Antibiotici: resistenza e correlazione tra animali, allevamenti intensivi ed uomo. Di Andrea Casarini

Ripercorrendo la storia ricordiamo che l’uso degli antibiotici negli allevamenti intensivi fece la sua prima  comparsa intorno agli anni 40 del secolo scorso, con risultati a dir poco entusiasmanti per gli allevatori. Infatti, la somministrazione di questi farmaci accelerava la crescita degli animali aumentandone la produttività e mantenendo  sotto controllo il rischio di epidemie che periodicamente si sviluppavano negli ambienti sovraffollati nei quali gli animali erano costretti a vivere.

Tecnicamente si parlava di “abbattimento del rischio” che portò sì  ad un impennata dei guadagni economici ma  che soffocò sul nascere qualsiasi remora o scrupolo sulle conseguenze negative (allora sconosciute)  che tale “tecnica” avrebbe portato all’essere umano come consumatore finale. Pur essendo assodato, infatti, che l’uso ed abuso degli antibiotici in zootecnia ha una pesante  incidenza e  responsabilità nell’insorgenza del fenomeno dell’antibiotico-resistenza e sulla sua correlazione con la salute umana,  si sta proseguendo lungo la “strada del non ritorno” con  allevamenti intensivi  sempre più caratterizzati da un’altissima densità di animali/metro quadro che  facilita enormemente lo sviluppo e la diffusione di infezioni e patologie legate anche allo stress al quale sono soggetti gli animali da “allevamento industriale”.

 

Tale “stress da sovraffollamento” impedisce di poter isolare e curare l’animale malato in modo appropriato  costringendo  gli allevatori  nel somministrare “sistematicamente e preventivamente”  la stessa dose di antibiotici a tutti gli animali malati o sani favorendo in tal modo il  prolificare di batteri multiresistenti ai farmaci.

Purtroppo ad oggi, nonostante recenti e ben note  problematiche  a livello sanitario la situazione non ha subito le positive evoluzioni sperate in termini di tutela della salute animale ed umana e, mentre l’allarme per l’antibiotico resistenza cresce a livello mondiale il nostro Paese prosegue a passo di lumaca con l’unico fine dettato dalla “convenienza economica”.

Quanto emerge da recenti studi  è altamente preoccupante e deve farci riflettere.

L’utilizzazione inadeguata di antimicrobici terapeutici in medicina umana e veterinaria, l’utilizzazione di antimicrobici a fini non terapeutici e l’inquinamento ambientale da antimicrobici accelerano la comparsa nonché la propagazione di microorganismi resistenti comportando gravi conseguenze (1).

Sviluppare nuove categorie di antibiotici è tutt’altro che semplice e puntare solamente sulla ricerca di nuove tipologie di molecole non è la sola strategia esistente.

Urge di conseguenza attuare ed incentivare l’uso responsabile dell’antibiotico terapia che abbiamo oggi a disposizione limitandone l’abuso e l’utilizzo improprio sia nel campo sanitario umano che in quello veterinario così che, infezioni solitamente innocue, non si trasformino in una seria ed imprevedibile minaccia della salute pubblica. In parole povere è  necessario attuare una vera e propria educazione antibiotica correlata a semplici regole di comportamento e buon senso aventi il fine ultimo di “frenare” le infezioni.

Purtroppo ad oggi, l’ultimo rapporto dell’EMA evidenzia come l’Italia sia il terzo maggiore utilizzatore di antibiotici negli animali da allevamento in Europa (dopo Spagna e Cipro) con un consumo più alto di quello effettuato da altri paesi di simili dimensioni (il triplo della Francia) (2) e come il 71% degli antibiotici venduti è destinato agli animali (3).

(1). Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio Piano d’azione di lotta ai crescenti rischi di resistenza antimicrobica (AMR) /* COM/2011/0748 definitivo *

(2). dati ESVAC, 2016. Sales of veterinary antimicrobial agents in 29 EU/EEA countries in 2014,

(3). dati ECDC, EFSA. EMA, 2015. ECDC/EFSA/EMA first joint report on the integrated analysis of the consumption of antimicrobial agents and occurrence of antimicrobial resistance in bacteria from humans and food-producing animals,

Andrea Casarini