Dalle banlieue Parigine “La Mecca-Phuket” dell’autrice franco-marocchina Saphia Azzeddine

Un libro che arriva direttamente dalle banlieue parigine, navigando tra intelligenza pratica e stupidità teorica. Fairouz, figlia d’immigrati marocchini in Francia, combatte ostinatamente contro se stessa per emanciparsi dalle sue origini. In modo nervoso ma efficace, saprà riappropriarsi della sua vita, muovendosi tra quel che le ha trasmesso la famiglia e quello che si profila all’orizzonte. All’orizzonte, oltre la Francia, c’è la Mecca… ma dopotutto, perché non Phuket?
Un libro snello, leggero, ironico,  che si legge in un baleno che ben descrive, anche attraverso un linguaggio spezzato diretto, la crisi delle generazioni figlie dell’immigrazione e la fatica a coniugare origini e modernità e scoprire in questo la loro propria identità. Mettendo in luce il ventre molle di Parigi, le banlieue appunto, che di recente hanno fatto di nuovo triste notizia. 
La Mecca-Phuket (Editrice Il Sirente) è un libro di Saphia Azzeddine: nata nel 1979 ad Agadir, passa l’infanzia in Marocco e a nove anni si trasferisce con la famiglia in Francia. Dopo la laurea in sociologia, si dedica prima al giornalismo, poi alla scrittura. Esordisce nel 2008 con il romanzo Confidences ad Allah, da cui sono stati tratti una pièce teatrale e un fumetto. Il successo le permette di continuare la carriera di scrittrice, cui affianca esperienze di attrice e regista. Ha oggi all’attivo sei romanzi, incentrati sulla questione dell’identità femminile, tema affrontato con un’ironia graffiante che si tinge a tratti di poesia.