Agromafie il piatto è servito. Di Andrea Casarini

Con il termine di “Agromafie”si intendono tutte quelle organizzazioni criminali, non solo di stampo mafioso, che operano nel settore agricolo- pastorale – enogastronomico ed agroalimentare in genere, realizzando adulterazioni, sofisticazioni, contraffazioni di false etichettature e di marchi di tutela.                                                                                                                                                                                                                                                  Gli ultimi rapporti Eurispes sulle Agromafie parlano chiaro: il mercato dell’ agroalimentare è sempre in maggiore crescita e risulta essere uno dei più appetibili per la criminalità organizzata, che in questo settore vanta guadagni da capogiro.

Ne è esempio il comparto bio che, ad oggi, dato il sempre maggiore interesse da parte dei consumatori, è oggetto di frodi e falsificazioni, a causa anche dell’abnorme burocrazie ed evidente conflitto di interesse degli enti certificatori a cui è affidato il sistema di controllo della produzione. Neppure il comparto ittico risulta esente dall’inquinamento delle “Agromafie” che ne controlla i mercati e la pesca illegale che colpisce i nostri mari andando altresì ad influire sull’ambiente attraverso la contaminazione delle aree portuali italiane. Tutto ciò ha un grave ed immediato impatto sulla qualità di ciò che mangiamo e, quindi, sulla nostra salute. La criminalità investe denaro sporco dal campo alla tavola in attività strategiche, visto che, anche in tempo di crisi, di cibo non si può fare a meno e la nuova frontiera della criminalità 3.0 è l’High frequency trading, cioè lo scambio in Borsa ad altissima velocità in base a preordinati algoritmi, in grado di condizionare contrattazioni e listini prezzo.

Questo sistema, oramai ben radicato e diffuso coinvolge tutto il nostro paese senza distinzione di regioni ed il segno evidente l’importazione massiccia di prodotti di bassa qualità dall’estero, rilavorati e immessi nel mercato italiano. Purtroppo, ad oggi, non è ancora possibile con certezza fare un quadro preciso della situazione ne tantomeno sapere quanto entra dalle nostre frontiere e quali sono le aziende che trasformano materie prime inquinate e le marcano come italiane, in modo fraudolento, usando anche prodotti chimici e additivi pericolosi per la salute dell’uomo Serve senza ombra di dubbio una politica agroalimentare più mirata alla tutela dei nostri prodotti, delle nostre eccellenze e del nostro territorio del nostro territorio da parte di tutte le forze politiche (nazionali, provinciali, locali) ed una stretta collaborazione con gli enti di categoria ed i singoli esercenti al fine di smantellare definitivamente questo mercato del falso “made in Italy”.

Davanti ad un quadro così preoccupante ed in continuo aumento è importantissimo dare un la massima tracciabilità alla filiera agroalimentare con un coinvolgimento sempre maggiore del consumatore che gioca il “ruolo principe” nella vigilanza di ciò che acquista anche attraverso l’attenta lettera dell’”etichetta narrante” in modo che sappia esattamente ciò che acquista e quali sono i passaggi che quel prodotto ha fatto per raggiungere la nostra tavola.

di Andrea Casarini 

fonti: www.eurosipes.eu/content/agromafie