I Vajont d’Italia. Intervista alla regista Lucia Vastano di Andrea Casarini

vajont-aquilaVOGHERA – I Vajont è un docu-film della giornalista e regista Lucia Vastano che racconta sette tragici episodi italiani, dal crollo della diga del Vajont (1963) al terremoto delll’Aquila (2009), dalla tristemente nota  vicenda della Thyessen Group di Torino (2007) al caso Fibronit di Broni.

Già presentato in anteprima nazionale proprio a Broni, città che ancora oggi soffre delle gravi ripercussioni causate dalla Fibronit, I Vajont è stato proiettato ieri a Voghera, in collaborazione con il Comitato No Inceneritore Retorbido, un territorio che oggi si oppone coeso alla costruzione di un inceneritore di pirolisi e che danneggerebbe tutto l’Oltrepò Pavese, in particolare la Valle Staffora, un pezzo d’Italia ancora incontaminato, di vigneti e piccole produzioni agricole.

vajont-locEclatanti le parole sulla locandina che promuoveva la proiezione: “Noi non abbiamo una diga. Abbiamo la pirolisi. Non vogliamo essere il prossimo Vajont.” Cittadini consapevoli ed informati che si impegnati per la difesa del loro territorio, della loro salute e del loro futuro.

La regista Lucia Vastano, giornalista professionista,  già inviata di guerra in  paesi quali Libano, Cambogia, Iraq  e  collaboratrice  freelance con diverse testate italiane e americane, è stata intervistata da Andrea Casarini per Informazione Indipendente.

D. Perché un documentario sul disastro del Vajont?

R. Il film ha un titolo che non è un errore di stampa: I Vajont. La scelta di mettere quel plurale è nata proprio dal voler utilizzare la storia della prima grande strage di innocenti dell’Italia “democratica” causata dall’uomo, dai poteri e delle caste economiche, come metafora di altre innumerevoli stragi  in cui una politica corrotta e corruttrice, l’ingordigia e il cinismo dei poteri economici sacrificano la vita delle persone in nome dl profitto.

I Vajont si incontrano un po’ ovunque in questo nostro martoriato paese, da Broni all’Aquila, da Viareggio a Paderno Dugnano a Genova e superano anche i confini nazionali dove ci sono gli ultimi, i più poveri e derelitti che vengono scelti come agnelli sacrificali delle grandi multinazionali per fare profitto.

Vajont può diventare anche  Retorbido se la gente non si mobilita per impedire scempi ecologici, dannosi per la salute, con i quali alcuni vorrebbero violentare il territorio.

vajont-manifestazioneD. Come è nato il sodalizio con il Comitato No inceneritore Retorbido? 

R. La vicinanza con il Comitato No Inceneritore è nata dopo la visione a San Martino Siccomario del film. Due attivisti si sono avvicinati chiedendomi se potevo interessarmi anche al loro caso, alla storia della lotta per impedire lo stravolgimento di un territorio meraviglioso che va sicuramente preservato e difeso.

D. A distanza di tanti anni dal Vajont, il sottile filo che lega la politica al territorio, giustizia ed interesse privato, è ancora attuale o ci sono stati cambiamenti sostanziali ?

R. Il Vajont, a 53 anni di distanza da quella notte del 9 ottobre 1963 ha ancora dei capitoli aperti che meritano di essere seguiti con attenzione. Per prima cosa i poteri economici che causarono la strage tentando ancora subdolamente di modificare la memoria, trasformando quella strage ad opera dell’uomo e della sua avidità in un abominio della natura. I superstiti stanno diventando sempre meno e quelli più attivi nel movimento cittadini per la memoria del Vajont invecchiano (i più giovani hanno oltre 70 anni).

Non deve succedere che una volta che loro non ci saranno più il racconto si addolcisca. Non si potrà dire che quella diga era un’eccellenza Italiana visto che ha saputo resistere alla cattiveria della natura, perché nel Vajont la natura non ha davvero responsabilità. La colpa è dell’uomo e della sua fame di potere e di soldi.

Andrea Casarini