Giro di Boa, una perla nel cinema

Giro di Boa, una perla nel cinema. 

L’ultima fatica della coppia Faccini-Piperno ha trovato il plauso unanime. Piero Spila, un critico attento e severo, ha definito Giro di Boa un bel lavoro, un puro colpo di genio,che è riuscito a trasformare un fungo con i peli (selezionato e coltivato nel deserto del Negev!!!) in un piumino per le ascelle, con un’intuizione di cui non sarebbero stati capaci neanche Apollinaire con i suoi amici dadaisti. Tutto questo, secondo Spila, è un vero godimento.  Piero Pruzzo è affascinato dalle immagini che sgorgano con naturalezza, trascorrendo dai percorsi turistici alle periferie smisurate, facendo posto sia agli incontri inevitabili sia alle interviste a sorpresa. Con franchezza definisce il film un magistrale ritratto umano (Marina) e di città (Roma) che stimola l’interesse e appaga in profondità, grazie allo sguardo di Marina e all’obiettivo di Faccini che non trascurano nulla – musei e riunioni intellettuali, urgenze civili e pericolo di ronde nere, mercati urbani e ricordi di viaggi – travalicano il dato oggettivo per stabilire una complessità avvolgente, emozionante, al riparo dai luoghi comuni. E’ un susseguirsi di momenti emblematici che si ritrovano nel racconto del vecchio giovane che riflette sul buono che c’è ancora a Tor Bellamonaca, dell’ex ragazzo di strada che ha partecipato a Notte di stelle e Giamaica, o ancora del venditore africano nato a Dakar che non cambierebbe Roma con altre città italiane, della ragazza di periferia che si è tirata fuori dal “marcio” che la circondava, e neii bar tradizionali a quelli più sofisticati – scaturisce l’atmosfera di un luogo unico al mondo, dove a dispetto di innegabili carenze e cedimenti sopravvive un confortante flusso di umanità. Qui bello e brutto, grazie allo sguardo di Marina e all’obiettivo di Faccini che non trascurano nulla – musei e riunioni intellettuali, urgenze civili e pericolo di ronde nere, mercati urbani e ricordi di viaggi – travalicano il dato oggettivo per stabilire una complessità avvolgente, emozionante, al riparo dai luoghi comuni. Un magistrale ritratto umano (Marina) e di città (Roma) che stimola l’interesse e appaga in profondità. Altrettanto entusiasta Stefano Beccastrini che scrive finalmente ho visto “Giro di boa”: bellissimo, toccante. Definisce Marina un’attrice eccezionale, commoventi le dediche ad Anna Magnani, Pier Paolo Pasolini e Fred Astaire.e confessa di essere rimasto senza fiato per la sorpresa e la gioia quando ha visto Cyd Charisse e la propria commozione nel finale sardo, a Ghilarza, al museo Gramsci., tra launeddas e canto a tenore.

Mentre il bel tram, luminoso e deserto, ingoia le curve a gomito che imboccano l’umbertino Viale Regina Margherita. Presto si riempirà di una folla multietnica e Marina si chiederà:Chi vive oggi in questa città? Di chi é questa città!? Perché il giovane nord africano che siede davanti a me porta quel FIGHTER sul berretto? Sospettiamo! Infastiditi e timorosi…

Dal sito PipernoFaccini.it

Questa è la domanda ricorrente in tutto il film, opportunamente sottolineata e proposta dalle immagini Il film inizia con una descrizione evocativa di un’epoca scomparsa “Come sferragliavano, tra sobbalzi e cigolii, i tram della mia infanzia. E come squillavano i blen blen blen del martello a pedale con cui il conduttore metteva fretta ai passanti che attraversavano i binari troppo lentamente. E come scivola via, adesso, silenziosamente, questo lucertolone che porta il numero 3 quale segno distintivo, orgoglioso del suo capolinea a Valle Giulia, nel verde di Villa Borghese. Abbiamo vissuto vent’anni altrove e della nostra città, mai dimenticata, vogliamo riprenderci il cuore…” Segue quella che con linguaggio moderno è definita un’orgia digitale del turismo instancabile, che sale sugli spalti del Colosseo. Scrivono Faccini e Piperno è da qui che inizia la nostra ricognizione, per capire in quale città siamo tornati a vivere. Dicono che Roma sia una puttana di poco prezzo, tuttavia inafferrabile. Ci mescoliamo alla folla di un saturnale trasteverino per smentire questa diceria. Tra musicisti e artisti di strada, africani intelligenti, turisti che si sottraggono alla nostra telecamera ed altri che si espongono, riusciamo a gustare fino in fondo la nostra prima notte romana. “Cos’è Roma per me?”, si chiede Marina, che in questa città è nata e radicata dai tempi di Giulio Cesare. “Identità ed energia! Rifugio e spinta poderosa verso il mondo…”, dice. Una città che non imprigiona. Che è bello incontrare, per lasciarla, per ritornarci…
E’ durante questa prima notte, sfolgorante di luci, che abbiamo deciso di incrociare cronaca e Storia, creatività selvaggia e ambiziosi progetti artistici, sofferenza quotidiana e benessere, marginalità e cultura, eutanasia e gioia di vivere…
Ne è venuto fuori un film di 87’, girato, nel corso dell’anno 2017, con una Go Pro Hero5black, assai efficace anche nella “presa diretta” del suono. Blok notes e camera stylo che ci ha consentito un meditato diario in pubblico, ma anche improvvisazioni vivificanti… In tutto ciò un “mossiere” c’è e non serve che si nasconda dietro le telecamere con le quali gira armato, amoroso investigatore del mondo quale
é. Non ha appaltato il suo erotismo a nessuno dei collaboratori che hanno accompagnato la sua carriera fino alla lavorazione di Giamaica (1998), né che si trattasse dei direttori della fotografia od operatori alla macchina, e nemmeno dei fonici di presa diretta. Ai quali, beninteso, riconosce virtù e insegnamenti preziosi. Ma é dal 2000 che il “mossiere” si è ripreso sguardo e udito ridiventando il filmaker delle proprie origini, abolendo i vincoli e le ostruzioni del cinema tradizionale che gli impedivano l‘estrema vicinanza alle cose e persone di cui voleva e poteva innamorarsi. 

Di Daniele Ceccarini