A scuola senza zaino

Sono già 100 gli istituti che hanno aderito al progetto Scuole senza zaino, nato in Toscana.

“In una classe senza zaino i materiali sono condivisi e non si devono portare da casa – ha spiegato a Starbene il pedagogista e dirigente scolastico Marco Orsi – I banchi sono uniti in piccoli gruppi, c’è un angolo per la lettura, uno per il disegno, uno per le scienze. Durante il giorno i bambini lavorano come in classe, a piccoli gruppi e individualmente per completare una serie di attività. Quando finiscono vanno al tavolo per la correzione, dove controllano da soli il proprio lavoro. Il nostro metodo unisce i principi montessoriani a quelli di Howard Gardner e di Rudolf Steiner per un apprendimento che passi attraverso la scoperta del mondo con la mente e con il corpo”. I programmi sono quelli ministeriali, cambia il metodo che punta su tre valori: comunità, responsabilità e ospitalità in aule belle e accoglienti.

Togliere lo zaino è  un gesto reale, infatti  gli studenti delle scuole sono dotati di una cartellina leggera per i compiti a casa, mentre le aule e i vari ambienti vengono arredati con mobilio funzionale e dotati di una grande varietà di strumenti didattici sia tattili che digitali.  Ma togliere lo zaino ha anche un significato simbolico in quanto vengono realizzate  pratiche e  metodologie innovative in relazione a tre valori a cui ci si ispira:  la responsabilità, la comunità e l’ospitalità.

Si tratta  di realizzare una scuola diversa da quella tradizionale che è normalmente  impostata sull’insegnamento trasmissivo e  standardizzato impartito nei tipici ambienti definiti  cells & bells (celle e campanelle), unidimensionali, dove  aule spoglie sono ammobiliate con le consuete file di banchi posti di fronte ad una cattedra, cui fanno da riscontro disadorni atri e  vuoti spazi connettivi.

Se ci si fa caso  si tratta di una questione planetaria.  Infatti in molte parti del mondo gli studenti utilizzano lo zaino per  portare a scuola e riportare a casa il proprio materiale come libri, quaderni, penne, matite, gomme, forbici, squadre e righe, colori ecc.  La cosa per la verità è un po’ strana.  Nessuno si è mai domandato perché un qualsiasi lavoratore trova i propri strumenti del mestiere sul posto di lavoro al contrario degli studenti.  In effetti lo zaino comunica un senso di precarietà e di inadeguatezza,  non a caso è stato inventato – come si può facilmente leggere in un qualsiasi vocabolario –  per gli alpinisti e per i soldati con il chiaro scopo di affrontare luoghi inospitali.

Rendere le scuole ospitali è, dunque, un impegno di cambiamento.  E tuttavia l’ospitalità implica non solo costruire ambienti belli ed amichevoli, ma anche accogliere le diversità, far sì che ciascuno diventi responsabile per i propri e gli altrui talenti, originalità, bisogni e in generale per il precorso di crescita e di apprendimento.  Inoltre bisogna riflettere sul fatto che conoscere il mondo significa renderlo a noi comprensibile, trasformarle, umanizzarlo per farlo diventare, appunto, ospitale. La responsabilità e l’ospitalità, infine, si aprono alla costruzione della scuola come comunità, luogo di condivisione, di cooperazione e co – costruzione del sapere.

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