Il culto di Maximon e il sincretismo religioso in Guatemala

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E’ girando per il Guatemala, più che per altri Paesi in cui il sincretismo religioso è pure manifesto, che si possono toccare con mano gli aspetti più interessanti della convivenza tra religione cristiana ed altre tradizioni religiose che il cristianesimo ci impone di definire pagane, in quanto refrattarie ai valori stessi del cristianesimo. Dunque, in Guatemala, cosi’ come forse in forma minore in altre regioni che hanno vissuto in prima persona il colonialismo spagnolo e sperimentato sulla propria pelle gli effetti del suo sodalizio con la Chiesa, alcune di queste antiche tradizioni religiose sono sopravvissute solo grazie ad una tenace e paziente opera di camuffamento messo in atto dalle popolazioni locali e dagli adepti dei vari culti, portate avanti per secoli, dai tempi della conquista sino ai nostri giorni. Ovunque nella regione, ed in ogni momento della vita di tutti i giorni, appena al di sotto di una superficialità convenzionale ed ingannatrice, il Sovrannaturale è presente e palpitante, mantenuto in vita dalle tradizioni e dalla superstizione che la religione cristiana non è mai riuscita pienamente a rimpiazzare. E puo’ capitare, visitando i coloratissimi cimiteri dell’altipiano, di assistere a riti sciamanici commissionati dalle famiglie dei defunti per dirimere questioni familiari che una morte inaspettata aveva impedito di regolare, per comunicare coi defunti, per garantirsi la loro benevolenza. Li’ il ruolo della Chiesa si arresta sulla soglia del cimitero, per lasciare spazio agli antichi riti. Quella degli sciamani non è una scenografia ricercata. Non c’è nulla, per il distratto viaggiatore, che li differenzi da altri personaggi che bazzicano i mercati o le strade dei villaggi. Vestono modestamente e non portano le insegne distintive care all’ immaginario occidentale. Possono fumare una sigaretta, mentre frugano per terra con un ramo, o quando rimestano le braci di un fuoco improvvisato, quando mormorano le formule nell’antica lingua, formule tramandate di padre in figlio, di famiglia in famiglia. Cio’ che invece li rende diversi è il loro ruolo di intermediari con l’aldilà, i gesti sacri e misurati con cui praticano i loro riti, il rispetto religioso di cui godono nella comunità, la loro credibilità, lo sguardo fermo e cupo che fa assumere ai loro interlocutori un atteggiamento di sottomissione.

urlE capita pure che gli sciamani pratichino marginalmente nelle chiese cattoliche. A Chichicastenango le antiche chiese spagnole sorgono sulle rovine di piramidi Maya. Fabbricate con le stesse pietre. Una superimposizione forzata, un simbolo della supremazia della vera religione sul paganesimo. Giustamente, quindi, cristianesimo e culti Maya hanno una sede comune per reclamare la loro esistenza, perché un buon cattolico che si rechi alla funzione, o al confessionale, possa rivolgersi al Buon Dio e ai suoi santi, ma anche alle divinità della sua antica terra attraverso la costumbre, mescolanza di credenze Maya e cattoliche, in cui trovano un loro ruolo scenografico pure le stesse innocentissime candele che illuminano gli altari dei santi ma anche spazi più discreti che i forestieri faticano ad identificare. Esempi interessanti di questo sincretismo religioso nella regione sono di ordine quotidiano, basta saper osservare e guardarsi attorno con attenzione, con vero interesse.  E gira e gira, in questo Paese non si puo’ alla fine non imbattersi nel culto di Maximon. Un culto antichissimo, certamente precolombiano, dai contorni molto incerti e dalle origini misteriose, tramandato dagli adepti e dalla tradizione popolare, sopravvissuto anche lui alle vessazioni della Chiesa e dei suoi preti colonizzatori. Ma chi è Maximon, questa divinità sincretica estremamente complessa, conosciuta spesso anche come San Simon, nome probabilmente acquisito durante il processo di camuffamento esercitato nei secoli ? Anche se le teorie sono molte e varie, tutti sono d’accordo nel concordare che alla base del culto stà la leggenda di questo personaggio villano, che, mentre gli uomini sono al lavoro nei campi, si intrufola nel villaggio e possiede tutte le donne della comunità. Al ritorno dai campi, gli uomini, infuriati, gli tagliano gambe e braccia. In seguito a cio’, e grazie ad una logica tutta religiosa e oggi ormai difficile da comprendere, Maximon diviene una divinità. Qui è ora d’obbligo fare un salto di diversi secoli, durante i quali il culto rimane circoscritto ad alcuni villaggi guatemaltechi dell’altipiano, sino agli inizi del secolo scorso, quando il culto viene riscoperto sino a divenire, ai nostri giorni, emblematico del Guatemala e delle sue origini.

