Bufale e malapolitica costano care: il pasticcio dei sacchetti per la spesa 5 mesi dopo

Complottismo e burocrazia, due elementi che abbondano nel nostro Paese, possono costituire un mix esplosivo che difficilmente migliora la vita ai cittadini, e anzi in genere la peggiora: l’ultimo banco di prova sembra essere quello dell’obbligo in Italia dei sacchetti biodegradabili per l’ortofrutta (e non solo), avvenuto solo pochi mesi fa. Difficile dimenticare le bufale che hanno circondato la legge 123/2017 entrata in vigore il 1° gennaio in applicazione della direttiva europea 215/720, e ancor più l’incredibile querelle burocratica che ha portato alla sua concreta applicazione, con l’ultima puntata risalente a solo pochi giorni fa. Il risultato è paradossale. La strada maestra per sfuggire al pasticcio politico, ovvero la possibilità di usare retine riutilizzabili al posto dei sacchetti monouso (che tra l’altro rappresenterebbe l’opzione ambientalmente migliore), non è stata percorsa. In compenso le bufale paiono aver avuto effetti sorprendenti, sia in termini di impatti ambientali negativi sia riguardo ai costi aggiuntivi per i cittadini. A darne conto è l’ultimo report dell’ente pubblico Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), che dettaglia i dati sugli acquisti di ortofrutticoli freschi relativi al primo trimestre 2018: osservando le dichiarazioni di acquisto delle 9.000 famiglie che partecipano al panel sui consumi domestici dell’Ismea col supporto Nielsen, l’Istituto ha infatti rilevato che «a fronte di una riduzione degli acquisti di “sfuso” del 3,5% e del 7,8% della relativa spesa, si registra l’aumento delle vendite di ortofrutta fresca confezionata (+11% in volume e +6,5% la spesa)».«A pochi mesi dall’introduzione dell’obbligo dei sacchetti biodegradabili in Italia, già si rilevano i primi effetti sulle dinamiche degli acquisti di prodotti ortofrutticoli freschi tra i banchi della Distribuzione Moderna», osservano dall’Istituto. Il nesso di causalità non può essere provato, ma le indicazioni in tal senso sono molto forti, data la flessione delle vendite di “sfuso” e la contemporanea «impennata senza precedenti» degli acquisti di ortofrutta fresca confezionata.

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