Gianfranco Rosi regista di FUOCOAMMARE: le barriere mentali sono quelle più pericolose

Director Gianfranco Rosi receives the Golden Bear - Best Film award for the movie 'Fuocoammare' (Fire at Sea) during the awards ceremony at the 66th Berlinale International Film Festival in Berlin, Germany, February 20, 2016. REUTERS/Fabrizio Bensch TPX IMAGES OF THE DAY

Catigliocello –  Abbiamo incontrato il regista Gianfranco Rosi (Orso d’Oro a Berlino con Fuocoammare) in occasione del festival Inequilibrio durante il quale ha ricevuto il Premio Lo Straniero che  la rivista omonima assegna ogni anno ad artisti, operatori, studiosi attivi nei più vari campi del lavoro culturale e dell’intervento sociale.

Gianfranco Rosi ci ha parlato del ruolo di un regista nella società, della questione dell’immigrazione, del ruolo che dovrebbe avere l’Europa, e di cosa ha significato per lui girare Fuocoammare a Lampedusa.

Il servizio di Daniele Ceccarini e Paola Settimini:

url-1Ecco la motivazione del Premio Lo Staniero a Rosi: Tra l’Italia e gli Stati Uniti, le sue due patrie, Gianfranco Rosi ha diretto con mano ferma e sguardo sincero alcuni capisaldi del nuovo cinema documentario, Below sea level, El sicario – Room 64, Sacro GRA e infine Fuocoammare, gallerie di ritratti incisi ora con sguardo impassibile e ora partecipe della durezza della nostra epoca e delle sue tragedie – la più grave di tutte, in Italia, quella dei migranti e dei profughi che raggiungono le nostre coste, o tragicamente non le raggiungono – ma anche delle sue stranezze e delle sue marginali libertà. Insignito da grandi premi internazionali, mancava al suo successo solo il più importante, quello di “Lo straniero”!