Binomio uomo e natura riflessioni. Di Andrea Casarini

Se consideriamo le modifiche che l’uomo apporta all’ambiente al fine di migliorare le proprie condizioni di vita e le equipariamo ai cambiamenti naturali notiamo, senza ombra di dubbio, come il binomio uomo/natura  ha creato fin dagli albori dell’epoca preindustriale(₁), orientamenti di pensiero  diversi e talvolta opposti che ancora oggi generano perplessità e discussioni circa questo difficile rapporto.

Il dato di fatto inconfutabile ed incontestabile è che questo rapporto estremamente complesso inerente il “problema ambiente/uomo” riguarda ad oggi, solo ed esclusivamente, il modo con cui la società umana amministra i processi produttivi, le risorse rinnovabili e non, i beni culturali ed i meccanismi di regolazione e previsione dei fenomeni naturali.
L’incremento della popolazione, l’uso crescente e incontrollato di energia e risorse, l’aumento della produzione di rifiuti solidi, liquidi e gassosi, la distruzione delle risorse naturali con relativa estinzione od impoverimento delle specie animali e vegetali, rendono al nostro pianeta sempre più difficile il compito di tollerarci.
Il suo smodato sfruttamento, senza intelligenza, ci porta inevitabilmente incontro alla consapevolezza del rischio della catastrofe ecologica; in nome della crescita, del libero mercato e di un consumismo smodato e senza limiti, l’ambiente inteso come “madre terra” è sempre più desolato e devastato.
“Laudato si’, mì Signore”, cantava San Francesco d’Assisi: in questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei.
Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla e , come annunciava Friedrich Nietzsche oltre un secolo fa, «il deserto avanza»; natura, animali, piante ed umani, sono tutti co-inquilini e soggetti di diritti che vanno tutelati ed affermati in modo organico e consapevole.
Stiamo continuando a percorrere la via del “non ritorno” agendo sulla terra come se ne fossimo i padroni assoluti ed i soli ad avere diritti su di essa senza nessun dovere nei suoi confronti e senza renderci minimamente conto   che la natura e l’ambiente non sono né nostra proprietà né luogo di risorse a nostra totale e arbitraria disposizione.
Concludo con una citazione quanto mai attuale di Giacomo Leopardi: “Una grandissima parte di quello che noi chiamiamo naturale, non è; anzi è piuttosto artificiale: come a dire, i campi lavorati, gli alberi e le altre piante educate e disposte in ordine, i fiumi stretti infra certi termini e indirizzati a certo corso, e cose simili, non hanno quello stato né quella sembianza che avrebbero naturalmente. È cosa artificiasta, e diversa molto da quella che sarebbe in natura.”
(₁) Preindustriale.; che è precedente all’industrializzazione, intesa sia in senso assoluto, sia con riferimento a determinati territori o settori di attività economica

Di Andrea Canarini