ANCHE LE MEDUSE FANNO BENE ALL’AMBIENTE

Estate tempo di mare e ….. di meduse!
Quante volte durante le nostre vacanze abbiamo avuto occasione di imbatterci in questi “compagni di nuotata” rischiando magari un fuggevole contatto?
Quante volte abbiamo stupidamente ritenuto questi organismi multicellulari fastidiosi, inutili ed incubo delle nostre vacanze….?
Niente di più falso!!!

In primo luogo non tutti questi esseri sono pericolosi per l’uomo e, secondariamente, le meduse svolgono un ruolo ecologico molto importante.
Ebbene sì….. le meduse sono “ANIMALI ECOLOGISTI” a tutti gli effetti !!!
Tra i primi organismi multicellulari che hanno popolato il nostro pianeta (affascinanti creature planctoniche appartenenti al phylum degli Cnidari) le meduse sono svolgono importanti funzioni, partecipano alla biodiversità marina e contribuiscono a bilanciare la catena alimentare.
Secondo uno studio pubblicato su “The Biochemical Society june 2011” e curato da Mario Lebrato del Leibniz Institute of Marine Science (Germania) e da Daniel O. B. Jones del National Oceanography Centre (Regno Unito), le meduse rivestirebbero notevole importanza nel ciclo del carbonio soprattutto in relazione alla problematica del riscaldamento globale, in quanto in grado di sequestrare grandi quantità di questo elemento, alimentando la pompa biologica che lo sottrae all’atmosfera.
Altro autorevole studio condotto da John Dabiri e Kakani Katija (ricercatori del California Institute of Technology) e che è valso ai suoi autori la copertina della prestigiosa rivista “Nature” riguarda il ruolo fondamentale che creature marine come le meduse ed il krill rivestono nel mescolamento biogenico delle acque proprio come fanno le correnti e le maree.
Questa ricerca avanza l’ipotesi che le meduse con il loro continuo peregrinare tra fondali, superficie oceaniche e marine, aiutino, non poco, il rimescolamento delle acque salate terrestri, contribuendo a garantire la circolazione oceanica, elemento dal grande impatto sul clima terrestre.
Come spiegato da Kakani Katija (uno degli autori della ricerca) il meccanismo è alquanto semplice: “Mentre nuotano, le meduse spingono via l’acqua e creano un’area di pressione maggiore di fronte a loro mentre l’area dietro di loro diventa di bassa pressione; in questo modo l’acqua scorre velocemente dietro l’animale per riempire la zona di bassa pressione, con il risultato che c’è uno scambio costante”.
A livello più generale il rimescolamento delle acque ha implicazioni di grande importanza in quanto, se non ci fosse l’interscambio tra l’alto ed il basso, alle acque superficiali verrebbero a mancare importanti elementi nutritivi mentre, quelle sul fondo non sarebbero ossigenate.
Non per ultimo questi animaletti bilanciano la catena alimentare in quanto dopo aver mangiato alghe, fitoplancton ecc. producono deiezioni che cadono verso i fondali sotto forma di una “massa gelatinosa” che diventa nutrimento per svariati organismi.
L’appello è quello di non ed uccidere le meduse perché questi affascinanti esseri viventi continuano a fare quello che hanno sempre fatto, da centinaia di milioni di anni, danzando silenziose tra le onde e… perché no … prendendosi anche loro cura del nostro clima.
ALCUNE MEDUSE DEL “MARE NOSTRUM”

PELAGIA NOCTILUCA “MEDUSA LUMINOSA”
Nativa del Mediterraneo, abbondante in Tirreno e Adriatico settentrionale, ha diametro tra 10 e 15 centimetri, colore tra il marrone e il violetto, tentacoli lunghi anche qualche metro. È molto urticante ma non fatale per l’uomo. ll nome sta ad indicare la capacità che la medusa ha di brillare nel buio; quando viene toccata o sollecitata infatti, emette dei fasci di luce verdastra. Generalmente vive in alto mare ma nel periodo autunnale e primaverile è possibile che si avvicini alle coste.

RHIZOSTOMA PULMO “POLMONE DI MARE”
Nativo del Mediterraneo, quasi innocuo, si vede spesso in Adriatico e Ionio. Ha un’ombrella semisferica tendente al trasparente, bordi irregolari blu-viola, otto tentacoli sfrangiati e trasparenti. Può raggiungere fino a 50-60 cm di diametro e 10 kg di peso rappresentando la più grande medusa del Mediterraneo. La specie non provoca gravi conseguenze: i suoi tentacoli di norma non risultano urticanti tanto da creare pericoli seri per l’uomo. Solo su soggetti particolarmente sensibili, il contatto può provocare irritazioni che scompaiono comunque spontaneamente in breve tempo ma lasciando un prurito o un dolore fastidioso.

VELELLA VELELLA “BARCHETTA DI SAN PIETRO”
Si può incontrare nel Tirreno e in primavera si osservano spiaggiamenti anche massicci che dipingono la battigia di celeste, per via di pigmenti che la proteggono dai raggi solari. Si trova entro i primi 10 cm di acqua, vive in colonia, il diametro è di 7-8 cm. La specie conduce vita pelagica ed è caratterizzata da polimorfismo: all’interno della stessa colonia infatti, gli individui differiscono per forma e funzione e pertanto alcuni contribuiscono alla crescita, altri alla riproduzione, altri ancora alla difesa. Gli assembramenti di questi organismi planctonici sono a volte così densi da formare immense distese simili a macchie oleose, facilmente rilevabili anche da lontano.

PHYSALIA PHYSALIS “CARAVELLA PORTOGHESE”
Specie alloctona velenosissima, arrivata dal Canale di Suez e scambiata erroneamente per una medusa, la caravella portoghese è in realtà un sinoforo composto dall’aggregazione di 4 diversi individui collegati tra loro. Questi 4 organismi sono completamente dipendenti uno dall’altro per la sopravvivenza. Il veleno della caravella portoghese è termolabile, ovvero si disattiva con il calore. È cardiotossico e neurotossico ed allo stesso tempo ha anche una debole attività necrotizzante. La sua puntura provoca un dolore fortissimo che può anche portare alla perdita di coscienza. Quando si entra in contatto con i suoi tentacoli la zona punta diventa subito molto arrossata ed in seguito si ricopre di bolle; in alcuni casi, in presenza di sensibilità alle tossine di questo veleno, si può andare incontro a shock anafilattico.

di Andrea Casarini

Bibliografia e Sitografia
https://www.focus.it
https://www.nationalgeographic.it
https://www.cnr.it
https://www.rivistanatura.com