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Nel culto moderno Maximon è generalmente rappresentato da un feticcio di legno rivestito da un’imbottitura di foglie di mais, abbigliato con uno strato di varie camicie, pantaloni ricamati, uno o due cappelli, l’uno sull’altro, di tipo Stetson. La testa è una zucca sulla quale è applicata una maschera di legno, non colorata, nella cui bocca viene spesso inserita una sigaretta accesa. Sull’ altiplano guatemalteco, in riva al lago Atitlan, la cittadina di Santiago ospita uno dei luoghi di culto piu popolari del Paese. Qui sono sempre presenti gli adepti del culto. I contadini arrivano dalla campagna a lasciare il loro tributo alla divinità prima di recarsi al mercato; ed arrivano anche i turisti, perché ormai Maximon ed il suo culto hanno assunto pure una valenza turistica importante. In uno stanzone decorato con scenografica e colorata ingenuità, Maximon domina la scena da un modesto piedistallo, e volge il suo sguardo imperscrutabile ai visitatori. Fanno da sfondo, seduti contro il muro, gli adepti del culto, che regolarmente si occupano di ritirare le offerte e di consumare puntigliosamente le bevande alcoliche offerte alla divinità. Questa forma di sacrificio, questo consumo di liquori cosi’ puntuale e continuo, fa si che l’assemblea assuma col passare delle ore espressioni variamente alterate. Alcuni, alla fine della giornata, non riusciranno neppure ad alzarsi dalla sedia, e dovranno essere riportati a casa di peso dai confratelli. Mentre i visitatori locali lasciano le loro offerte, accompagnando l’azione con rituale gestualità prima di tornare alle loro occupazioni, i turisti, consigliati dalle loro guide, lasciano semplicemente offerte in denaro, fanno qualche foto e ripartono. Quindi, con un po’ di fortuna, questo è il momento di guardarsi attorno, nel silenzio improvviso dello stanzone, sotto lo sguardo inebetito degli attendenti taciturni e progressivamente alticci. E’ un silenzio pesante. E’ li che la presenza del feticcio acquisisce tutta la sua importanza. E quando lo si guarda con attenzione, quando ci si avvicina a Maximon per meglio osservarlo, cosi’ vicino da suscitare nei presenti un impercettibile sussulto di disapprovazione, si scopre sulla sua maschera apparentemente inespressiva un che di inquietante . Nella cultura classica i nostri santi sono rappresentati con espressioni ispirate, meste, sofferenti . Ma questo personaggio, questa divinità camuffata da finto messicano, esibisce un sottile e malevolo sorriso. A volte Maximon è rappresentato con occhiali scuri, di tipo Ray Ban. E’ forse un tentativo per nascondere il suo sguardo vuoto , indagatore e un po’ arrogante allo stesso tempo, per mascherare la sua espressione di gaglioffo dandogli l’aspetto di un bonario pilota o turista americano. Ma non attacca. L’impressione rimane. Questa è una divinità antica, erede di una cultura dominata da riti religiosi crudeli e sanguinari. Non si accontenta di doni; chiede tributi. Questo personaggio dalle origini ancestrali, camuffato nei secoli per sfuggire alle rappresaglie del cristianesimo, oggi si presenta al viaggiatore disattento come un fantoccio carnevalesco, ma la sua vera natura traspare da un sorriso impercettibile, rapace e derisorio, a ribadire la propria capacità di sopravvivenza nonostante tutto. Ed è proprio cosi’. Le cofradías degli emigrati guatemaltechi oggi sono attive anche all’estero, e persino nella città di Los Angeles, ormai, si puo’ venerare Maximon.

Di Giuliano Gennari