Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari

VARALLO – E’ un racconto di botteghe, di allievi e maestri, quello in mostra ne “Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari”, fino al 1 luglio tra Varallo, Vercelli e Novara. Con le oltre cento opere selezionate dai curatori, Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, esposte nelle tre tappe piemontesi si ripercorrono le età dell’ascesa artistica (formazione, maturità e culmine di carriera) di uno dei più grandi pittori del Cinquecento italiano – “che immeritatamente non viene collocato nel rosario dei più importanti”, specifica Stoppa. E’ un dialogo continuo tra le opere già radicate sui territori, nelle chiese ad esempio, e quelle raccolte dai curatori nelle tre sedi espositive con prestiti che arrivano da vicino (Galleria Sabauda, il Museo Civico d’Arte Antica e l’Accademia Albertina di Torino) e lontano (il Louvre, il Ringling Museum of Art di Sarasota, lo Städel Museum di Francoforte). Un nuovo concetto di mostra “on the road”, che si allontana dalla fruizione classica del visitatore: non si entra in un solo luogo per vedere le opere dell’ artista, ci si sposta passo passo con lui. E’ un invito al viaggio.

Per ri-scoprire Gaudenzio Ferrari – a quasi sessanta anni dalla sua ultima mostra (voluta da Giovanni Testori a Vercelli, nel ’56) – si deve partire dall’alto: dal Sacro Monte di Varallo, piccola ricostruzione di Gerusalemme voluta nel Cinquecento dal francescano Bernardino Caimi. Meta di pellegrinaggio di molti fedeli, è un grande palcoscenico a cielo aperto in cui i pellegrini sono immersi in una rappresentazione quasi teatrale delle narrazioni religiose, circondati dalle statue a grandezza naturale scolpite e dipinte proprio da Ferrari, su alcune delle quali sono ancora visibili le incisioni dei voti e le firme “di passaggio” dei credenti. Il sogno di Giuseppe, l’Annunciazione di Maria, la Natività, l’arrivo dei Magi, la Crocifissione – una grande scena corale in cui i fedeli assistono al sacrifico di Gesù – sono solo alcune delle “pice teatrali” della vita di Gesù distribuite nelle 50 cappelle che compongono il Sacro Monte. Ad anticipare la plasticità e la narrazione, tipiche del linguaggio gaudenziano, è il ciclo di affreschi del transetto di Santa Maria delle Grazie a Varallo – ultimato da un Gaudenzio poco più che trentenne – che illustra, in 21 episodi, la vita di Cristo.

Un racconto per immagini che, in occasione della mostra, è possibile vedere a un palmo di mano, così vicino che quasi si potrebbe sfiorare allungando un braccio dal ponteggio allestito ad hoc all’interno della chiesa. A chiudere la prima tappa del tour, è la Pinacoteca di Varallo, ai piedi del sentiero che conduce al Sacro Monte, in cui si scoprono i maestri che furono di ispirazione per Gaudenzio: Bramantino, Perugino, Da Vinci, Scotti. Gaudenzio, ora convinto del suo linguaggio artistico, scende più a valle, in un ideale viaggio tra consapevolezza e crescita artistica che dall’alto della Valsesia lo porta a Vercelli. Seconda tappa del ‘Gaudenzio Ferrari on the road’.

E’ qui che realizzerà “il suo capolavoro” con il ciclo di affreschi della Maddalena e della Vergine nella chiesa di San Cristoforo e la pala della Madonna degli Aranci, che ne decora l’altare maggiore. Altre opere risalenti al periodo di committenza “vercellese” sono esposte nella cornice della chiesa sconsacrata San Marco – in cui Gaudenzio decorò una cappella (oggi perduta) – che da anni ospita nello scenografico parallelepipedo ‘Arca’ esposizioni internazionali temporanee, tra cui alcune collezioni del Guggenheim. Terza e ultima tappa è l’esposizione della produzione “matura” nel Broletto di Novara, non a caso – chiarisce Agosti – vicinissima alla Milano in cui Gaudenzio trascorse gli ultimi dieci anni di vita e concluse il suo viaggio alla prestigiosa committenza dell’ultimo duca degli Sforza, Francesco II. Qui va in scena il trionfo del Ferrari: da allievo di bottega è diventato un modello da seguire e da imitare. Bene lo dimostra la sua Ultima Cena, a cui sono accostate in sequenza quella di Bernardino Lanino, Valerio Profondavalle e Raffaele Crespi che chiariscono come lo stile e il linguaggio gaudenziano sia ormai diffuso: stesse scenografie narrative, prospettive, dettagli e mimiche dei personaggi. Al culmine e termine della sua carriera, nel periodo milanese in cui dipingerà ,tra gli altri, Il battesimo di Cristo a Santa Maria dei Miracoli, la cupola degli Angeli musicanti di Saronno, lo Sposalizio della Vergine a Como, Gaudenzio Ferrari cerca – tra la più accanita concorrenza di artisti e le avanguardie milanesi – di adeguarsi ai gusti del momento: “si avverte il suo dilemma: modificare scelte e linguaggi o continuare con quanto fatto? – spiega Agosti – Le scene sono più complicate, le figure ingigantite, nervose, cambiano i colori”. Gaudenzio si affaccia al Manierismo. E alla sua morte, nell’ultimo giorno dell’anno 1546 sarà il suo allievo Giovanni Battista Della Cerva a portare avanti ciò che rischiava di rimanere incompiuto. “Con questa mostra, organizzata in modo tradizionale e cronologico, desideriamo che il visitatore colga la piena linearità e la temperature espressiva dell’artista, la diversità, i suoi cambiamenti”, hanno spiegato i curatori.

Fonte: ANSA