ETERNE STAGIONI 円環する季節

ETERNE STAGIONI 円環する季節. Corrispondenze poetiche tra antichi byōbu giapponesi e artisti contemporanei.

L’Associazione Libera Mente Laboratorio di Idee di Alessandria, è lieta di ospitare nelle sale di Palazzo del Monferrato, la terza ed ultima tappa di Eterne Stagioni. 円環する季節. Corrispondenze poetiche tra antichi byōbu giapponesi e artisti contemporanei, la mostra che intesse un inusuale dialogo e confronto tra una collezione di antichi paraventi giapponesi e la sensibilità delle ricerche visive contemporanee espressa dalle opere di artisti giapponesi, italiani ed europei. Questa esposizione, organizzata in collaborazione con Paraventi Giapponesi – Galleria Nobili di Milano, si avvale dei patrocini dell’Ambasciata del Giappone, del Consolato Generale del Giappone a Milano, della Provincia di Alessandria, del Comune di Alessandria e della Camera di Commercio di Alessandria, dell’Istituto Giapponese di Cultura e della Fondazione Italia Giappone di Roma, della Biennale d’Arte di Alessandria ed è evento inserito nelle celebrazioni del 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia. La mostra, presentata con il contributo della Fondazione Cominelli di San Felice del Benaco (BS) la scorsa estate nella prestigiosa sede del Museo d’Annunzio Segreto – Fondazione Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera (BS), aperta in autunno nella sede milanese della Galleria Nobili in una versione riassuntiva con solo artisti giapponesi, raccogliendo un ingente riscontro di pubblico e ricevendo un favorevole riscontro apprezzamento critico che hanno confermato la qualità e l’originalità del progetto, con questa terza tappa, completamente inedita nelle opere rispetto le precedenti, giunge al termine e nella sede alessandrina. Eterne Stagioni. 円環する季節 si configura come un viaggio attraverso la storia e lo spazio ed è il frutto di una ricerca sperimentale, che porta l’arte antica di un paese lontano ad essere re-interpretata, o vista alla luce di comuni affinità ellettive, attraverso le opere di artisti contemporanei – italiani, giapponesi ed europei – di generazioni assai differenti, a testimonianza di come le distanze e i confini delle culture non sono mai così profondi e separati ad una lettura più attenta e profonda. I Byōbu (così si chiamano in Giappone i paraventi tradizionali), grandi capolavori dell’arte degli artigiani del passato, fragili e allo stesso tempo robusti, essenziali e al contempo preziosamente poetici e lirici, sono sempre stati parte integrante della cultura quotidiana tradizionale giapponese, popolano da secoli le abitazioni, suddividendo spazi, creando ambienti, generando ritmi, aprendo visioni e illustrando i significati di storie e miti. La loro effimera delicatezza si sposa con la rarefatta perfezione formale delle loro realizzazioni e testimonia quella carica di concentrato sapere proprio della sensibilità culturale del Paese del Sol Levante. Se l’estetica artistica di questi oggetti, erano e sono di uso quotidiano, impone immagini sobrie e contenuti carichi di elementi e letture simboliche, questa stessa tensione sensibile viene altrimenti intercettata, nella cultura occidentale, dalle posizioni dell’Arte Minimalista e Concettuale (per fare due esempi immediatamente codificabili). Non a caso, infatti, molti artisti, che hanno avuto modo di ammirare questi oggetti, hanno sentito un forte richiamo con la loro ricerca poetica e ne hanno percepito intime affinità e convergenze. Attengono all’estetica giapponese i caratteri specifici e legati al mondo della comunicazione, dell’inespresso e dell’allusività (Haragei), caratteristiche che hanno determinato nei secoli l’apparente semplificazione delle forme e dei mezzi espressivi caricando ogni afflato artistico