ECOTURISMO E CONSERVAZIONE DELLA BIODIVERSITÀ. UN CONCETTO IN CRESCITA.

Siamo in tempi in cui le parole “ecologia” e “biodiversità sono molto di moda ed anche nel settore dei viaggi e del turismo si fa sempre più strada “l’ecoturismo” inteso come un modo di viaggiare responsabile e sostenibile, in cui il turista visita e soggiorna in un “luogo” conservando e rispettando l’ambiente naturale e la cultura, sostenendo e contribuendo alla crescita economica e al benessere della popolazione locale. Purtroppo, ad oggi, in pochi conosciamo effettivamente le regole del rispetto ambientale e della sostenibilità nel turismo.  Secondo Brown l’ecoturista “è colui che immerge i sensi nella natura, libero dalle distrazioni della tecnologia moderna, per scoprire un nuovo tipo di ego”. Non è solo una questione di attività che si possono praticare – biowatching (birdwatching, butterflywatching ecc.) trekking, cicloturismo – ma è una filosofia che implica il superamento del concetto di turismo come consumo intraprendendo un viaggio esperienziale in cui il soggetto si confronta con la natura ed il luogo ove soggiorna cercando di esprimere il meglio di se stesso senza danneggiarla diventando cittadino “per un giorno” del luogo ove dimora “ecoturismo esperienziale”.
La conservazione della biodiversità è uno degli obiettivi che ogni responsabile del bene pubblico deve porsi in modo prioritario “Wilson 1988”.
Anche in Oltrepò Pavese si è riscoperta una nuova mentalità di affrontare questo “nuovo tema” in materia di ambiente e sostenibilità turistica attraverso la nascita di progetti che hanno dato e danno nuovo impulso trasformando il semplice concetto di turismo ed escursione naturalistica nel nuovo concetto di “andare in natura” osservando cioè, quanto ci circonda a 360°, nelle sue varie componenti fisiche e biologiche in modo assolutamente rispettoso per permettere a quanti verranno dopo di noi di godere appieno della risorse naturali presenti sul territorio. Uno splendido esempio di intendere il nostro territorio in questa “nuova strategia” è rappresentato sicuramente dalla Greenway che collega Voghera a Salice Terme, riprendendo il vecchio tratto ferroviario della linea Voghera – Varzi in disuso da oltre 40 anni.
Inaugurata nel settembre 2014, la Greenway rappresenta un clamoroso successo, vista l’alta frequentazione della pista ciclabile (intorno alla quale si stanno sviluppando nuove iniziative commerciali che riescono ad attrarre sempre nuovi utenti provenienti da altre zone) diventando in questo modo uno splendido strumento di promozione territoriale destinato ad essere ulteriormente implementato con il progetto di portare la Greenway da un lato fino a Varzi e dall’altro a collegarsi con la Lomellina, allacciandosi così al progetto “VenTo”, ovvero la ciclabile che dovrebbe collegare Venezia a Torino, al fine di sviluppare ulteriormente una rete alternativa di mobilità in grado di sottrarre spazio alle automobili proprio grazie al crescente interesse per il cicloturismo. Altra iniziativa degna di essere ricordata è sicuramente il Progetto Atlante dei Ropaloceri dell’Oltrepò Pavese (PARO – durata 2010/2014).
Iniziativa di Citizen Science (ossia un’indagine collettiva alla quale i cittadini contribuisco fornendo dati) patrocinata tra l’altro dal Ministero dell’Ambiente, Regione Lombardia e Provincia di Pavia i cui obiettivi si sono incentrati nella “divulgazione” (conoscere il territorio in cui viviamo e del quale siamo parte) e nella “ricerca scientifica” ( l’Oltrepò Pavese è un’ area geografica di rilevante interesse ecologico, posta tra due ecoregioni con caratteristiche peculiari: l’Appennino e la Pianura Padana).
Partendo da questo presupposto, il progetto si è proposto come percorso divulgativo articolato e accessibile a un pubblico il più ampio possibile trasformando il Butterflywatching in uno strumento imprescindibile per l’attuazione di un percorso di ecoturismo coadiuvato dalle ricerche collettive a diversi gradi di partecipazione di pubblico ed appassionati. Termino facendo una considerazione puramente personale: l’ecoturismo (ma anche gli itinerari enogastronomici) è bello e giusto ma è doveroso ricordare che la “nostra specie” è capace di indurre rapidi cambiamenti comportamentali negli animali per cui, anche la più piccola influenza umana può cambiare e modificare il comportamento di una specie variando il ruolo che essa gioca all’interno di un ecosistema.
È necessario quindi che le “Amministrazioni Locali” e le “Organizzazioni di settore”collaborino in modo di valutare attentamente, attraverso rigide regole, l’impatto del turismo sulle specie e sul territorio al fine di non ottenere l’effetto contrario.
Il marketing dell’ ecoturismo è sì divenuto più incisivo, capillare e capace di raggiungere “nuovi eco turisti” ma deve essere correlato ad una adeguata e corretta divulgazione, informazione e presa di coscienza nei confronti del territorio con il quali si va a relazionarsi.

Di Andrea Casarini