Amaranto, un docufilm per raccontare storie semplici di grandi cambiamenti

Dopo la recente premiazione come miglior documentario al Roma Independent Film Festival (RIFF) 2018, è iniziato il viaggio di Amaranto in giro per l’Italia. Il docufilm di Emanuela Moroni e Manuela Cannone omaggia con il suo titolo la pianta omonima che ha resistito più a lungo agli erbicidi della più grande aziende chimica specializzata in diserbanti al mondo. 
Amaranto vuole narrare un’epoca che malgrado sia segnata da gravi crisi, è ricca di potenziale ed energia creativa che deve solo trovare i canali e i tempi giusti per esprimersi. Così nella sua semplicità il documentario sussurra le storie di chi ha deciso di opporsi a stili di vita e modelli di consumo non vantaggiosi per la propria salute, e in molti casi nemmeno per il proprio portafoglio. Nonostante le interviste sia a professionisti, le registe spiegano che volevano “mostrare gli argomenti sotto una luce laica, senza la pretesa di presentare verità indiscutibili, ma piuttosto visione filosofica di strade non convenzionali che suscitino domande e riflessioni profonde”. Scelte pionieristiche, ma percorribili per considerare come vivere meglio con se stessi, gli altri e l’ecosistema che ci ospita. “All’inizio erano piccoli gesti quotidiani poi l’ascolto di sé è venuto da solo”. Cinque capitoli per coprire l’intero arco della vita: Nascere, conoscere, viaggiare, abitare e rinascere trovano un nuovo significato attraverso le storie di Verena Schmid, ostetrica promotrice del parto naturale, Franco Lorenzoni, maestro di scuola elementare, Etain Addey, contadina, scrittrice ed esponente del bioregionalismo, Alida Nepa, referente del cohousing San Giorgio di Ferrara e Saviana Parodi, biologa e permacultrice; persone che nella vita hanno scelto il cambiamento allontanandosi dall’immaginario collettivo. “Amaranto rivolge lo sguardo verso chi sta cercando di costruire e immaginare un mondo diverso, un mondo in cui ad ogni essere umano è riconosciuto il suo valore, dove è dato spazio alla comunità ed è ristabilita la profonda connessione che ci lega al pianeta Terra” commentano le registe. 

Emanuela Moroni e Manuela Cannone si sono incontrate mosse entrambe dall’interesse verso i Beni Comuni. Indagando cosa fossero e come fosse possibile proteggerli hanno incontrato storie resistenti, di persone che silenziosamente avevo creato alternative che funzionavano e che custodivano il pianeta. “C’è un mondo sotterraneo e invisibile che sta andando contro tendenza così come l’Amaranto, una pianta semplice e selvatica che ha fatto tutto quel casino” commentano sorridendo le Registe.  

Il documentario è stato prodotto dalle registe insieme a Raya Visual Art con il contributo di Banca Etica, tra i partner anche UccaTerre di mezzo Editore e Fa’ la cosa giusta!. “ E tutta la comunità che si è creata attorno alla mission del docufilm nella quale ognuno ha sostenuto la causa apportando il proprio specifico contributo”. Infine la distribuzione è stata affidata a FairMenti Distribuzione specializzata nell’educazione ambientale.