Centrale Enel, riapertura ancora possibile, con grave pericolo di inquinamento

Genova – La vecchia e obsoleta Centrale Enel nel porto di Genova continua a restare aperta. Le motivazioni fornite dal Ministro per lo sviluppo economico e ribadite da Enel parlano di “emergenza elettricità in Francia”. Tuttavia, leggendo i quotidiani e i siti specializzati francesi, non si ha più alcuna notizia di un’urgenza transalpina che potrebbe coinvolgere addirittura l’impianto “giurassico” di Sampieredarena. Al contrario, la Francia sembra aver risolto qualsiasi situazione di emergenza e parla già dell’adozione di politiche verdi, legate elle energie rinnovabili, nonché dello smantellamento di reattori nucleari. “Noi invece torniamo al carbone,” commenta laconico Roberto Malini, co-presidente di EveryOne Group, “e non si capisce perché. Una rete di esperti ambientalisti ha inviato richieste al Mise, al Ministero dell’ambiente, a quello della sanità, al Presidente del consiglio, alla Regione Liguria, al Comune di Genova. Unica risposta al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che sta esaminando l’appello riguardante l’impatto inquinante dell’eventuale riapertura su un ambiente già ferito da tante scorie tossiche”. In una nota pubblicata ieri sulla stampa locale Enel sembrava rassicurare la cittadinanza: “L’azienda sta offrendo soluzioni alternative all’eventuale chiamata di Genova con altre unità operative”.

Oggi però si registra una rettifica, che solleva nuove preoccupazioni, anche in considerazione del fatto che in Francia non vi è uno stato di emergenza-eletttricità né lo si prevede per l’immediato futuro. “La situazione francese,” ha dichiarato Giuseppe Molina, responsabile per l’Italia della generazione termoelettrica dell’Enel, “e l’emergenza invernale hanno fatto sì che all’Enel venisse chiesta una disponibilità a tenere l’impianto aperto, anche se questo non è mai entrato in funzione. Se accadrà, opererà comunque nel pieno rispetto delle normative ambientali”.

“Sembra esserci, in Italia,” prosegue Malini, “una voglia di carbone di cui non si capisce l’origine, visto che da oltralpe non giungono segnali di aiuto. La società civile, i medici, i genitori devono restare vigli e non interrompere gli appelli a difesa dell’ambiente, della vita e della salute. Genova ha già un tasso di inquinamento sopra le soglie fissate dall’Ue e in città ci sono migliaia di bambini che soffrono di asma e patologie respiratorie: saranno i primi a subire gravi danni dall’eventuale – inutile – riapertura del velenoso impianto. Una centrale a carbone ha effetti devastanti sulla qualità dell’aria in’un’amplissima zona circostante. Ma le esalazioni, i metalli sottoforma di particolato primario e secondario, porteranno cancro, leucemia e malattie gravi, mentre l’aria diventerà pessima. Anche l’economia locale, a iniziare dalle eccellenze alimentari come il basilico, subiranno un contraccolpo enorme, colpite da una nube tossica di particolare pericolosità. Non possono rassicurare in alcun modo le ‘normative ambientali’. E’ sempre ‘nel pieno rispetto delle normative ambientali’, purtroppo, che le grandi compagnie petrolifere, minerarie e dell’energia stanno devastando l’ambiente naturale, creando condizioni sanitarie intollerabili per i popoli che hanno la sventura di vivere sulle terre scelte dalle imprese per le loro speculazioni”.