Cop 12 Cms : SVILUPPO SOSTENIBILE PER FAUNA SELVATICA E PERSONE. IL LORO FUTURO È IL NOSTRO FUTURO

Sotto il patrocinio dell’Environment Programma delle Nazioni Unite si è svolta a Manila la dodicesima edizione della Conservation of migratory species of wild animals (Cop12 Cms), inerente la conservazione delle specie migratici, la conservazione della vita selvatica e degli habitat su scala globale.

Il tema principale affrontato e discusso in questa edizione, che ha visto la partecipazione di oltre 500 delegati provenienti da più di 120 paesi, ha avuto come obiettivo principe la presentazione di una serie di proposte ed iniziative atte alla protezione delle specie migratrici, siano esse acquatiche, terresti o volatili.

Sulla base dell’incontestabile evidenza scientifica inerente il fatto che gli animali migratori e la nostra specie condividono lo stesso destino e devono superare le stesse minacce dovute ai cambiamenti climatici, deforestazione, inquinamento ecc.. i rappresentanti dei governi partecipanti hanno approvato una serie di azioni collettive ed unitarie volte alla conservazione di numerose specie molte delle quali in pericolo critico di estinzione.
L’accordo prevede e pone l’accento sulla cooperazione transnazionale avente il fine del ripristino degli habitat perduti e quello di agevolare la protezione delle specie migratorie in quanto, il futuro di queste specie è fortemente legato all’impegno dei vari Stati.
Come detto anche da Brandee Chambers, Segretaria della conferenza, trattasi di specie sull’orlo dell’estinzione che necessitano per vivere della responsabilità di tutti gli attori coinvolti; dello stesso parere Theresa Mundita Mil, direttore dell’Ufficio di gestione della biodiversità (Bmb) e responsabile delle Filippine per il Cms, che ha sottolineato il fatto che gli animali migratori svolgono un ruolo cruciale nell’ecosistema del nostro pianeta .
In particolare sono state prese decisioni sul futuro di 34 specie.
Sono state proposte nuove specie da inserire nelle appendici Csm che includono gli animali meritevoli di protezione o la modifica dello status di alcune specie già presenti: tra queste il Leone africano, il Rhincodon typus (₁) , l’Equus africanus africanus (₂), l’Equus ferus Przewalsky (₃), l’Ursus arctos gobiensis (4), l’antilope chinkara, tutte le sottospecie di leopardo ed alcuni pipistrelli sudamericani.
Notizie positive arrivano anche per gli uccelli; l’aquila delle steppe, quattro specie di avvoltoi asiatici, cinque specie di avvoltoi africani, l’avvoltoio orecchiuto e la fregata dell’isola di Christmas sono stati inseriti nell’Appendice I del Cms, mentre la sterna stolida nera, l’Emberiza sulphurata, l’averla minore e l’averla maggiore sono invece ora elencate nell’Appendice II del Csm.
La differenza tra le due appendici sta nel fatto che mentre l’Appendice I comprende le specie migratrici valutate in pericolo di estinzione, l’Appendice II riguarda le specie migratorie che hanno uno status di conservazione sfavorevole e che richiedono accordi internazionali al fine della loro conservazione e gestione.
In totale la COP 12 ha certificato una maggiore protezione a 12 specie di mammiferi, 16 di uccelli e 6 specie di pesci; prima volta per la giraffa inserita nell’elenco CSM e che purtroppo sta subendo un generale declino con una conta di 90 mila esemplari e per lo scimpanzé che ha subito un calo del 50% delle popolazioni selvatiche.
Dal punto di vista puramente personale ritengo che al di là del fatto ci siano specie più o meno meritevoli di monitoraggio e salvaguardia bisogna ricordare innanzitutto che la “catena della biodiversità” può spezzarsi anche per la rottura di un solo e semplice anello.

(₁) Squalo balena .; il più grande squalo esistente già classificato dall’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) come in pericolo di estinzione.

(₂) Equus africanus africanus .; L’asino selvatico africano è protetto dalla CITITES 1 ed è elencato come in “pericolo critico” nella lista rossa IUVN (70 esemplari in natura)

(₃) Equus ferus Przewalsky.; il cavallo di Przewalsky o pony della Mongolia fu considerato estinto allo stato brado sin dagli anni ’60 del’900. Si sta tentando di reintrodurre questa specie in una riserva protetta di 600 mila ettari ai confini della provincia di Gansu, dove vivono gli ultimi esemplari avvistati allo stato selvaggio. 

(4) Ursus arctos gobiensis.; l’ Orso del Gobi è una sottospecie di orso bruno che ha il suo habitat nell’omonimo deserto e la cui popolazione è stimata complessivamente in 30 esemplari

Di Andrea Casarini