Caccia: una pulce nell’orecchio

La legge obiettivo toscana, apripista per l’Italia, che consente lo sterminio di centinaia di migliaia di cinghiali, caprioli, daini e perfino dell’inverosimile numero di 4.000 cervi, è stata approvata dal volonteroso PD e suoi alleati Forza Italia e Fratelli d’Italia, con la “camuffata” astensione della Lega Nord e i voti contrari del Movimento 5 Stelle e Firenze a Sinistra.

Una legge vergognosa che viola la Costituzione (Art. 117s), molte norme nazionali e direttive europee (per le cui infrazione solo i cittadini pagano), basata sul mantra ripetuto fino all’ossessione ma mai spiegato concretamente, dei danni all’agricoltura, degli incidenti stradali e perfino, raccapricciante, dei danni alla biodiversità.

I cacciatori, che diffondono tonnellate di piombo ogni anno nel suolo, nell’acqua, nelle carni degli animali che uccidono e che rappresenta un veleno potente già eliminato per legge dalla benzina, dalle vernici, dai giocattoli dei bambini, dalla pesca ma non dalle munizioni, dicono compunti di voler tutelare la biodiversità. Ma chi può credere a tanta spudoratezza?  L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito il piombo “uno dei peggiori problemi ambientali del mondo” ma i cacciatori, gli armieri e loro adepti non ci credono. Studiosi, scienziati, medici, ricercatori quali si credono, rinnegano il dictat dell’O.M.S.

Ciò premesso, gli agricoltori, gli allevatori, i contadini, i proprietari terrieri forse non sanno…o forse non ricordano…o forse è stato loro tenuto nascosto…ma sono creditori dello Stato per miliardi di euro. Se vogliono difendersi dai danni all’agricoltura, senza aspettare i risarcimenti dello stato,  possono riscuotere il credito e mettere in atto quei rimedi incruenti ed ecologici che possono aiutarli a sopportare l’invasione di animali che i cacciatori alimentano con gli allevamenti e i ripopolamenti.

Perchè e quale credito?

Perché il contestato, obsoleto, illegittimo articolo 842 del Codice Civile emesso in epoca fascista (anno 1942)  che rende gli italiani diversi davanti alla legge permettendo ai soli cacciatori di entrare nei fondi privati (non a un fotografo naturalista, un appassionato di botanica, un birdwatcher…) si lega strettamente all’Art. 15 della legge 157/92 (Utilizzazione dei fondi ai fini della gestione programmata della caccia) che al comma 1 recita: Per l’utilizzazione dei fondi inclusi nel piano faunistico-venatorio regionale ai fini della gestione programmata della caccia, è dovuto ai proprietari o conduttori un contributo da determinarsi a cura della amministrazione regionale in relazione alla estensione, alle condizioni agronomiche, alle misure dirette alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente.

Quindi, miliardi di denaro non reclamato aspettano sul piatto d’argento.

In Veneto, 50 agricoltori hanno promosso una class action per reclamare il pagamento della tassa di ingresso non corrisposta. Seguiti da centinaia di successive richieste anche di altre Regioni.

La giunta regionale, dopo arroganti ricorsi, non ha potuto esimersi dall’applicare la legge e, con un ritardo di oltre 20 anni, ha versato agli agricoltori, con delibera n. 2910 del 30 dicembre 2013, quanto dovuto.

Suggeriamo di esaminare il Diritto e non lasciarsi sfuggire l’occasione perchè l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (Art. 1 della Costituzione).

di Mariangela Carrieri

Presidente Associazione Gabbie Vuote Onlus Firenze

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fonte: promiseland.it