Il 29 luglio 1983 il magistrato Rocco Chinnici perdeva la vita in un attentato di Cosa Nostra

via-pipitone

… Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi […] fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai… Rocco Chinnici 

Il 29 luglio 1983 il magistrato Rocco Chinnici fondatore del pool antimafia di cui facevano parte anche Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe DilLello, viene assassinato con autobomba,  una Fiat 127 carica di esplosivo, a Palermo davanti alla sua abitazione. Nell’attentato insieme al magistrato che della lotta alla mafia aveva fatto la sua ragione di vita, muoiono i componenti della scorta: il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi e l’appuntato Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi. Ad azionare il detonatore il killer mafioso Pino Greco. L’unico superstite è l’autista Giovanni Paparcuri.

imagesNel processo per l’omicidio sono stati individuati come mandanti i cugini Nino e Ignazio Salvo e si è concluso con 12 condanne all’ergastolo e quattro condanne a 18 anni di reclusione per alcuni affiliati di Cosa Nostra. Il giudice Antonino Saetta che in assise si contraddistinse per le dure pene inflitte ai sicari di Rocco Chinnici venne anche  lui ucciso, insieme al figlio Stefano, in un altro tragico attentato, il 25 settembre 1988 a Caltanissetta.

In una delle sue ultime interviste, Chinnici disse: «La cosa peggiore che possa accadere è essere ucciso. Io non ho paura della morte e, anche se cammino con la scorta, so benissimo che possono colpirmi in ogni momento. Spero che, se dovesse accadere, non succeda nulla agli uomini della mia scorta. Per un Magistrato come me è normale considerarsi nel mirino delle cosche mafiose. Ma chinnici-rocco-eff-c-ansaquesto non impedisce né a me né agli altri giudici di continuare a lavorare»

Il giudice aveva intuito l’importanza nella lotta alla mafia del lavoro di squadra e in questa direzione aveva messo le basi che hanno portato alla formazione del futuro pool antimafia guidato da Antonio Caponnetto. E’ infatti considerato il precursore della lotta antimafia che poi portarono avanti Falcone e Borsellino. Si deve a lui l’inzio del primo maxi processo con il procedimento “dei 162”.

borsellino03-300x217Il giudice Borsellino parlando del magistrato Chinnici: “Non si stancò mai di ripetere, ogni volta che ne ebbe occasione, che solo un intervento globale dello Stato, nella varietà delle sue funzioni amministrative, legislative ed, in senso ampio, politiche, avrebbe potuto sicuramente incidere sulle radici della malapianta, avviando il processo del suo sradicamento”

Segue un’intervista del giornalista RAI Giulio Borrelli a Rocco Chinnici