Gli orsi delle Alpi: chi sono e come vivono, spiegato da chi li studia da vicino

Fonte: Un articolo di Filippo Zibordi per Greenreport.it

L’orso bruno, Ursus arctos, è tra i più grandi mammiferi terrestri d’Europa. Forse proprio per le imponenti dimensioni, che da sempre attraggono e al contempo atterriscono l’uomo,  ma di certo anche per le somiglianze – vere o presunte – con la nostra specie, esso è legato a noi da un rapporto del tutto particolare che ha lasciato numerose tracce, fin dalla preistoria, tramutandosi ed evolvendo coerentemente con i cambiamenti culturali che la nostra società ha attraversato.

L’orso non è un animale come gli altri. Lo sanno tutte le persone che, in Europa meridionale, si trovano a convivere con i plantigradi.

Io lo imparai non appena misi piede in Trentino. Anche se ero impegnato a studiare mammiferi mille volte più piccoli, iniziai a sentir molto parlare degli “ultimi orsi presenti sulle Alpi italiane”, come di una specie di chimera. Ai primi convegni dedicati alla loro salvaguardia a cui presi parte, ricordo la frase sarcastica pronunciata da qualcuno: «Ci sono molti più esperti di orsi di quanti siano i plantigradi ancora liberi nelle selve del Trentino».

Passò qualche anno, mi laureai e quindi mi trasferii in Trentino grazie ad una borsa di studio nell’ambito del progetto di reintroduzione Life Ursus. Mi ritrovai a seguire in prima persona sia gli orsi in carne ed ossa, sia quelli quotidianamente protagonisti di giornali, TV, discussioni da bar.

L’orso non è un animale come gli altri perché è grande e grosso. E perché sa stare “in piedi” e fare altre cose in una maniera che ci appare simile alla nostra. Dunque ci assomiglia. Ma, al contempo, ci spaventa. E sempre nel medesimo istante ci emoziona e ci diverte come quando, guardando il video di un cucciolo che rotola sulla neve, ci troviamo istintivamente a sorridere.

Occuparsi della salvaguardia dell’orso significa avere a che fare anche con questo. Perché la tutela dell’orso non passa solo attraverso i rischi di tipo biologico ed ecologico, ma anche attraverso dinamiche sociali, politiche e mediatiche. Molto spesso, l’orso diventa infatti uno strumento di politica e di delegittimazione dei partiti di maggioranza, tradizionalmente considerati i colpevoli delle sue “malefatte”. Parimenti, alcuni avvenimenti (danni particolarmente eclatanti, incontri ravvicinati) vengono enfatizzati dai media, causando una “ipersensibilizzazione” dell’opinione pubblica. Il risultato è che dalla disinformazione si arriva alla gestione occulta e il bracconaggio finisce per essere la risposta forte (nonché illegale) ai problemi di una parte dell’opinione pubblica, ormai convinta che l’orso sia il capro espiatorio di tutte le difficoltà legate alla vita nelle “terre alte”.

In un contesto del genere, far conoscere chi è (o cosa è) davvero l’orso, dove vive e quali sono le sue abitudini, è un primo passo per contrastare falsità e strumentalizzazioni, e approcciare la questione in modo completo, laico e trasparente. Il volume Gli orsi delle Alpi. Chi sono e come vivono (F. Zibordi, 2017. Blu edizioni. Pp. 128. http://www.bluedizioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=888:gli-orsi-delle-alpi&catid=51:titoli) è un tentativo in tal senso.

Ai dettagli sulla biologia ed ecologia della specie, il testo aggiunge infatti curiosità e informazioni aggiornate sullo stato attuale degli orsi alpini, sulle problematiche legate alla loro presenza sul territorio e sulle possibili soluzioni utili a favorire la convivenza con l’uomo, nonché aneddoti e avventure vissute in prima persona. L’orso non è un animale come gli altri: «Come pochi altri esseri viventi, sta lì a sfidarci, con la loro sua sola presenza. Come un totem della natura, ci pone davanti a delle scelte, sulla base delle quali il nostro rapporto con la natura, forse anche la nostra storia, potrà essere diverso» (da Sulla via dell’orso. A. Sustersic. e F. Zibordi, 2016. Idea montagna).