Giacomo Borella (Albori): E’ giusto ribellarsi all’architettura di solo intrattenimento

Castigliocello – Abbiamo incontrato l’architetto Giacomo Borella uno dei fondatori dello studio Albori in occasione del Festival Inequilibrio dove ha ritirato il Premio Lo Straniero, assegnato ogni anno dai redattori della rivista omonima ad artisti, operatori, studiosi attivi nei più vari campi del lavoro culturale e dell’intervento sociale. Con lui abbiamo parlato delle attività dello studio Albori, del concetto dell’architettura del disorientamento, del perché non si riesce a fare urbanistica facendo urbanistica e dei progetti che vedono protagonisti Archistar che spesso vengono contrastati dai cittadini.

 

Ecco la motivazione del Premio Lo Straniero allo studio Albori:

portrait-3-per-web1Nato nel 1993 per iniziativa di Giacomo Borella, Emanuele Almagioni e Francesca Riva, questo gruppo di giovani architetti si è caratterizzato, in assoluta controtendenza rispetto alla megalomania delle archistar e al cinismo della progettistica istituzionale, per un lavoro su piccola scala e per l’attenzione ai legami tra un’idea di case e quartieri vivibili e armonici pensati in stretto rapporto ai grandi temi dell’energia e dell’ambiente. Una risposta attiva e sapiente, che ha dei corrispettivi in altre nazioni assai più che in Italia, e che risponde alle necessità di un’epoca di mutazioni radicali e di invadente e spesso mostruosa aggressione nei confronti dei bisogni primari dell’uomo e della vivibilità delle nostre città.