Campagna antiparassiti del Fondo Amici di Paco: Diana Lanciotti al rifugio I Fratelli Minori di Olbia

Sabato, in rappresentanza di tutti gli “amici di Paco”, io e Benny siamo stati a Olbia per portare gli scatoloni con gli antiparassitari per gli oltre 700 cani e gli oltre 150 gatti ospiti del rifugio I Fratelli Minori.
Gianni, convalescente da una frattura a un piede, è rimasto a casa col resto della tribù. So quanto gli sia dispiaciuto: la visita al Rifugio di Cosetta è una consuetudine che ci ripaga da tanto impegno, il culmine della Campagna antiparassiti che da diciassette anni impegna il Fondo Amici di Paco consentendoci di aiutare i rifugi in tante zone d’Italia ad affrontare la stagione più difficile, prevenendo le infestazioni di pulci e zecche che possono provocare malattie gravissime.
Un’operazione che ogni anno, facendo sforzi “sovrumani”, riusciamo a portare a termine, ogni volta pensando di non farcela a soddisfare tante richieste, ma poi trovando le risorse (fisiche ed economiche) per non dover dire no a chi sa di poter contare su di noi.
Ma anche quest’anno ce l’abbiamo fatta, e la visita al rifugio di Cosetta è il premio che ogni anno mi do, è la soddisfazione che voglio togliermi personalmente dopo tutti questi mesi passati a organizzare la Campagna Antiparassiti.
Non posso consegnare personalmente i prodotti a tutti i rifugi che aiutiamo, così ogni anno l’incontro con Cosetta rappresenta simbolicamente l’incontro con tutti i volontari che accudiscono migliaia di cani e di gatti nei rifugi che grazie ai nostri sostenitori riusciamo ad aiutare.
Direi una bugia se dicessi che essere ringraziata per quello che facciamo non mi fa piacere (v. https://www.dianalanciotti.it/2019/05/campagna-antiparassiti-del-fondo-amici-di-paco-i-ringraziamenti-dei-fratelli-minori-di-olbia/). Mi fa un piacere immenso, come mi fa piacere sapere che la generosità di migliaia di sostenitori ci permette di rendere un po’ più lieve lo sforzo di Cosetta, dei suoi meravigliosi ragazzi (Antonietta, Federica, Marco e gli altri) e di tutti i volontari degli altri rifugi per dare cure e amore a tante anime dimenticate.

Stavolta la visita ai Fratelli Minori ha un sapore diverso, perché con me c’è Benny, che ho conosciuto proprio qui quasi un anno fa, il 1° giugno, in occasione della consegna degli antiparassitari per la scorsa stagione (v: https://www.dianalanciotti.it/2018/07/vi-presento-benny-benedetto/#comment-1836).
Lui era lì da una settimana, e se fossi arrivata prima, come da programmi, non l’avrei mai incontrato. Ma qualcuno da Lassù ha voluto farci questo grande dono, regalandoci l’amore e la compagnia di un cane bellissimo, non solo e tanto esteticamente, quanto nel cuore.

Appena scendo mi viene incontro Gegé, cane da caccia a cui hanno sparato mandandogli in frantumi metà muso. Ora glielo stanno ricostruendo, intervento dopo intervento. Mi ricorda Bringio, che conobbi qua nel 2014. Anche a lui avevano fatto volare via metà muso con una fucilata.
Stessa esuberanza, stessa gioia di vivere, stessa fiducia e gratitudine per chi, qua, gli ha salvato la vita ridandogli la dignità e l’amore a cui ogni cane ha diritto.
E come quando ho conosciuto Bringio, e ho riso davanti al suo incedere da pagliaccio e alla sua allegria travolgente, penso a tutti gli animi aridi, intrisi di egoismo o malvagità, che dovrebbero venire qui a vedere la gioia e la dolcezza che un cane massacrato, umiliato nel corpo e nella dignità, riesce a provare e trasmettere…

Arriva Cosetta. Il suo abbraccio mi dà la misura della sua forza e del suo coraggio, ma anche di tutta la sofferenza che proprio la sua forza e il suo coraggio le permettono di affrontare.
I brutti pensieri che si stanno formando nella mia mente svaniscono. È una forza, la mia amica Cosetta. “Amica” è una parola che ho sempre usato con parsimonia, ma l’amicizia di Cosetta mi onora e riempie d’orgoglio.

