Fulvio Grimaldi: L’Italia è in procinto di guidare un’azione militare contro la Libia. Oggi più che mai è fondamentale riaffermare il valore della Pace.

Un’intervista di Armando Colò Maltese per http://www.mifacciodicultura.it/ all’ex giornalista Rai e BBC, inviato di guerra e documentarista sulle questioni mediorientali http://fulviogrimaldi.blogspot.it/fulvio-grimaldi

Fulvio, tu sei stato uno dei primi giornalisti ad appoggiare la campagna per l’uscita dell’Italia dalla Nato. Spiegaci il perché oggi è di fondamentale importanza tirarsi fuori dall’alleanza atlantica. E poi, l’Italia darà vita ad un’azione militare di terra in Libia?

Il Comitato No Guerra No Nato, alla cui fondazione e promozione ho partecipato, nasce nel 2015 per contrastare il silenzio complice di politica e media, rotto recentemente solo da iniziative dei parlamentari Cinque Stelle, sul nostro asservimento a un’Alleanza che ci costringe a partecipare a una costante e sempre più feroce escalation di guerre. Un’alleanza che è tale solo nel nome perché consiste in un dominus, gli Usa, e in tanti servi. Fin dalla nascita del Patto Atlantico nel dopoguerra, l’Italia ha perso una parte decisiva di una sovranità nazionale e popolare che è poi stata definitivamente cancellata dall’Unione Europea. Dei 28 paesi dell’UE, 24 sono membri della Nato. Unione Europea e Nato sono i due macigni al collo dei paesi europei che ne hanno determinato la subalternità agli Usa in termini politici, economici, militari. Il nostro paese è costellato da ben 90 basi Nato e Usa che ne fanno una piattaforma delle guerre condotte contro popoli vicini nell’esclusivo interesse delle élites mondialiste Usa e UE: Somalia, Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Libia, Siria, con costi che, nel caso dell’Italia, ammontano a 80 milioni di euro al giorno, tutti sottratti ai bisogni elementari della società. Le basi e i poligoni Usa e Nato in Sicilia, Sardegna, Friuli, Puglia, Campania, Veneto, con le loro esercitazioni a fuoco e le loro sperimentazioni di ordigni bellici, contaminano il territorio e distruggono la salute dei cittadini. Con la loro capillare presenza sul territorio, i militari Nato e Usa costituiscono anche un potenziale repressivo il cui impiego è previsto nel caso di tensioni sociali. Uscire dalla Nato ed eliminare le basi straniere significa riprenderci la nostra sovranità, non partecipare a guerre d’aggressione e altri crimini contro l’umanità, acquisire una posizione neutrale di pace.

Probabilmente oggi la Siria è il territorio più caotico politicamente e militarmente parlando, si ha sempre la sensazione che da lì potrebbe accendersi uno scontro frontale fra le varie potenze mondiali. Ci mostri, brevemente, un quadro generale della situazione? Inoltre, che ruolo ha Erdogan nella questione siriana?

Dopo l’Iraq e la Libia, oggi gli Usa, la Nato e i loro alleati delle petrodittature del Golfo sono impegnati a sbranare la Siria e a disperderne la popolazione attraverso migrazioni bibliche che destabilizzano i paesi europei. Si tratta di stati nazionali laici con una forte impronta progressista, che solo pochi decenni fa si erano liberati da un dominio coloniale oppressivo e predatore. Tutte queste guerre, decise da Washington, puntano a frantumare nazioni e stati, aggredendoli con forze mercenarie rastrellate in giro per il mondo, che si opponevano a una nuova e più feroce colonizzazione, a un modello economico di mercato devastante per le masse popolari, alla sottomissione al dominio di Usa, Ue e Israele. Ognuna di queste aggressioni, che hanno determinato milioni di morti e di sradicati, è partita sulla base di enormi menzogne – dittatori sanguinari, armi di distruzione di massa, preparativi atomici, complicità negli attentati dell’11 settembre –o con il pretesto di sostenere rivoluzioni “democratiche”. Paesi prosperi e socialmente equi sono stati fatti a pezzi e abbandonati a un caos senza fine. Obiettivo evidente di questo genocidio strisciante sono le risorse naturali, petrolifere, idriche, agricole, e le vie di transito di petrolio e gas. Grazie all’assistenza fornita ai legittimi governi di Siria e Iraq, riconosciuti dall’ONU, da Russia, Iran e Hezbollah libanesi, il trucco della cosiddetta “guerra al terrorismo”, un terrorismo creato, addestrato e armato dagli stessi Stati aggressori, non sta funzionando e, dopo 5 anni di guerra e infiniti lutti e distruzioni, la Siria riesce a bloccare la strategia di Usa, Israele, UE ed emirati. Il neo-sultano fascista della Turchia, Erdogan, in alleanza con gli oscurantisti wahabiti dell’Arabia Saudita, conta di utilizzare le bande jihadiste di Al Qaida e Isis, da lui foraggiate, per superare lo stallo in cui si trovano gli aggressori grazie all’avanzata delle truppe siriane e ai bombardamenti russi.

