“Il grano e la volpe”, un documentario di Vincenzo Guerrizio e Raffaele Manco

C’è un filo invisibile, come la tela di un ragno, che lega il disastro aviatorio dell’elicottero Volpe 132, precipitato in Sardegna il 2 marzo 1994, con l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (avvenuto a Mogadiscio, 20 marzo 1994). Probabilmente anche la caduta di questo elicottero fa parte di quelle stragi avvenute in Italia fino agli inizi degli anni ‘90 e, probabilmente, se Pasolini fosse stato ancora in vita avrebbe incluso questo fatto di cronaca nera nella famosa lettera che pubblicò sul Corriere della Sera nel 1974, intitolata: Cos’è questo golpe? Io so. “Io so – scriveva Pasolini – Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi! […] La ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia, a partire dal 1968, non è poi così difficile”.

recensione di Francesco Masala su La Bottega del Barbieri

Il 2 marzo del 1994 succede qualcosa, sparisce un elicottero della Guardia di Finanza in mare, a sud est della Sardegna, il nome in codice è Volpe 132, i piloti sono Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda, i corpi non verranno mai trovati.

Il 20 marzo 1994 Ilaria Alpi e Miran Hrovatin saranno assassinati.

Quasi da subito nessuno crede che i due giornalisti siano morti a causa di proiettili vaganti sparati durante il carnevale somalo, ci vuole più tempo a farsi strada la versione che i due piloti sardi siano stati colpiti da un missile.

E l’anno prima scoppia qualche bomba (non bombola) in giro per l’Italia, di origine mafiosa.

La storia di Volpe 132 è una di quelle perfette per un giallo sui misteri d’Italia, solo che bisogna scriverlo.

Pochi la conoscono, o perché la ignoravano dall’inizio o perché se la sono dimenticata.

(qui un interessantissimo dossier de La Nuova Sardegna, di Piero Mannironi e Pier Giorgio Pinna)

Vincenzo Guerrizio e Raffaele Manco hanno fatto un documentario sobrio e impietoso insieme, alla fine del quale nessuno potrà dire “non mi interessa”. Mica facile vederlo, qualche proiezione qua e la, sono 82 minuti che non lasciano scampo (pare che verrà tratta una versione da 52 minuti, per la tv, se compreranno i diritti (per farlo vedere, non per non farlo vedere, speriamo). Cos’hanno in comune l’esecuzione di Mogadiscio, quella di Volpe 132, quelle dell’estate prima, quelle di Falcone e Borsellino? C’è qualcuno nell’ombra che manda un messaggio, sono cose nostre, non rompete i coglioni, per Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, e per Volpe 132 il messaggio è che non si parla, non si indaga, non si disturba il traffico d’armi.(*)

Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda erano due militari, e come sempre, in tutte le istituzioni umane, ci sono i buoni e i cattivi, chi si è venduto, o è parte integrante di un potere parallelo (e più forte) e chi compie il suo dovere ed è un agnello da sacrificare, nelle dimostrazioni di forza di chi butta i suoi carichi pesanti sul tavolo da gioco.(**)

Sapevate che la nave da cui è partito il razzo che ha distrutto l’elicottero dopo quattro mesi era ormeggiata in un porto algerino da un mese, e che fra il 6 e 7 luglio del 1994, appena 4 mesi dopo Volpe 132, tutti i marinai furono sgozzati, e che quella nave trasportava grano, ma anche armi, dicono in molti? Grazie ai testimoni, testardi e coraggiosi, e ai registi. Non perdetevi questo documentario, appassionante come un film giallo, o anche dell’orrore, purtroppo.

(*) qui qualcuno canta:“lo sanno tutti che in Finmeccanica i soldi veri li fanno con le armi”, la stessa Finmeccanica che adesso ha cambiato nome, si chiama già Leonardo (povero Leonardo da Vinci, si starà rivoltando nella tomba).

Finmeccanica è quell’ambasciatore dell’Italia nel mondo, capitanata da Mauro Moretti, ex segretario nazionale della Cgil Trasporti per cinque anni, e da Giovanni de Gennaro, ricordate la scuola Diaz?

(**) Alle 18,58 sorvola un traghetto della Tirrenia. L’ultimo contatto con Elmas è delle 19,15 e qui c’è un piccolo mistero. L’elicottero annuncia: “Ci dirigiamo a Sud”; in realtà piega a Nord, fa un lungo giro sul monte dei Sette fratelli ed esce in mare praticamente all’altezza del punto in cui è all’ancora la “Lucina”. La manovra, secondo gli esperti, serviva a non farsi sentire dalla nave. Quella notte, infatti, soffiava il Maestrale (dal mare verso terra) e da quella direzione, a bordo del “Lucina” non avrebbero potuto sentire il rumore dell’elicottero in avvicinamento almeno finché non fosse stato molto vicino. La comunicazione “errata”, poteva servire a “depistare” chi, eventualmente, fosse stato in ascolto.