22 MAGGIO: INTERNATIONAL DAY FOR BIOLOGICAL DIVERSITY

Proclamata attraverso la risoluzione 55/201 del 2000 questa data coincide con l’adozione del testo della Convenzione sulla biodiversità, ratificato da 196 Paesi ed entrato in vigore nel 1993 alla cui base c’è la conservazione della  diversità biologica attraverso un uso sostenibile delle risorse e una condivisione equa dei benefici.Dall’anno della sua entrata in vigore la Convenzione sulla diversità biologica ha ottenuti risultati notevoli, dall’incremento delle aree e delle specie protette, all’adozione del Protocollo di Cartegna sulla bio sicurezza e del Protocollo di Nagoya sull’accesso alle risorse genetiche e l’acqua, condivisione dei benefici derivanti dal loro utilizzo, fino alla creazione ed attuazione di strategie e piani di azione nazionali ed internazionali per la conservazione della biodiversità. In ecologia con il termine biodiversità si intende la variabilità tra gli organismi viventi all’interno di una singola specie (diversità genetica), fra specie diverse e tra ecosistemi; coniato per indicare la varietà di vita sulla Terra la  diversità biologica presente oggi sul nostro pianeta è il frutto di miliardi di anni di evoluzione, influenzata da processi naturali, ma ormai sempre più spesso anche dall’intervento dell’uomo.

Secondo Cristiana Pasca Palmer, segretario della Convenzione sulla diversità biologica, la biodiversità starebbe registrando un continuo declino in tutte le regioni del mondo. “La perdita di natura – ha detto – aggrava altre sfide globali come il cambiamento climatico, la sicurezza alimentare e idrica, la salute pubblica e può potenzialmente portare a conseguenze catastrofiche per l’esistenza umana”. Il riscaldamento globale rappresenta probabilmente la minaccia più importante e facilmente visibile  fra quelle individuate come incombenti sulla biodiversità, considerato che variazioni di temperatura anche minime possono condurre a trasformazioni irreversibili di danno ambientale andando ad  innescare fenomeni imprevedibili e difficilmente quantificabili in un lasso temporale a breve/medio termine biodiversità è che  influiscono significativamente sulla diversità biologica causando anche fenomeni di estinzione di specie o comunità e profonde modificazioni nella strutturai degli ecosistemi. Alcuni esempi noti sono quelli  relativi  all’elefante africano (stroncato dal bracconaggio alla media di 20.000 esemplari l’anno per l’avorio),  delle  giraffe (i più alti animali esistenti sono a rischio di estinzione come  sancito dai biologi dell’ Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) il cui numero si è ridotto del 40 per cento in 30 anni e del ghepardo (la scienza considera irreversibile l’estinzione degli ultimi 100 individui della popolazione asiatica e ad un passo quella dei 10mila che ancora sopravvivono nel continente africano.

Oltre alla perdita di habitat e al bracconaggio, un altro fenomeno che  minaccia la biodiversità è la diffusione incontrollata delle specie aliene invasive che ,oltre a mettere a rischio le specie autoctone locali, rappresentano un fenomeno con costi sociali ed economici che ammonterebbero a 12 miliardi di euro l’anno sono nell’Unione Europea. Esempi lampanti sono quello della Vespa velutina o calabrone asiatico (insetto alieno predatore di api e altri impollinatori che, dopo la penetrazione in Liguria di ponente e Piemonte meridionale e centrale si sta spingendo sempre più verso il Veneto (la Lombardia e l’Emilia) e dell’Aedes albopictus o zanzara tigre (i primi esemplari riprodotti in Europa sono stati ritrovati a Laç nell’Albania settentrionale nell’agosto 1979 mentre, in  Italia, fa la sua comparsa intorno agli anni ’90  attraverso il commercio di pneumatici usati importati da un’azienda genovese in rapporti commerciali con paesi extraeuropei, tra i quali il Giappone e gli Stati Uniti). Guardando ai mari europei, il Mediterraneo sarebbe il più colpito dal fenomeno delle specie invasive che, attraverso il Canale di Suez  sono passate  dall’ecosistema tropicale  del Mar Rosso  al Mediterraneo registrando  un numero di specie marine aliene  più che raddoppiato tra il 1970 e il 2015. La conservazione della biodiversità è uno degli obiettivi che ogni responsabile del bene pubblico deve porsi in modo prioritario “Wilson 1988” e costituisce un requisito indispensabile per il successo a lungo termine del turismo in generale e dell’eco-turismo in particolare.

Riconoscere la grande importanza del paesaggio e della biodiversità per il turismo fornisce una ragione politica ed economica in più per perseguire la conservazione della biodiversità, la protezione della natura ed arrestare questo grave declino dell’integrità biologica del pianeta attraverso una responsabilità  condivisa che miri proprio alla tutela degli ecosistemi, con azioni coordinate all’interno del settore turistico e tra il turismo e altri settori.Non è solo una questione di attività che si possono praticare – biowatching (birdwatching, butterflywatching ecc.) trekking, cicloturismo – ma è una filosofia che implica il superamento del concetto di turismo come consumo intraprendendo  un viaggio esperienziale in cui il soggetto si confronta con la natura ed il luogo ove soggiorna  cercando  di esprimere il meglio di se stesso senza danneggiarla  diventando cittadino “per un giorno” del luogo ove dimora “ecoturismo esperienziale”.

Un articolo di Andrea Casarini 

Fotografie di ©casarini.66