Fin dall’inizio hai visto le primavere arabe con grosso sospetto, a tal proposito hai anche realizzato un documentario molto interessante, Maledetta primavera. Secondo te Gheddafi è stato l’ultimo capo di governo, dopo Saddam e Milosevic, a cadere sotto i colpi di interessi stranieri?


Secondo molti storici, il risentimento arabo è iniziato con la questione palestinese. Sei d’accordo?
Bisogna distinguere tra primavera araba e primavera araba. Quelle di Egitto, Tunisia e Yemen erano autentiche rivoluzioni contro tiranni al servizio dell’imperialismo occidentale. Quelle innescate in Libia e Siria erano complotti Nato e Usa, finanziati da Arabia Saudita e Qatar, con l’utilizzo di mercenari islamisti fondamentalisti. La rivoluzione di massa egiziana è poi stata sequestrata, con l’aiuto dei servizi segreti occidentali, dalla Fratellanza Musulmana che è riuscita a portare al potere, con brogli elettorali, il suo rappresentante Mohammed Morsi. Dopo poco più di un anno di malgoverno islamista, con imposizione della Sharìa, proibizione di scioperi e manifestazioni, persecuzioni dei cristiani copti, Morsi è stato spazzato via da una rivolta popolare della quale si sono valsi i militari per prendere il potere. Per Gheddafi vale lo stesso discorso che per Milosevic e Saddam. Tutti leader sostenuti dal consenso della propria popolazione a cui si sono attribuite nefandezze e delitti di ogni genere, sistematicamente inventati, ma che sono riusciti a alimentare il consenso, o perlomeno la tolleranza, dell’opinione pubblica verso guerre il cui risultato è stata la morte di milioni di persone e la distruzione di nazioni prospere. Ancora nel gennaio 2011, inizio dell’attacco alla Libia, l’ONU aveva dichiarato che la Libia era il primo paese del continente africano per diritti umani, emancipazione delle donne, giustizia sociale, libertà religiosa. La colpa di Gheddafi era quella di aver voluto utilizzare la ricchezza del petrolio a favore dei suoi cittadini e non delle multinazionali occidentali e di aver lavorato per l’indipendenza e la sovranità di tutta l’Africa. Lo stesso vale per Saddam Hussein che, oltre a difendere una nazione araba e un Iraq libera, sosteneva la lotta del popolo palestinese.

L’opposizione araba non è iniziata con l’occupazione ebraica della Palestina. Questa usurpazione di una terra non loro da parte di Israele ha semmai coagulato e rafforzato la determinazione antisionista e antimperialista dei popoli della regione, arabi e iraniani. Erano decenni che gli arabi, dopo essersi liberati del dominio ottomano, lottavano contro il colonialismo europeo, britannico, francese, italiano, spagnolo e poi Usa. In Iraq Churchill utilizzò gas tossici contro gli iracheni in rivolta già negli anni ’20. In Egitto i britannici utilizzarono i Fratelli Musulmani per reprimere le istanze nazionali del popolo. In Algeria i francesi commisero crimini efferati per mantenere il controllo su quel paese. Gli arabi hanno sempre rispettato tutte le religioni, civiltà, nazioni, ma si sono opposti a chi voleva impedire la loro liberazione e unificazione.

Come giudichi l’odierna informazione?

L’informazione in Occidente costituisce nient’altro che un enorme menzognificio al servizio del potere finanziario, economico e militare. Fuori da qualche nicchia e dai social network, non esiste una televisione, una pubblicazione che dica la verità su quanto accade nel mondo. Lo scopo della stampa in Occidente è lisciare il pelo ai propri padroni e lastricare la strada delle loro guerre attraverso strategie di demonizzazione dei leader e dei popoli che si vogliono abbattere. Basta vedere come i media, in totale unanimità da destra a sinistra, accreditano come autentici gli attentati terroristici che invece sarebbe facilissimo dimostrare opera degli stessi governi dei paesi in cui si verificano. Iniziando dall’11 settembre delle Torri Gemelle e finendo alle stragi di Parigi. Se in Italia si studiasse di più l’inglese, le fonti straniere oneste e corrette da consultare sarebbero tante, sia nei grandi media sia in rete.

Armando Colò Maltese per MIfacciodiCultura  

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