Giornata mondiale degli oceani: è la plastica il nemico numero uno dei mari

La salute del globo dipende anche dalla salute dei suoi oceani, ma le minacce che gravano sui mari del pianeta sono tante: l’inquinamento e’ il nemico numero uno da combattere visto che ogni anno finiscono in mare almeno 8 milioni di tonnellate di plastica. Lo ricorda l’Onu in occasione della Giornata mondiale degli oceani che si celebra l’8 giugno. E alla vigilia della ricorrenza Greenpeace lancia un Sos per l’Artico: si scalda due volte piu’ in fretta di qualsiasi altra regione del mondo con ripercussioni sull’intero clima terrestre. Gli oceani, ricordano le Nazioni Unite, coprono tre quarti della superficie terrestre, garantiscono sopravvivenza a 3 miliardi di persone e generano circa 3 mila miliardi di dollari all’anno in termini di risorse e industrie, il 5% del Pil globale. Solo le specie conosciute che li popolano sono 200 mila ma gli abissi potrebbero ospitarne milioni. Gli oceani fanno anche da parafulmine al riscaldamento globale visto che assorbono circa il 30% della CO2 prodotta dagli uomini. Tuttavia quasi la meta’ di essi, il 40%, e’ fortemente colpito proprio dalle attivita’ dell’uomo: pesca illegale, perdita di habitat, inquinamento. Quest’anno il tema della Giornata e’ “Oceani sani, pianeta sano” e l’impegno dell’Onu e’ concentrato sulla lotta all’inquinamento da plastica. “C’e’ bisogno di azioni urgenti su scala globale per alleviare gli oceani dalle molte pressioni che devono affrontare e di proteggerli da pericoli futuri che possono spingerli oltre la loro capacita’ di sopportazione”, ha affermato il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. I rifiuti di plastica che finiscono a tonnellate nei mari si scompongono in pezzi sempre piu’ piccoli fino a diventare microplastiche, con un impatto potenzialmente disastroso sulla salute degli animali marini perche’ ingerite perfino dallo zooplancton. Il riscaldamento globale e’ un’altra spada di Damocle che pende sulla salute dei nostri oceani. Sorvegliato speciale e’ l’Artico. Un rapporto di Greenpeace diffuso oggi evidenzia che per effetto del riscaldamento della regione, piu’ veloce rispetto al resto del globo, nell’emisfero nord del pianeta potranno aumentare i fenomeni meteorologici estremi. Estati con scarsa copertura di ghiacci artici sono infatti spesso associate a un aumento della temperatura superficiale del Mediterraneo. Inoltre, sottolinea Greenpeace, il ritiro dei ghiacci rende piu’ facile lo sfruttamento delle risorse naturali nel Mar Glaciale Artico: pesca, trasporto marittimo e trivellazioni fanno gola a molti e minacciano la sopravvivenza di questo fragile ecosistema.

fonte: www.nelcuore.org