Charlie Hebdo, vi insulto, ma non vi aiuto

COMBO CHARLIE HEBDO PER SITO

Ha senso scrivere ancora di Charlie Hebdo? Sì, se si dice quello che nessuno ha detto fino ad oggi. In primo luogo la grafica aggressiva, violenta, volutamente sgradevole. Può sorprendere ma la grafica, volgare e offensiva, a me ricorda fortemente i manifesti razzisti del nazismo. Guardate i nasi, i colori, l’assembramento delle persone e confrontateli con quelli che vedete qui sotto e noterete una grande somiglianza.

Questo fatto toglie originalità al messaggio grafico, che resta confinato in una mera copiatura di roba vecchia e non certo buona. La successione dei personaggi sembra copiare molto maldestramente il nostro Jacovitti, perché nel disegno non c’è solo insulto.

jacovitti

Vignetta Joavitti

Quanto all’operazione giornalistica in sé, a mio parere, è un’astuta manovra di sciacallaggio: prendo un episodio drammatico, lo descrivo in modo disgustoso e sgradevole e ottengo di andare sulle prime pagine di tutto il mondo. Un modo come un altro per sfruttare il dolore e i morti. Con questo, non intendo affatto sostenere che i terremoti non siano utilizzati come fonte di sporco guadagno dalla casta, che la mafia in Italia non controlla gli appalti, ma il modo provocatorio in cui Charlie Hebdo struttura le immagini, la sottile ambiguità dei messaggi, il tradurre concetti giusti in costruzioni che lasciano a prima vista capire il contrario per scandalizzare e colpire il lettore fa parte di una strategia di comunicazione sapiente, astuta e, a mio parere, cinica. Quanto ai contenuti, le molte vignette a senso unico sempre e solo contro musulmani e cattolici destano sospetti, ci sono solo costoro da prendere in giro? Mah! Ricordo una vignetta veramente ingiuriosa che rappresenta Padre, Figlio Spirito Santo in posizione sessualmente inequivocabile, non sono un bigotto, ma il rispetto impone qualche limite anche alla satira, ma si sa i francesi amano i profumi forti. Così giornalisti, di cui non faccio il nome, che nessuno conosceva, ottengono notorietà internazionale e pontificano sul diritto di satira. Come dire l’operazione “colgo l’occasione al volo per essere famoso” è riuscita alla grande alla faccia dei morti e delle sofferenze altrui. A mio parere, non va bene per niente e mi fa schifo. Altri possono apprezzarla, ma devono spiegare anche i motivi. Una bella prova di generosità, intelligenza e buon senso era se Charlie Hebdo organizzava la ristrutturazione di una chiesa o di una scuola ad Amatrice per dimostrare quanto i francesi sono bravi e professionali e sanno passare dalle parole ai fatti con esempi concreti, ma i soldi si sa, sono preziosi e donarli è doloroso. Del resto, non sono pochi i punti oscuri che Charlie Hebdo dovrebbe chiarire ai lettori: il licenziamento di giornalisti non graditi da parte di Philippe Val e in particolare del vignettista storico, Siné, accusato di antisemitismo. Resta aperto il capitolo finanziamenti, le discussione sulla gestione dei sulla gestione dei finanziamenti ottenuti con le vendite eccezionali dopo l’attentato. Da ultimo, pare anche che la famiglia Rothschild abbia acquistato Charlie Hebdo a Dicembre 2014, prima dell’attentato. La notizia poi è stata smentita, ma pare sia vera. Ecco chiudo con un dubbio o meglio una licenza “poetica” sullo stile di Charlie Hebdo: noi italiani dobbiamo pensare che tutto questo è una conseguenza del fatto che i nostri cugini francesi non usano il bidet e hanno culo sporco?

di Vinicio Ceccarini