Argentina: El Ciudadano, un quotidiano senza padroni

In Argentina non sono solo le fabbriche ad essere recuperate: l’esempio del quotidiano di Rosario, El Ciudadano, che dopo aver sperimentato cosa significa passare attraverso tre diverse proprietà in 18 anni ha deciso di scegliere la strada dell’autogestione, potrebbe rappresentare un esempio per giornali e tv nelle mani di imprese senza scrupoli pronte a licenziare da un giorno all’altro gli operatori dell’informazione.

Oggi El Ciudadano è un diario sin patrones, si è trasformato in cooperativa ed è in edicola sotto questa veste dallo scorso ottobre, dopo che il Gruppo Indalo, detentore delle quote di maggioranza, ha deciso di ritirarsi. Sono 64 i lavoratori che hanno scelto di dar vita alla cooperativa, sostenuta dal Sindicato de Prensa di Rosario: attualmente El Ciudadano va in edicola con un’edizione giornaliera di 32 pagine ed è presente on line con un sito web.

Il quotidiano fu fondato nel 1998 da Orlando Vignatti, un imprenditore impegnato nel campo dei media, e inizialmente vendeva intorno alle ventimila copie. La prima crisi giunse nel 2000, in corrispondenza del default economico che mise in crisi l’intera Argentina. In quell’occasione persero il lavoro circa cento persone, ma El Ciudadano tornò di nuovo in edicola nel 2001 con la presidenza di Eduardo López, conosciuto soprattutto per essere presidente del Newell’s Old Boys, una delle due squadre di calcio di Rosario, ma passò di nuovo nelle mani di Vignatti lo scorso anno, dopo che sotto lo stesso López il quotidiano aveva conosciuto la sua seconda chiusura. Tuttavia, alla fine di un estenuante passaggio di proprietà, El Ciudadano è finito nelle mani del Gruppo Indalo, dell’imprenditore Cristóbal López, definito un despedidor serial, un licenziatore seriale. Oggi il quotidiano ha scelto la strada della cooperativa, grazie anche alla solidarietà della società civile rosarina e si pone come alternativa a La Capital, il giornale principale della seconda città dell’Argentina.

La battaglia del quotidiano con il proprietario, Cristóbal López, è stata senza esclusione di colpi. Il milionario, colpevole anche dei licenziamenti che hanno colpito 136 lavoratori del canale televisivo CN23 e 14 del giornale in lingua inglese Buenos Aires Herald, ha fatto di tutto per distruggere il quotidiano. Per questo, la prima edizione di El Ciudadano rinato sotto forma di cooperativa titolava così: “Desde hoy caminamos solos”.

Nell’editoriale, che raccontava le traversie del giornale, si intravedeva la soddisfazione per aver scongiurato la chiusura ed aver difeso una voce “necessaria per la pluralità dell’informazione, della libertà di espressione e della democrazia nel campo della comunicazione”. Dalla redazione di El Ciudadano confessano di aver ottenuto appoggio anche da schieramenti politici assai distanti da loro, ma ciò che ha colpito l’intera società rosarina è stato il motto della redazione, umanizzare il giornalismo come funzione sociale in grado di dare spazio ad una pluralità di voci. Sono lontani gli anni trascorsi sotto Eduardo López, quando il declino del  Newell’s Old Boys coincise con quello del quotidiano, che grazie ai suoi giornalisti riuscì, una volta di più, a rinascere, sotto il nome di Crónica y Diario Popular, raccontando inoltre le battaglie per non sparire, culminate, in una circostanza, con l’occupazione della Secretaría de Trabajo di Rosario.

 

Inoltre, a El Ciudadano hanno sperimentato bene cosa significhi essere trattati come merce e passare da un proprietario all’altro senza essere consultati. Il quotidiano, infatti, passò nelle mani di Cristóbal López all’epoca della seconda proprietà Vignatti, quando l’imprenditore decise di venderlo al Gruppo Indalo nell’ambito del passaggio di Ambito Financiero allo stesso Cristóbal López, il quale, lo scorso febbraio, aveva colpito ancora mettendo alla porta 136 lavoratori di CN23 che, una mattina, rimasero fuori dalla redazione a causa della sicurezza privata che stabiliva chi poteva lavorare e chi no. Alcuni lavoratori furono licenziati tramite e-mail o whatsapp e molti si trovarono semplicemente la strada sbarrata dalla sicurezza di Cristóbal López.

L’imprenditore del Gruppo Indalo aveva a sua volta acquistato CN23, insieme all’emittente radiofonica Vorterix e al quotidiano El Argentino, da Sergio Szopolski e Matías Garfunkel, uomini d’affari sciaguratamente legati al kirchnerismo che, al pari dello stesso López, erano noti per saccheggiare le aziende di cui divenivano proprietari per arricchirsi personalmente. Le speranze dei lavoratori di CN23, che speravano in Cristóbal López per un futuro più tranquillo, svanirono velocemente.

La stessa sorte a fine ottobre, è toccata al Buenos Aires Herald, diretto da Sebastián Lacunza, collaboratore anche del Manifesto per le notizie provenienti dall’Argentina. Quotidiano con 140 anni di storia, Buenos Aires Herald è stato trasformato da quotidiano a settimanale e nell’ultimo editoriale, intitolato significativamente El final de un diario, la redazione accusa il Gruppo Indalo, sottolineando la vera e propria operazione di chirurgia compiuta ai danni di 14 lavoratori, licenziati illegalmente. Per ora la solidarietà di altre testate, El Argentino e Ambito Financiero (coinvolti anch’essi in queste ristrutturazioni) sono andati in edicola per un giorno senza le firme dei giornalisti come forma di protesta, non è bastata.

L’esempio di El Ciudadano resta quello più significativo perché la trasformazione in cooperativa è avvenuta grazie alla ritirata del Gruppo Indalo, ma sempre più l’informazione argentina rischia di fare la fine delle imprese saccheggiate dai loro proprietari.

Se molte redazioni riusciranno a diventare padrone dei loro giornali potremmo davvero cominciare a parlare di un nuovo fenomeno, quello dei diarios sin patrones.

David Lifodi

fonte: La Bottega del Barbieri