è una peculiarità degli inceneritori. Non a caso il D.lgs 133/2005 in materia di incenerimento di rifiuti (Gazzetta Ufficiale n 163 del 15 / 07 / 2005, supplemento ordinario n. 122), all’art. 2 comprende fra gli impianti di incenerimento :“qualsiasi unità o attrezzatura fissa o mobile destinata al trattamento termico di rifiuti ai fini dello smaltimento con o senza recupero di calore dalla combustione. Sono compresi in questa definizione l’incenerimento mediante ossidazione dei rifiuti, nonché altri processi di trattamento termico quali la pirolisi e il processo al plasma”.
  • Il “progettato impianto di recupero degli Pneumatici Fuori Uso (PFU)” non è in linea con sei direttive UE, tra cui la 2008/98/CE che prevede una drastica riduzione delle emissioni da inceneritori e che ribadisce che , entro il 2020, sarà necessario abbandonare le “politiche di incenerimento”.
  • Tale progetto non è in linea con quanto deliberato da Regione Lombardia con D.G.R. n. 126 del 24/01/2014 ha approvato le “Linee guida per la componente saluta pubblica degli studi di impatto ambientale” ai sensi dell’art. n. 12, comma 2 del Regolamento Regionale 21 novembre 2011.
  • Il progetto contrasta con il “Principio di Precauzione art. 191 del Trattato di Maastricht” all’interno del quale si rendono necessari tre elementi fondanti che non risultano accertati nella documentazione presentata dalla ditta proponente l’impianto:
  1. a) identificazione dei potenziali rischi.;
  2. b) valutazione scientifica realizzata in modo rigoroso ed inoppugnabile.;
  3. c) mancanza di una certezza scientifica che permetta di escludere ragionevolmente la presenza dei rischi identificati

Andrea Casarini

retorbido-2