Il Cile protegge la Patagonia: rete di Parchi nazionali su un territorio grande come la Svizzera

La presidente socialista del Cile Michelle Bachelet sta correndo per firmare decreti e leggi ambientali e sociali prima che si insedi  alla Moneda il nuovo presidente Sebastián Piñera. Uno dei più importanti è forse il decreto appena firmato per istituire la Red de Parques Nacionales de la Patagonia, e la Bachelet ha spiegato  che «In questo modo i Parchi nazionali aumenteranno la loro superficie del 38,5% arrivando all’81,1% del totale delle aree protette In Cile. Questo è il culmine del progetto che oggi abbiamo concretizzato».

La firma del decreto istitutivo dei Parchi nazionali di Pumalín e della Patagonia è avvenuta  nel Comune di Cochrane, nella Regione di  Aysén,  e oltre alla Bachelet era presenti i ministri dei beni nazionali  Nivia Palma e dell’ambiente  Marcelo Mena, ma soprattutto Kristine McDivitt Tompkins, presidente e CEO di Tompkins Conservation, che ha donato al Cile un  milione di acri, la più grande donazione di terra mai fatta da parte di un’entità privata a un Paese, perché li proteggesse.

Grande l’emozione e la soddisfazione per Kristine McDivitt Tompkins che ha detto che la presidente Bachelet ha mantenuto il giuramento di  «creare una rete di cinque nuovi parchi nazionali in Cile e l’espansione di altri tre. Insieme, aggiungono un totale di oltre 10 milioni di acri di nuovi parchi nazionali in Cile, con un milione di acri di terra provenienti dalla Tompkins Conservation e altri 9 milioni di acri di terre statali dal Cile. Per fare un paragone, è più di tre volte la dimensione dei Parchi di Yosemite e Yellowstone messi insieme, o approssimativamente la dimensione di un Paese come la Svizzera».

La Tompkins  ha concluso: «Sono orgogliosa di mio marito Doug e della sua visione che continua a guidarci, insieme a tutto il nostro team, per completare questi due parchi nazionali e la rete più ampia, una pietra miliare dei nostri primi 25 anni di lavoro. Mentre continueremo a contribuire a promuovere e salvaguardare questi parchi, stiamo iniziando a rivolgere la nostra attenzione a sempre più nuovi progetti di conservazione e ripristino in Cile e in Argentina, mentre lavoriamo per salvare e ripristinare ecosistemi grandi, selvaggi e connessi».

Fin dalla sua istituzione, l’obiettivo di Tompkins Conservation è stato quello di donare terreni da proteggere,  acquistati privatamente, ai sistemi di parchi, visti come il più alto livello di conservazione per le generazioni a venire. Ad oggi, l’organizzazione e i suoi partner hanno protetto circa 13 milioni di acri di terra  nei parchi in Cile e Argentina, dove hanno lavorato con governi locali e nazionali, organizzazioni non governative, scienziati, attivisti, ambientalisti per arrivare a quella che chiama la conservazione permanente.

La Bachelet ha ricordato che «Quello che oggi ci unisce è la storia di un sogno. Nato dal semplice e franco amore per questa terra. E’ stato questo sogno che ha permesso di superare le incomprensioni, mettere insieme le volontà e che ha finito per diventare politica dello StatoKris, non penso di sbagliarmi nel dire  che Douglas Tompkins avrebbe sorriso nel constatare che aveva ragione e che la sua eredità è più viva che mai. Perché da ora lo Stato del Cile ha il dovere di valorizzare, preservare e potenziare la ricchezza naturale della  Patagonia. E deve farlo in conformità con gli alti standard internazionali, In altre parole, è il Paese nel suo complesso che si assume l’impegno che prima ricadeva su alcuni visionari. E un Paese nel suo complesso vincerà cimentandosi lungo strade concrete dello sviluppo sostenibile».

La Red de Parques Nacionales de la Patagonia comprende 8 aree protette che si estendono su  4.519.713 ettari e comprende teritori di aree protette esistenti, terre pubbliche e altri territori donati da privati. La Bachelet ha sottolineato che «Il Cile ha dovuto compiere questo passo decisivo per proteggere e preservare la nostra biodiversità, i paesaggi unici, gli habitat ai quali sono legate specie nazionali in pericolo come il larice, l’huemul e la volpe  culpeo. Il potenziale per il turismo è evidente. Il  78% dei turisti che vengono da lontano pensano che la natura sia il principale motivo per visitare il Cile. Si stima che le aree protette del nostro Paese ci abbiano portato più di 10 milioni di visitatori negli ultimi 4 anni».

La Bachelet ha terminato il suo discorso spiegando  perché la realizzazione di questa rete di aree protette è stata così importante per il suo governo di sinistra che sta per terminare il suo mandato: «Perché non è solo uno sforzo di salvaguardia senza precedenti, è anche un invito a immaginare, senza ulteriori ritardi, modi per occuparci razionalmente della nostra terra, per creare altre attività economiche, per utilizzare le risorse naturali senza depredarle, Detto altrimenti, per generare sviluppo sostenibile, l’unico sviluppo redditizio sul lungo periodo. Come mai prima siamo andati avanti nella conservazione terrestre e marina, nel ripulire la nostra matrice energetica, nel rendere i cittadini parte di un nuovo modo di intendere lo sviluppoE’ importante dirlo con chiarezza: non si può tornare indietro».

Un messaggio indirizzato al nuovo governo di destra che si appresta a prendere le redini del Cile che è condiviso anche da Greenpeace Chile, che ha definito una «designazione preoccupante» la nomina da parte di Piñera  di Marcela Cubillos a nuova ministra dell’ambiente. Il direttore di Greenpeace Chile: Matías Asun, ha detto che «L’agenda delle riforme ambientali del presidente eletto è preoccupante, potrebbe indebolire il quadro istituzionale della valutazione ambientale mentre c’è necessità di rafforzarla, assicurarla e di aprire spazi di partecipazione che permettano un maggior empowerment   e partecipazione dei cittadini a temi della protezione del nostro patrimonio ambientale. Il so grande compito sarà quello di guidare il Cile lungo la strada per rendere il Paese un leader mondiale in materia di protezione ambientale. Il problema è che non vediamo nella futura ministra un percorso rilevante in materia ambientale, il che si somma a una partecipazione molto scarsa alla Comisión de Medio Ambiente quando ne fece parte come deputata. E’ deludente che non abbia partecipato al 66% delle sessioni è deludente».

Greenpeace Chile ricorda che una delle sfide che avrà di fronte la Cubillos sarà quella di «consolidare un ministero potente, capace di opporsi alle miriadi di semplificatori che basano tutto su occupazione e crescita, senza obiettivi ambientali, sociali e culturali».

Asun ha spiegato che il dubbio è capire quale peso politico che la ministra dell’ambiente il ministro avrà all’interno del governo di destra: «Resta da vedere, ma se vuoi davvero esercitare la leadership, la sua voce dovrebbe essere o più forte di quella del tesoro o dell’economia». E questo sembra davvero poco probabile, e non solo in Cile.

Comunque, per ora, in attesa del ritorno di Piñera alla presidenza, gli ambientalisti cileni si godono la notizia della nuova gigantesca rete di aree protette  che il Wwf Chile ha definito «Una grande notizia per la conservazione della natura nel Paese e anche per tutto il mondo».

Fonte: Greenreport.it