Apro la portiera della macchina, pensando di presentare Gegè a Benny, ma il mio piccolino incomincia a tremare come una foglia. Santo cielo, mi dico, ma cos’ho mai fatto a portarlo qui? Sapevo che qua era stato bene, si era affezionato tanto ad Antonietta. Forse il problema è tutto questo abbaiare?… O pensa che voglia abbandonarlo qua, gettandolo via come una scarpa vecchia?
Ma poi Cosetta si avvicina, bacia Benny sul muso e lui le dà il cinque, con quel suo modo strano di dare la zampa che gli avevo visto fare l’anno scorso, proprio con Cosetta, e mi aveva conquistato.

Ora è tranquillo, così lo faccio scendere e lui, dimostrando di essere un cane sereno e fiducioso, incomincia a fare le feste a tutti. Arriva Antonietta, lui la riconosce e si gode le sue carezze, e poi Marco, che l’aveva accolto quella sera quando l’avevano trovato sul ciglio di una strada, pieno di zecche e forasacchi.
Si lascia accarezzare anche da lui, poi si mette a giocare con i gatti, com’è abituato a fare a casa con Otello, Maggie e Cipì.
I gatti si avvicinano, la coda dritta, sollevata in un’esclamazione di saluto

.

Sembra strano, eppure succedeva anche con Paco: i gatti non hanno paura di Benny, ma gli si avvicinano curiosi e dopo un secondo hanno già fatto amicizia.
Del resto nessuno sa resistere alla simpatia di Benny. È il cane più solare, allegro, ben disposto con tutto il resto del mondo che io abbia mai conosciuto. È un cagnolino speciale, una formula magica di allegria combinata con la dolcezza. È sveglio, vivace ma senza esagerare, attento a tutto, attaccatissimo a me e a Gianni, senza fare preferenze.
«Non c’è la minima ombra nel suo carattere», dico a Marco. «Ha un carattere meraviglioso.»
La vita dovrebbe essere come Benny: divertente, allegra, spiritosa, piena di sorrisi e amore. Oppure tutti dovrebbero avere un cane come Benny, che sa farti sorridere anche quando nuvole scure si accumulano sopra e nella tua testa.

Mentre lo tengo in braccio, una signora che è venuta a visitare il rifugio e conoscere Cosetta (lei è un mito per chi ama gli animali, e tutti quando arrivano in Sardegna vogliono conoscerla) si avvicina e gli fa un sacco di complimenti.
«L’ho conosciuto qua un anno fa», le dico.
«Ma viene da qui? Dal canile?» mi chiede incredula.
«Certo», rispondo.

Tutti i cani che vediamo al canile possono diventare i cani più belli del mondo. Basta dargli l’amore che meritano e che loro, come ogni cane, ci restituiscono moltiplicato mille volte tanto. Quello che facciamo noi per loro, se lo paragoniamo con quello che loro ci danno, non è mai abbastanza.

Scarichiamo gli scatoloni con gli antiparasitari e io e Cosetta ci facciamo le foto-ricordo.
Stavolta a fare gli onori di casa non arrivano i gatti, ma c’è Salvo, la mascotte del rifugio, che tutti conoscono e amano.
Un’altra storia terribile, che qua ha avuto un epilogo felice grazie all’amore di Cosetta.

Salvo è gravemente disabile e ha bisogno di assistenza continua, ma è l’angelo di Cosetta. Cosetta, che ha un cuore immenso, dove c’è sempre posto per una nuova creatura da amare. E non vorrete mica che lei si scelga un cane facile, senza problemi…?

Cosetta mi accompagna a fare il solito giro per presentarmi i nuovi arrivati e inizia a raccontarmi storie terribili di straordinaria crudeltà. Quante ne ho sentite, da quando ho iniziato a venire qua…
Mentre scatto le foto (è il mio modo per non farmi travolgere: l’obiettivo mi fa da scudo, ma nello stesso tempo mi aiuta a catturare l’anima dei cani e dei gatti attraverso il loro sguardo), mi chiedo come faccia Cosetta ad affrontare tanta sofferenza.
Mi dice di avere una corazza di diamante contro la crudeltà umana. Ci credo, con tutte le cattiverie che ha dovuto affrontare.
Però il suo cuore è ancora tenero e capace di grande commozione. Me ne accorgo ancora una volta quando, portandomi nell’edificio dove ho visto per la prima volta Benny, mi racconta la storia di 3 amici, o fratelli, non si sa.

