Il Maestro svelato, Bulgakov riemerge dalla Lubjanka

“Scusi, non ci credo, non può essere, i manoscritti non bruciano”, disse Woland, il diabolico protagonista di Il Maestro e Margherita, quando il Maestro gli confessò di aver bruciato il suo romanzo. Nel suo capolavoro Bulgakov descrive l’incenerimento del romanzo del Maestro con le stesse identiche parole che aveva usate per raccontare la distruzione dei suoi Diari, quando gli furono restituiti dai Servizi segreti. Per fortuna, ne era stata fatta una copia che giaceva soffocata dalla polvere in attesa che le tetre sbarre della prigione si aprissero per ridare la parola agli intimi pensieri dello scrittore. Il Maestro svelato inizia con la storia di quel ritrovamento. E con le avventure rocambolesche che il poeta e scrittore Vitalij Šentalinskij dovette affrontare, in piena Perestrojka, per costituire una Commissione con la quale poter entrare nella Lubjanka, la sede dei Servizi Segreti sovietici, e mettere le mani sugli imponenti archivi relativi ai dossier sugli scrittori e poeti imprigionati, torturati nel fisico e nello spirito allo scopo, tra gli altri, di ricevere da loro delazioni. La seconda parte del libro riporta la traduzione e la trascrizione del dossier su Bulgakov, conservato alla Lubjanka. Il dossier era stato già pubblicato da Šentalinskij all’estero, mai, prima d’ora, in Italia. La terza parte è dedicata a una breve biografia di Bulgakov e a riflessioni dell’autrice sul suo capolavoro Il Maestro e Margherita e sull’ultima sua pièce Batum.

Luciana Vagge Saccorotti è studiosa dei popoli aborigeni artici e subartici, ricercatrice e consulente scientifica del progetto “Carta dei Popoli Artici”, inserito nel programma dell’International Polar Year 2007-2009. Ha partecipato a una spedizione scientifica tra gli allevatori di renne della Penisola di Jamal e ha condotto diverse ricerche sul campo: nell’Arcipelago delle Solovki, sul Mar Bianco, tra gli antichi sciamani di Tuva, nella Siberia meridionale e tra gli Inuit della Groenlandia. È collaboratrice delle riviste “Slavia” e “Il Polo” con relazioni di viaggio, articoli e traduzioni dal russo. Ha tradotto dal russo e curato “Leggende della Lapponia e Miti e leggende degli sciamani siberiani” per la Casa Editrice Arcana, e Miti e “leggende dei popoli siberiani” per la Casa Editrice Xenia. È autrice del libro “Popoli artici e subartici. Dalla Penisola di Kola alla Čukotka”, Edizioni Arctos.

Vitalij Aleksandrovič Šentalinskij, è stato in gioventù un poljarnik, un ricercatore dell’Artico. Ha compiuto diverse spedizioni invernali nell’isola di Wrangel, lo scopo delle quali era quello di monitorare la femmina dell’orso bianco che vegliava i suoi cuccioli in tane scavate nella neve. In seguito si è dedicato attivamente alla letteratura e alla poesia, raccontando tra l’altro le sue avventure sull’isola. Ha scritto cinque volumi di versi e altrettanti libri in prosa tra cui una trilogia che lo ha fatto conoscere anche al di là dell’oceano. (In Italia è stato pubblicato – da Garzanti, nel 1994- soltanto il volume “I manoscritti non bruciano”, racconto della sua esperienza come capo commissione alla Lubjanka). Altri tre corposi volumi, che sono il risultato di quelle ricerche negli archivi della Lubjanka come direttore della Commissione da lui creata per ridare la parola agli scrittori che avevano subito la repressione staliniana, non sono ancora stati pubblicati. L’impresa di Šentalinskij fu considerata da tanti disperata, una vera e propria follia. Un intero anno fu interamente speso soltanto per creare quella Commissione e un altro anno per attraversare i portoni della Lubjanka, che gli ostacoli eretti dal KGB e dalla Procura a difesa dei segreti lì custoditi volevano rendere impenetrabile