Carlo Vittadini e l’Oltrepò Pavese. La scienza e un territorio, i tartufi e la loro ricerca

Foto: pier carlo vacchina @ armando rotoletti 2013

L’Oltrepò Pavese conosciuto anche come “Vecchio Piemonte” è una delle tre aree territoriali della provincia di Pavia con caratteristiche proprie, insieme a Pavese e Lomellina.
La zona più pianeggiante, a carattere cerealicolo, offre alcune produzioni di nicchia come la Zucca Berrettina di Lungavilla ed è zona di tartufi, soprattutto nella pregiata varietà bianco, tanto da poter definire l’Oltrepò Pavese “Territori Vittadiniani”.
La ricerca dei tartufi in questo territorio vanta tradizioni antichissime rendendolo una delle poche “isole felici” dell’intera penisola e connotandolo come unica zona tartufigena ad alta vocazione e potenzialità produttiva della Lombardia.

Ma se tutti sanno che la patria commerciale del tartufo è Alba… forse non tutti sanno che la patria scientifica di questo pregiato tubero è l’Oltrepò Pavese, poiché ha accolto le ricerche dello scienziato che, di questa branca – Idnologia – (branca della Micologia che studia i funghi ipogei, quali i tartufi) è il riconosciuto padre fondatore: Carlo Vittadini.
Giovane assistente presso la Facoltà di Botanica dell’università di Pavia, già nel 1831 pubblicò la sua Monographia Tuberacearum, opera che fu considerata dal mondo botanico la pietra militare rivelatoria di un universo fino ad allora sconosciuto, quelli dei Funghi Ipogei; di colpo, grazie ai suoi studi, i tre Tuber conosciuti in precedenza – rimasti tali per millenni – diventarono sessanta, raggruppati in una nuova sistematica che comprendente ben dodici generi, dei quali undici sono tuttora in vigore.
Ancor più esplicativo è ciò che si legge alla pagina 43 di Monographia Tuberacearum, dove, a proposito della descrizione e classificazione di alcuni esemplari di Tuber magnatum Pico (il tartufo bianco pregiato) rinvenuti in Oltrepò, il Vittadini ne riferisce il luogo di ritrovamento, ed è questa l’unica località citata nella Monografia: “Presertim circa Calcababbio – scrive – in Iriae provincia” (Specialmente nei dintorni di Calcababbio, in provincia di Voghera); a quei tempi Calcababbio era il nome di Lungavilla, e alla città di Voghera era assegnato il ruolo di capoluogo provinciale (il territorio era piemontese, e tale rimase fino alle guerre di indipendenza).
Carlo Vittadini e l’Oltrepò Pavese: la scienza e un territorio: i tartufi e la loro ricerca.
Un’equazione inscindibile, un binomio che consegna all’Oltrepò, e a nessun altra località italiana, la paternità scientifica di un prodotto di nicchia di assoluto pregio.
Il tartufo dell’Oltrepò Pavese, più precisamente dei territori Vittadiniani, costituisce un preciso punto di riferimento nella storia e nella cultura locale dove del “trifulé” nella libera ricerca, vanta una tradizione di secoli e ancora oggi si contano centinaia di appassionati che praticano questo sano divertimento a contatto con la natura “scortati” dall’unico e inseparabile amico a quattro zampe.
Ecco brevemente le specie che più di frequente sono oggetto di ricerca in Oltrepò Pavese
Tuber magnatum Pico o tartufo bianco pregiato – è il tartufo per antonomasia molto frequente nei territorio Vittadiniani dell’Oltrepò Pavese. Matura da metà settembre sino alla fine di dicembre anche se le condizioni climatiche possono anticipare o posticipare il periodo di maturazione
Tuber melanosporum Vitt. o tartufo nero pregiato – tra i tartufi neri è quello più apprezzato e richiesto: matura a partire da novembre fino a circa metà marzo
Tuber brumale Vitt. – è denominato tartufo nero invernale ed il suo periodo di maturazione va da dicembre a tutto marzo
Tuber aestivum Vitt. – specie diffusissima presenta numerose denominazioni quali tartufo nero d’estate, scorzone, maggengo, statereccio. È il tartufo con il quale il cercatore addestra il cane giovane oppure perfeziona l’addestramento dell’animale

Di Andrea Casarini