Due di loro sono in gabbia, in attesa dei controlli sanitari prima di essere dati in adozione (si spera, se lo meritano): sono Uriel e Tomaso, i due angeli bianchi che per giorni hanno protetto Michele, rimasto intrappolato da un laccio per i cinghiali messo da qualche bracconiere. Il cappio gli ha stretto la vita, segandolo letteralmente in due. Vi risparmio i particolari. Terribili, da vergognarsi di essere “umani”. Vi dico solo che riuscire a prenderlo è stata un’impresa. Un lavoro di pazienza (e amore) durato giorni.
Cosetta mi mostra il filmato del recupero. Ha le lacrime agli occhi.
Io no. È un filmato come se ne vedono tanti… ma quando alla fine vedo l’esultanza dei soccorritori, che dopo giorni di tentativi sono riusciti a salvare Michele… le immagini mi appaiono sfocate.
Devo ringraziare ancora una volta gli animali se, in un mondo duro e crudele, con le loro storie di amicizia e altruismo ci ricordano di avere delle emozioni e ci aiutano a esprimerle, senza vergognarcene.

Ora Michele è stato operato ed è ricoverato in clinica. La speranza di Cosetta è che possa tornare ad avere una vita normale. La mia speranza è che chi ha messo quel maledetto laccio venga a conoscenza della sua storia e riesca a immaginare almeno un po’ la sofferenza che ha provocato. Il lieto fine vorrebbe che questa persona andasse a conoscere Michele e pagasse tutte le cure per lui, e alla fine decidesse di fare volontariato qua, al rifugio, per espiare la sua colpa. Ma temo sia più facile che il Principe Azzurro risvegli la Bella addormentata con un bacio.
Quante condanne per reati contro gli animali ma anche verso gli umani sarebbero più efficaci se venissero commutate in “lavori forzati” in un canile…

Quella di Michele è solo una delle tante straordinarie e terribili storie che Cosetta vive, giorno per giorno.
C’è da crollare, sotto certi colpi.
«Sono loro che mi danno la forza», mi dice.
Me l’ha già detto tante altre volte. E ogni volta lo dice col cuore, e ogni volta mi tocca darle ragione, come quando mi dice che lì al rifugio tutti i brutti pensieri, tipici della specie umana, restano chiusi fuori dal cancello. Qua c’è solo amore, energia che fluisce da tanti cuori innocenti, e c’è armonia, quella che tante volte l’essere umano cerca per una vita e non trova mai.
Basterebbe venire qua, e fare un giro tra i nostri “fratelli minori”, per trovarla.

Diana

 

Due parole sul Fondo Amici di Paco
Il Fondo Amici di Paco, fondato nel 1997 da Diana Lanciotti, pubblicitaria, scrittrice e giornalista, con il marito Gianni Errico, architetto, in seguito all’adozione di Paco al canile, è una delle associazioni no-profit più attive a livello nazionale, sia sotto l’aspetto degli aiuti concreti ai rifugi che quello della sensibilizzazione. Sin dalla nascita, ha portato all’attenzione di istituzioni, media e cittadini le problematiche dei cani e dei gatti abbandonati rendendo noto il fenomeno del randagismo, un tempo ignorato.
Grazie a numerose campagne di sensibilizzazione (come quella di Natale: “Non siamo giocattoli, non regalarci a Natale”, o quella estiva: “Non abbandonare il tuo cane. Lui non ti abbandonerebbe mai”, o quella di Pasqua “Buona Pasqua anche a loro”, tutte realizzate gratuitamente dall’agenzia Errico & Lanciotti), ha saputo aprire la strada a una nuova coscienza nei riguardi degli animali e favorito la nascita di molte altre associazioni impegnate a difenderli, tanto che occuparsi dei diritti e del benessere degli animali è diventato un impegno diffuso e riconosciuto da tanti. In nome e nel ricordo di Paco, scomparso nel 2006, il Fondo Amici di Paco prosegue le sue attività sia nella direzione della sensibilizzazione che degli aiuti concreti ai rifugi che accolgono i cani e i gatti abbandonati. Non avendo spese di gestione (di cui si fanno carico i due fondatori), l’associazione può devolvere l’intero ricavato delle somme raccolte grazie alla generosità dei suoi sostenitori che da tutta Italia appoggiano le iniziative a favore degli animali più bisognosi.

Per informazioni e donazioni: Fondo Amici di Paco tel. 030 9900732, paco@amicidipaco.it, www.amicidipaco.it