CONSERVAZIONE DELLA BIODIVERSITÀ, FRAMMENTAZIONE DEGLI HABITAT E SINDROME DA ISOLAMENTO.

CONSERVAZIONE DELLA BIODIVERSITÀ, FRAMMENTAZIONE DEGLI HABITAT E SINDROME DA ISOLAMENTO.

Un articolo di Andrea Casarini 

La conservazione della biodiversità è uno degli obiettivi che ogni responsabile del bene pubblico deve porsi in modo prioritario.
Con il termine “biodiversità” si intende la varietà delle specie viventi, animali e vegetali, che si trovano sul nostro pianeta (Wilson,1988) e, con definizione più ampia, si può considerare l’espressione della complessità della vita in tutte le sue innumerevoli forme, includendo la varietà di organismi, il loro comportamento e la molteplicità delle possibili interazioni.
Le componenti della biodiversità sono la diversità ecosistemica, la diversità specifica (l’accezione più comune) e la diversità genetica, che include la variabilità intraspecifica e le varietà coltivate di specie vegetali e di razze animali allevate.

L’urgenza di adottare misure attive per la difesa della biodiversità è emersa negli scorsi decenni e ha portato all’organizzazione da parte dell’ONU della Conferenza di Rio de Janeiro sulla Biodiversità e i Cambiamenti Climatici, tenutasi nel giugno 1992 e che vide la partecipazione attiva di 155 Stati e 104 capi di Stato.
Le idee forti emerse dai lavori della Conferenza furono espresse nella cosiddetta “Agenda di Rio”, o “Agenda 21”, il cui recepimento a livello nazionale fu sancito da appositi atti legislativi (per l’Italia, Legge 14 febbraio 1994, n. 124 – ratifica ed esecuzione della convenzione sulla biodiversità, con annessi, fatta a Rio de Janeiro il 5 giugno 1992 – Gazzetta Ufficiale 23 febbraio 1994, n. 44).

Il gruppo di esperti incaricato dall’ONU di fornire le indicazioni tecnico scientifiche individuò una serie di fattori di minacce per la biodiversità, le prime quattro delle quali sono le seguenti:
1. la distruzione degli ambienti naturali
2. la colonizzazione di specie alloctone
3. l’innalzamento della temperatura del pianeta
4. l’esaurimento della fascia di ozono.
Le conseguenze della distruzione degli ambienti naturali che rappresentano l’habitat delle specie vegetali ed animali è aggravata da un ulteriore fenomeno sempre più diffuso: la frammentazione.
Per frammentazione si intende il “processo dinamico generato dall’azione umana attraverso il quale l’ambiente naturale subisce una suddivisione in frammenti più o meno disgiunti e progressivamente più piccoli e isolati, inseriti in una matrice ambientale trasformata”.
Per fare un esempio, si pensi alla Pianura Padana, coperta da un’unica, grande foresta fino all’inizio della centuriazione romana.
I lembi oggi sopravvissuti sono solitamente di piccole dimensioni e separati fra loro da una matrice agricola e urbana, intersecata da strade, ferrovie e canali con sponde ripide.
I frammenti residui sono ora delle “isole” nelle quali le popolazioni delle specie forestali non sono in contatto, se non limitato, con quelle dei frammenti più vicini.
Questo comporta la comparsa della cosiddetta “sindrome da isolamento”, che produce un aumento rilevante del rischio di estinzioni locali, generato dal manifestarsi di fluttuazioni dei parametri demografici e di problemi genetici causati dalla persistenza per lungo tempo di popolazioni numericamente ridotte.
Simili fenomeni negativi si sono aggravati negli ultimi decenni in seguito all’intensificazione delle pratiche agricole, con la conseguente eliminazione di siepi e filari e con l’eliminazione di piccoli e medi frammenti occupati da vegetazione naturale, e soprattutto a causa dell’urbanizzazione sempre
più estesa.
Per individuare una approccio di politica territoriale che permetta di risolvere i problemi derivanti dalla sindrome da isolamento, negli ultimi decenni si è fatto ricorso al concetto di “corridoio ecologico”.
Con questo termine si intende una pluralità di forme e di funzioni di particolari elementi del territorio che consentono e/o facilitano i processi di dispersione di frazioni delle popolazioni animali e vegetali da un frammento all’altro.
In questo modo si mantengono attivi i processi che consentono l’esistenza di “metapopolazioni”, ovvero di insiemi di popolazioni che vivono in biotopi caratterizzati da un determinato habitat, fra le quali possono avvenire movimenti attivi o passivi di individui in grado di riprodursi o forme biologiche adatte alla sopravvivenza per periodi più o meno brevi anche all’esterno degli habitat ottimali.
Tali elementi sono caratterizzati da continuità territoriale di un habitat specifico per gli organismi, piante o animali, che vengono adottati come specie focali.

Tuttavia, non sempre è necessario ipotizzare l’esistenza di una continuità totale, soprattutto per le specie in grado di superare tratti limitati di ambiente non idoneo; in questo caso si parla di “stepping-stones”, ossia di frammenti di habitat idoneo che, per la loro posizione strategica o per la loro composizione, rappresentano elementi importanti del paesaggio per sostenere specie in transito su un territorio oppure ospitare particolari microambienti in situazioni di habitat critici (es. piccoli stagni in aree agricole). Inoltre, sempre all’interno della concezione di conservazione della biodiversità assumono importanza rilevante altri due elementi interconnessi tra loro e con le “stepping-stones” che sono:
• le fasce di protezione “buffer zones”: zone cuscinetto o zone di transizione, collocate attorno alle aree ad alta naturalità al fine di garantire l’indispensabile gradualità degli habitat, sia le fasce di connessione.
• le fasce di connessione “corridoi ecologici”: strutture lineari e continue del paesaggio, di varie forme e dimensioni, che connettono tra di loro le aree ad alta naturalità e rappresentano l’elemento chiave delle reti ecologiche poiché consentono la mobilità delle specie e l’interscambio genetico, fenomeno indispensabile al man-tenimento della biodiversità.
Lavorando e ragionando su questo sistema organizzativo il miglioramento del paesaggio e la conservazione della biodiversità diventano occasione per la creazione, ad esempio, di percorsi a basso impatto ambientale (sentieri e piste ciclabili) che consentono alle persone di attraversare il territorio e di fruire delle risorse paesaggistiche (boschi, siepi, ecc.) ed eventualmente di quelle territoriali atti a costruire un sistema paesistico capace di supportare funzioni di tipo ricreativo e ricettivo (luoghi della memoria, posti di ristoro, ecc.)