Il libro di Gastrea, musa della buona cucina

Mangiare (e bere) bene è un’arte, questo è ormai appurato. Niente di strano, allora, che la buona cucina abbia una sua musa, proprio come la poesia o la danza. Si chiama Gastrea, e seguendo la sua ispirazione Giovanni Lodovici ha scritto un libro in cui svela tanti segreti e consigli per deliziare il palato. Intitolato Gastrea e la tavola di domani (Sarnus, pp. 272, euro 18), non è soltanto una raffinata guida ai piaceri della tavola, ma prima di tutto un racconto vivace e ricco di humour che la chef Annie Féolde dell’Enoteca Pinchiorri ha definito “un romanzo di enogastronomia”.

Appartenente a un’antica famiglia fiorentina, Lodovici ha approfondito fin da giovanissimo lo studio delle tradizioni gastronomiche toscane, recuperando ricette e segreti tramandati oralmente. Ma sono i trentacinque anni passati nei ristoranti (“tutti di alto livello, per obbligo professionale”) a fare di lui una vera autorità in campo culinario, tanto da poter sfatare tanti miti veicolati dai vari “MasterChef” o smascherare qualche cattiva abitudine. Come quella del formaggio sui primi, che andrebbe limitato a pochissimi piatti, oppure l’uso diffuso della panna o peggio dell’olio di semi: esiste solo l’extravergine di oliva, tutti gli altri sono soltanto “misture oleose ottenute per reazione chimica”. E ci sono altri tabù, come la noce moscata, giudicata un ingrediente “invadente e smodato” o il cetriolo, da non utilizzarsi nemmeno nella celebre panzanella.

Assieme a tante preziose raccomandazioni, a qualche ricetta e a piccoli racconti a tema, Lodovici ci parla della sua vita e delle sue grandi passioni, come la musica e le lettere classiche. In un susseguirsi di citazioni, che spaziano dalla letteratura ai grandi capolavori dell’arte, il libro ci offre la possibilità di conoscere da vicino, e ammirare, il mondo dell’enogastronomia, traendo da esso sensazioni nuove e gustosità inaspettate. E forse anche la consapevolezza di quanti altri piaceri possa riservare la vita.