Il funerale senza fine. Una denuncia verso ogni forma di regime di Visar Zhiti

Un interminabile corteo funebre in cui tutti sono chiamati a marciare; tutti: gli artisti mezze calzette, gli operai, i malati di AIDS, le vecchie prostitute, gli uomini, le donne, i vecchi senza i loro bastoni e i bambini. Una marcia funebre dittatoriale che non conduce al camposanto ma che ti fa desiderare una tomba. Un cammino collettivo di un popolo assoggettato a un ideale pericoloso, che lo ha reso morto fra i vivi.

Il funerale senza fine (Rubbettino Editore) di Visar Zhiti è un canto cupo e grottesco, una denuncia verso ogni forma di regime. Ma fra l’esercito di occhi vuoti e spenti che cammina inconsapevole, Visar Zhiti lascia pennellate di ottimismo. La dittatura potrà privare gli uomini della libertà, ma non potrà mai privarli della loro umanità. Di quella gioia che nasce dall’essere in tanti e insieme.

Visar Zhiti è uno dei maggiori scrittori albanesi contemporanei e uno dei pochi a essere stati condannati dalla dittatura di Enver Hoxha a causa di un’opera poetica ritenuta eccessivamente ermetica, triste e pertanto contraria ai canoni del realismo socialista. Dopo dieci anni di carcere e lavoro forzato, caduta la dittatura, Zhiti ha avuto la possibilità di pubblicare tutte le sue opere, tra cui le poesie scritte di nascosto durante la prigionia. Oltre ad aver dato un altissimo e originale contributo al panorama letterario balcanico, i suoi racconti, i suoi romanzi come i suoi saggi hanno consolidato la libertà intellettuale e la vita democratica dell’Albania. I suoi libri sono stati tradotti in molti Paesi (dagli USA alla Macedonia, dalla Romania all’Italia) ottenendo importanti riconoscimenti.