Critica della ragion dialettica, tomo 1 “Teoria degli insiemi pratici” di Jean Paul Sartre.

Critique de la Raison dialectique, tome 1 : Théorie des ensembles pratiques. Gallimard publie Critique de la raison dialectique de J.P. Sartre. 15 avril 1960. 

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, i problemi della “ricostruzione” politico-economico-sociale della Francia e dell’intera Europa spinsero Sartre a ripensare al rapporto intersoggettivo, a rivederne il carattere conflittuale, ad inserirlo in una visione “storica”. Sulla base di queste esigenze egli s’accosto al marxismo. Con l’opera Critica della ragion dialettica procedette alla riformulazione del suo pensiero nel tentativo di armonizzare esistenzialismo e marxismo in modo da dare una prospettiva “positiva” e storica all’uomo concepito esistenzialisticamente, e da offrire al marxismo la possibilità di recuperare la dimensione individuale dell’uomo, sommersa secondo Sartre nella categoria di “classe sociale”.

urlL’individuo si progetta sempre, si sceglie, all’interno di una situazione; situazione ch’è da intendersi anche come economico-sociale. Le sue possibilità di scelta si muovono pur sempre nell’ambito delle sue condizioni materiali d’esistenza e in quello dell’assetto sociale in cui vive. Anche le sue condizioni economico-sociali, dunque, sono “dati” ch’egli deve negare, nullificare, per trascendersi, per attuarsi. Certo, l’evoluzione della società nel suo complesso non può essere conforme al progetto di ogni singolo; pur tuttavia essa non ha luogo se non in virtú di questo progetto. Tutto sta – ed è ciò che non ha fatto il marxismo – a vedere qual è il rapporto tra la coscienza individuale, con le sue motivazioni e i suoi scopi, e la dialettica storica delineata da Marx. Sartre afferma senza equivoci: “Il solo fondamento concreto della dialettica storica è la struttura dell’azione individuale”. L’individuo, insomma, è il protagonista; dalle sue azioni dipende l’efficacia della lotta di classe e il suo eventuale buon esito, la rivoluzione socialista. Bisogna, secondo Sartre, recuperare questa verità per togliere al marxismo “ortodosso” ogni dogmatismo, ogni formalismo, ogni trionfalismo, ogni fiducia acritica. Ma per recuperarla bisogna che la ragione che legge dialetticamente la storia “si critichi”, in modo da evitare di vedere nella storia una dialettica di tipo positivistico. imagesBisogna che essa non si sovrapponga ai fatti ed agli individui per assorbirli come in uno schema vuoto che ogni cosa spiega, purché sia posta al punto giusto. Se, al contrario, si legge la storia dall’interno, se si fa scaturire il sapere storico dal processo vivente della storia, allora si scoprirà che ogni situazione socio-politico-economica è il frutto del dialettizzarsi dei progetti degli individui, e che questo dialettizzarsi non solo è aperto a vari possibili esiti, ma è anche la condizione dell’apertura al nuovo della storia stessa. La storia, insomma, non è un iter “necessario”, ma una permanente totalizzazione dialettica dei fini e delle azioni individuali; totalizzazione che, fondandosi sulla libertà degli uomini, non è predeterminata nei suoi esiti. Sicché bisogna riportare i concetti di alienazione, di sfruttamento, di prassi, alla dimensione dell’esistenza individuale per comprenderne correttamente il significato socio-economico. E non bisogna disdegnare di utilizzare, ai fini della comprensione della realtà umana, quelle “scienze umane”, quali ad esempio la psicoanalisi e la sociologia, che il marxismo liquida come “scienze borghesi”, ma che, pur essendo sovrastrutture del mondo borghese moderno, aprono molteplici possibilità di comprensione dei fenomeni sociali. Non si può, ad esempio, studiare la società fermandosi al concetto di classe, quando tra la dimensione individuale e quella storica sussistono molteplici aggregazioni collettive di soggetti umani che vanno studiate con gli strumenti della sociologia, e che, studiati, arricchiscono la conoscenza della società e della dinamica della dialettica storica. È dunque nella prospettiva dell’individuo che bisogna, per Sartre, analizzareurl-1 la lotta di classe e la società alienante. Si scoprirà così che la lotta non nasce semplicemente dalla privatizzazione dei beni, ma dalla loro “rarità”; è la “penuria” che spinge l’individuo a cogliere nell’altro la possibilità di sottrazione dei mezzi che possano soddisfare i suoi bisogni, e a generare il contrasto che porta la società a strutturarsi in sfruttatori e sfruttati. E si scoprirà che nella società sbagliata il processo di totalizzazione si è sclerotizzato. Essa si ordina infatti “serializzando” gl’individui, ponendoli l’uno accanto all’altro come nella serie dei numeri e identificandoli non per la loro “soggettività”, non come persone ma per il fatto che essi sono contrassegnati da un numero; a loro vien tolta la reciprocità dei rapporti; essi sono considerati in tutto e per tutto come scambiabili e sostituibili tra loro. Il “falso” progetto collettivo non corrisponde alla totalizzazione dei progetti individuali, ma si sovrappone alle ragioni esistenziali dei singoli, dominandole e asservendole attraverso la burocrazia. È questa, dice Sartre, una situazione “pratico-inerte”, situazione da ribaltare, restaurando la dialettizzazione bergson-sartreintersoggettiva “resuscitando” la libertà che, pur non essendo mai scomparsa come condizione dell’agire individuale, “è divenuta il modo nel quale l’uomo alienato deve vivere a perpetuità il suo carcere e finalmente la sola maniera che egli abbia di scoprire la necessità delle sue alienazioni e delle sue impotenze”. Tale libertà risorgerà con l’organizzarsi degli uomini in “gruppi”. Questi sono totalità integrate in cui gl’individui interagiscono liberamente, in un efficace rapporto reciproco; rapporto che, appunto, dialettizza scopi e atti individuali producendo una “praxis comune” in vista di un fine comune Sicché il gruppo diventa non solo uno strumento ma anche un “modo d’esistere”; è l'”ambiente libero” in cui si produce “l’uomo come libero individuo comune”; è il “mezzo piú efficace di governare la materialità circostante nel quadro della rarità” ed è “il fine assoluto come pura libertà che libera gli uomini dall’alterità”. La strutturazione in “gruppo” della società è quindi la condizione dell’attuazione della  dialettica storica come “processo di totalizzazione”, come “attività totalizzatrice”.

Recensione di Daniele Ceccarini

daniele ceccarini

Daniele Ceccarini