Agenti a quattro zampe contro il bracconaggio. Di Alberto Bonfigli

TOSCANA – Il Corpo Forestale dello Stato, ora Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare dei Carabinieri, si sta dotando in tutta Italia di agenti a quattro zampe e anche al Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano ne sono arrivati due grazie al Progetto LIFE M.I.R.CO!

Si chiamano Alma e Loba, sono rispettivamente un Labrador e un Pastore Tedesco, e affiancheranno gli agenti dei Carabinieri nella lotta all’avvelenamento della fauna selvatica, una delle forme più subdole di bracconaggio, vera piaga soprattutto in alcune aree appenniniche.

I cani antiveleno sono in grado di fiutare esche, bocconi, carcasse e tutto quanto può essere pensato per avvelenare lupi, orsi, volpi, tassi ma anche cani e gatti e più in generale tutti quegli animali la cui dieta è a base di carne o onnivora. Un prezioso contributo per la bonifica del territorio e avviare le indagini per perseguire i colpevoli.

Sarebbe bello se ogni Stazione dei Carabinieri Forestale in Italia si potesse dotare di questi cani, nell’attesa il Parco Nazionale e i suoi agenti mettono a disposizione Alma e Loba anche al di fuori dei propri confini amministrativi, per intervenire laddove siano segnalati episodi di avvelenamento certo o presunto.

“I nuclei antiveleno costituiscono un tassello importante dell’attuale trasformazione del Corpo Forestale in specialità dei Carabinieri, cioè come unità completamente dedicata all’ambiente nelle sue molteplici sfaccettature – spiega Giuseppe Piacentini, capo del Coordinamento Territoriale Ambiente del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano. I nostri cani sono stati addestrati in Spagna dove la Guardia Civil ha istituito i primi nuclei antiveleno per arginare un problema che là è molto sentito. È evidente che i bocconi avvelenati costituiscono un problema per una corretta gestione faunistica, in quanto agiscono in modo indistinto, ma anche per la sicurezza pubblica, soprattutto nei contesti antropizzati”.

“I due nuclei antiveleno, attualmente presenti nei Parchi Nazionali dell’Appennino Tosco Emiliano e nelle Foreste Casentinesi – prosegue Piacentini -, sono potenzialmente utili a coprire tutto il territorio regionale per le necessità attuali e possono essere attivati da Enti pubblici o dai sindaci attraverso il nostro Comando regione forestale; lavorano quindi su tutto il territorio perché dotati anche di automezzi e di personale idoneo. Siamo all’inizio ma contiamo di essere all’altezza di un buon lavoro”.

Per agire contro il bracconaggio si chiede la collaborazione di tutti, semplici cittadini, associazioni agricole, venatorie e ambientaliste, escursionisti e sportivi per denunciare fatti inerenti o richiedere un’ispezione.

Alberto Bonfigli