di densità simbolica. Queste posizioni sono ampiamente condivise dagli artisti chiamati a partecipare a questa nuova fase del progetto espositivo, per cui la riduzione e rarefazione del linguaggio, la presenza di un rapporto peculiare con la figura sono un viatico per la ricerca di uno spessore espressivo sempre più pregnante e massimamente significativo. La mostra ha come presupposto concettuale un’idea del Tempo diversa dalla visione lineare e teleologica autoctona. Il termine Enkan suru kisetsu, traslitterazione degli ideogrammi 円環する季節, sottende l’idea buddista della circolarità della Storia. Archetipo presente in varie culture, in Giappone essa assume una sfumatura policronica, spostando l’attenzione sulla costante presenza del qui e ora. Il dipanarsi del tempo sembra in questo caso essere una giustapposizione di infiniti momenti presenti. In quest’ottica il passato e il presente coabitano lo stesso spazio nello stesso intervallo temporale. Su questa base è facile intuire la pertinenza del titolo Eterne Stagioni come ritorno instancabile e continuo di valori condivisi tuttora attuali e palpitanti. Nelle sette sale di Palazzo del Monferrato si distribuiranno sei paraventi antichi – compresi tra il XVII e il XX secolo – di assoluta bellezza e fascino che raccontano ciascuno una stagione differente. Nella casa tradizionale giapponese, infatti, spettava ai loro soggetti aprire un flusso di correlazioni tra l’ambiente umano della casa e quello esterno della Natura, tutto doveva seguire un unico flusso temporale, tanto che i paraventi stessi venivano (e vengono) esposti solo se coincidenti con la stagione rappresentata. Le stanze della mostra, quasi piccole mostre autonome, rimanderanno a questo concetto di ciclicità temporale, di delicata poesia e profondità spirituale, avvicinando la seduzione, l’interpretazione, il rimando, la citazione, la corrispondenza, la vicinanza della bellezza dei paraventi sottolineata e amplificata dalla forza estetica della reciprocità delle opere contemporanee. Il progetto nasce, quindi, da un correlato interesse di corrispndenze tra gli artisti contemporanei, il loro linguaggio e un’arte di molto specifica nelle sue definizioni storiche e, non solo, anche da una proposta critica di verifica delle motivazioni interne che generano e stimolano questi collegamenti e queste connessioni artistico-culturali, spesso lontane nel tempo e non direttamente pronunciate. L’allestimento, arricchito e ampliato dalla presenza di nuovi artisti oltre a quelli già presenti nelel prime due fasi, è curato da Matteo Galbiati con la collaborazione di Raffaella e Alessio Nobili e di Francesca Parrilla e vede succedersi nelle sale di Palazzo del Monferrato le opere di Francesco Arecco, Rodolfo Aricò, Matteo Aroldi, Kengiro Azuma, Manuela Bedeschi, Sonia Costantini, Domenico D’Oora, Dana De Luca, Paola Fonticoli, Ettore Frani, Cesare Galluzzo, Michael Gambino, Federico Guerri, Asako Hishiki, Paolo Iacchetti, Ugo La Pietra, L’OrMa, Mirco Marchelli, Vincenzo Marsiglia, Kaori Miyayama, Elena Modorati, Albano Morandi, Gianni Moretti, Hiroyuki Nakajima, Ayako Nakamiya, Patrizia Novello, Shoko Okumura, Claudio Olivieri, Simone Pellegrini, Mara Pepe, Luca Piovaccari, Gianluca Quaglia, Mario Raciti, Alfredo Rapetti Mogol, Tetsuro Shimizu, Diego Soldà, Valdi Spagnulo, Giorgio Tentolini, Valentino Vago e Arturo Vermi. Si crea agli occhi del pubblico un percorso dinamico e sorprendente, dove antico e contemporaneo, Oriente e Occidente, creano collisioni armoniche e poetiche. Questa mostra, quindi, non separa ambiti e contesti, non divide attitudini e specificità, ma unisce e avvicina, tanto la sfera culturale, quanto quella di un’esperienza umana più profonda che tocca le corde sensibili della mente e dell’anima.