Centrale Enel, l’azienda e il Mise ci ripensano: arriva il carbone

Genova, 24 gennaio 2017 – La società civile genovese è ancora in allarme: Enel e il Ministero per lo sviluppo economico, dopo la lodevole decisione di bloccare la vecchia e obsoleta centrale a carbone, sembra abbiano fatto dietro front. Un nuovo carico di 3.100 tonnellate di carbone è già salpato, sempre a bordo della nave Sider Tis, verso il porto di Genova, destinato ad alimentare l’impianto. Le apprensioni degli ambientalisti genovesi sono state confermate da TheMediTelegraph, fonte autorevole che dedica oggi un articolo all’argomento. “Le organizzazioni per l’ambiente e la salute di Genova hanno segnalato il carico di carbone imbarcato sulla Sider Tis a Capodistria,” commenta Roberto Malini, co-presidente di EveryOne Group, “e prontamente TheMediTelegraph ha confermato i timori. L’aspetto inquietante della vicenda è che le istituzioni sembrano voler mettere la cittadinanza di fronte al fatto compiuto. Genova è una città inquinata e più volte il Comune ha annunciato di voler eliminare le fonti di sostanze tossiche. Invece si procede all’inverso e se leggiamo le previsioni degli esperti, con la riapertura della centrale la città supererà le soglie di inquinamento di Pechino o Lagos, con enormi danni per l’ambiente e la salute dei genovesi. Il particolato primario e secondario che verrà esalato dalla centrale, infatti, è causa di tumori e gravi patologie respiratorie e cardiache. Ricordiamo che la Cina si è appena sbarazzata di 85 centrali a carbone, ritenendole causa di migliaia di decessi. L’unione europea sta seguendo una politica simile, per evitare le 22mila morti annue causate da questi impianti. L’Italia sta per seguire una tendenza opposta ed è una politica non responsabile, perché non ottiene benefici economici e, cosa assai più grave, mette chissà quali interessi al di sopra della salute pubblica e di quella del delicato ambiente naturale”. Le organizzazioni per l’ambiente e i diritti umani proseguono nelle loro azioni a difesa della vita e della salute della città, depositando esposti alle autorità locali e segnalando alle istituzioni dell’Unione europea e alle Nazioni Unite il pericolo insito nella decisione assunta dal governo italiano. “Alcuni consiglieri comunali e regionali si stanno impegnando accantl a noi, al WWF, a Legambiente e ad altre associazioni,” conclude Roberto Malini, “per evitare che Genova venga avvelenata. Ma è importante che il Sindaco, il Prefetto e tutte le autorità cittadine mettano da parte ideologie obsolete e si attivino per tutelare la salute della cittadinanza, che l’impianto metterebbe in grave pericolo”.