Il presente non basta. La lezione del latino

«Chiunque voglia sapere dove girare lo sguardo con sufficiente consapevolezza non può trascurare del tutto la lingua latina che ci ha lasciato una triplice verità. Dionigi: “Il primato della parola, la centralità del tempo, la nobiltà della politica.» – Corrado Augias, il Venerdì di Repubblica

Ivano Dionigi, latinista, già rettore dell’Università di Bologna, volge lo sguardo alla lingua che l’Europa ha parlato ininterrottamente per secoli, attraverso la politica, la religione, la scienza.

Come mai in un’epoca caratterizzata dalla proliferazione dei mezzi di comunicazione, la reciproca comprensione è più difficile? Come mai ci ostiniamo a credere che il presente si riduca alla novità e che la novità si identifichi con la verità? Come mai le parole di Lucrezio sull’universo, di Cicerone sulla politica, di Seneca sull’uomo colpiscono la mente e curano l’anima più e meglio dei trattati specialistici? Ivano Dionigi, latinista, già rettore dell’Università di Bologna, con Il presente non basta affronta tali domande volgendo lo sguardo alla lingua che l’Europa ha parlato ininterrottamente per secoli, attraverso la politica, la religione, la scienza. Il latino evoca un lascito non solo storico, cultuale e linguistico ma anche simbolico: si scrive “latino”, ma si legge “italiano, storia, filosofia, sapere scientifico e umanistico, tradizione e ricchezza culturale”. Non è un reperto archeologico, uno status symbol o un mestiere per sopravvissuti; è il tramite che – oltre Roma – ci collega a Gerusalemme e ad Atene, l’eredità che ci possiamo spartire, la memoria che ci allunga la vita. È un’antenna che ci aiuta a captare tre dimensioni ed esperienze fondamentali: il primato della parola, la centralità del tempo, la nobiltà della politica. Come mater certa, anzi certissima dell’italiano, il latino – lingua morta eppure resistente nell’uso comune, dal lessico economico a quello politico, medico e mediatico – ci restituisce il volto autentico delle parole.