ABBATTIMENTO SELETTIVO DEI LUPI. UNA SCELTA INSENSATA E VERGOGNOSA

Il ritorno dei grandi carnivori nelle montagne lombarde rappresenta un’importante tappa del processo di ricostituzione di un equilibrio ecologico perso da secoli e, nonostante alcune preoccupazioni destate all’eventuale impatto sulle attività zootecnica e venatoria, può diventare un’attrattiva e una risorsa per incrementare forme di turismo ambientale e naturalistico legate ad una educazione e fruizione sostenibile dell’ambiente.

Alla luce dei fatti e, come previsto , la Conferenza Stato-Regioni, riunitasi in data martedì 23 gennaio 2017, ha approvato in sede tecnica il “Piano per la conservazione del lupo” .
Il documento, che consta di 22 punti e prevede l’abbattimento selettivo del 5% dei lupi presenti sul territorio italiano, al fine di salvaguardare mandrie e raccolti di allevatori e agricoltori danneggiati dalla presenza di questa splendida specie, è una cosa vergognosa ed una assurdità assoluta che non tiene in alcun conto che in Italia non esiste un censimento attendibile e comprovato che possa realmente testimoniare il numero effettivo di lupi e che porterebbe solamente a “legittimare” una vera e propria strage di un animale protetto da quasi mezzo secolo.

Studi internazionali dimostrano che l’uccisione di singoli esemplari disturba fortemente i branchi destabilizzando la loro organizzazione interna e spingendo gli altri lupi ad aumentare le predazioni sugli animali domestici.
Le esperienze di altri Paesi europei come Spagna e Francia che già avevano attuato l’abbattimento selettivo di questa specie si sono dimostrate fallimentari e controproducenti ed hanno dimostrato come il prelievo dei lupi non abbia affatto diminuito i conflitti “lupo- animali da allevamento” ma, al contrario, aumentato solamente uno sconsiderato bracconaggio.
In Lombardia , la presenza del lupo è stata registrata solo in due province della Regione, ovvero quella di Pavia e quella Bergamo e, la sua presenza , pur essendo localizzata in zone alto appenniniche con incursioni sporadiche in media collina risulta essere un elemento di altissimo pregio naturalistico.

Questo è confortato anche dal fatto che la Direttiva Comunitaria Habitat (92/43/CEE) emanata per conservare specie ed ambienti di interesse comunitario è stata recepita a livello italiano attraverso il D.P.R. 8 settembre1997 n. 357.
La specie è inserita nell’allegato B (specie animali e vegetali di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione).
Per la regione Lombardia, la L.R . 26 del 1993 e successive modificazioni recepisce lo status di specie particolarmente protetta derivante dalla Legge 11 febbraio 1992 n. 157.
Voglio inoltre ricordare che la Regione Lombardia, con D.G.R. 20 aprile 2001 n. 7/4345 “ Approvazione del Programma Regionale per gli Interventi di Conservazione e Gestione della Fauna Selvatica nelle Aree Protette di Attività e del Protocollo di Attività per gli Interventi di Reintroduzione di Specie Faunistiche nelle Aree Protette della Regione Lombardia” individua il lupo come specie prioritaria per la conservazione e monitoraggio.

A mio parere è un’assurdità che dopo anni di battaglie che hanno portato, con non poche difficoltà, alla reintroduzione della specie, si pensi ad oggi di legalizzarne l’uccisione come unica risposta alle istanze mosse da pochi allevatori e pastori.
Concludo dicendo che questa soluzione non solo è estremamente pericolosa per una specie che viene già duramente colpita ogni anno dal bracconaggio e dalle così dette “uccisioni accidentali” ma è anche del tutto inefficace e improduttiva in quanto il lupo preda gli animali da allevamento solamente quando le sue condizioni fisiche non lo rendono più in grado di cacciare la “preda selvatica” orientandosi, in questo caso, su ciò che risulta meno difficile da predare.
Altro mito da sfatare è che il lupo attacca l’uomo!
Questa specie come predatore carnivoro, opportunista e intelligente, non riconosce l’uomo come possibile preda ma lo identifica come una minaccia da cui allontanarsi il più rapidamente possibile attaccandolo solamente in caso di seria minaccia della sua incolumità.

Di Andrea Casarini