Il mito di Rino Gaetano, a 35 anni dalla scomparsa conserva ancora il mistero della sua morte. Di Alberto Bonfigli

E’ il 2 giugno del 1981, intorno alle 4 del mattino, quando un’auto sta percorrendo via Nomentana a Roma, e nel pressi dell’incrocio di via Carlo Fea sbanda invadendo la corsia opposta mentre sta giungendo un camion. Lo scontro è inevitabile.

rino-gaetanoI primi soccorsi riconoscono nell’uomo dell’auto il famoso cantante Rino Gaetano, che in quel momento ha perso i sensi. Viene trasportato al Policlinico Umberto I, che non disponendo di un reparto di traumatologia non può accoglierlo. Vengono allora contattati telefonicamente il San Giovanni, il San Camillo, il CTO della Garbatella, il Policlinico Gemelli e il San Filippo Neri, ma, nel più completo mistero, nessun ospedale contattato ha disponibilità di un posto. Sono circa le 6 del mattino, due ore dopo il grave incidente, che, senza ricevere cure urgenti e adeguate, Rino Gaetano esala l’ultimo respiro.

Viene subito da pensare che drammaticamente profetiche sono state le parole della sua canzone La ballata di Renzo, in cui tre ospedali rifiutano il ricovero del protagonista della canzone, gli stessi che rimangono indifferenti verso Rino Gaetano nella notte dell’incidente.

Molti i misteri e le tesi che vivono sulla sua morte, il più famoso dei quali, ufficioso, è dell’avvocato Bruno Mautone, il quale, in un suo libro, afferma che Rino Gaetano è stato ucciso dalla Massoneria, spiegando che in alcune sue canzoni il cantautore fa presunte accuse velate ai massoni.

rino-gaetano-2Rino Gaetano, all’anagrafe Salvatore Antonio Gaetano, nato a Crotone il 29 ottobre 1950 e morto a Roma il 2 giugno 1981, era un cantautore italiano, il cui ricordo più vivo è dato dalla sua voce ruvida, dall’ironia e la denuncia sociale nelle sue canzoni, spesso e volentieri nascoste dietro parole in apparenza modeste e frivole.

La musica del brillante cantautore, nell’immaginario collettivo per la sua ironia, il suo sarcasmo e la denuncia sociale dei suoi testi, è ancora oggi ascoltata da giovani e meno giovani, rendendo eterne canzoni come Gianna, Berta filava, Aida, Gianna, Nuntereggae più e Ahi Maria.

Pieno di vigore, amava divertirsi, amava la vita, cantava il suo sud, le sofferenze che aveva patito da bambino poiché la sua famiglia era povera. Arrivato a Roma all’età di nove anni e finite le elementari, la madre, avendo poco tempo da dedicargli, lo mise in collegio a Narni, vicino a Terni, e lì Rino scrisse una storia, all’età di 13 anni, dal titolo L’uomo volò. Nel libro si trovano i temi che poi saranno a lui cari, e che sono poi quelli che hanno infiammato un’intera generazione: ci sono ballate sull’omicidio dei Kennedy e di Martin Luther King, e le sue canzoni sono discorsi politici, di costume, a volte anche molto duri.

rino-gaetano-3Ha incontrato grandi cantautori come De Gregori, Cocciante, De Andrè, Guccini, ma soprattutto Sergio Bardotti, che poi l’ha presentato alla casa discografica It, e in seguito uscì il suo primo disco intitolato I love you Marianna con lo pseudonimo Kamamuri’s.

Poi ci sono i primi tentativi di scrittura, e le sue sono canzoni che sembrano inseguire l’onda lunga della contestazione giovanile, si orienteranno soprattutto all’ironia, allo sberleffo, al surreale. Una svolta questa dovuta anche alla frequentazione con Bruno Franceschelli, suo amico e collaboratore. Rino Gaetano si ispirava molto alla canzone popolare come forma, però ci metteva dentro soprattutto lo spirito di figlio degli anni ’60 e ’70, di un certo gusto della satira, della distruzione satirica, di dissacrazione di un certo tipo di ipocrisia borghese.

In modo generico, Rino Gaetano era più vicino al popolo, la sua protesta presentava, per assurdo, anche la voce dell’uomo comune. Senza bisogno di proclami e rivoluzioni Rino ha messo a nudo con modi apparentemente semplici le contraddizioni che regnavano nel costume sociale dell’Italia corrotta, e la sua voce non smette di offrirci riflessioni ed emozioni, ma nemmeno ci dà una risposta certa sulla sua morte, che probabilmente resterà tale per l’eternità.

Alberto Bonfigli